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Ferrara, girava con la Beretta carica ma la sua licenza era scaduta

L’uomo scoperto nel corso dei controlli della polizia sulla detenzione di armi. Aveva anche omesso d'informare la Questura sul cambio d'indirizzo

FERRARA. Portava con sé un’arma carica, una Beretta calibro 9 con tredici colpi, pronta all’uso, e un caricatore con altre tredici munizioni. Ma il suo porto d’armi per difesa personale era scaduto da quasi tre anni, e se questo non bastasse aveva portato la pistola in treno, circostanza vietata (così come in aereo o allo stadio o in occasione di manifestazioni) anche in possesso di una licenza di polizia valida. Non solo: nel frattempo era tornato a vivere dai genitori, dopo la separazione dalla compagna, ma non aveva comunicato alla Questura il cambio di indirizzo, cosa che avrebbe dovuto fare anche come semplice detentore di arma, dato che le autorità devono sempre sapere dove viene conservata ogni arma denunciata.

I controlli


Una sfilza di reati, quelli contestati a un 47enne ferrarese che una decina di anni fa aveva chiesto e ottenuto il porto d’armi per uso personale (che consente di portare con sé l’arma, pur con alcune limitazioni) a causa dell’attività professionale che svolgeva allora.

La licenza era scaduta nel 2017 ma lui, che nel frattempo aveva cambiato lavoro, non si era preoccupato di rinnovarla, continuando a portare con sé la Beretta carica. Una situazione di illegalità emersa e denunciata grazie ai controlli svolti dall’Ufficio polizia amministrativa della Questura, anche in osservanza delle norme più restrittive introdotte a fine 2018 e che impongono a tutti i detentori di presentare ogni cinque anni certificati medici rilasciati dall’Asl o da altri specialisti privati che confermino il possesso dei requisiti psicofisici per detenere un’arma.

L’operazione che ha portato a scoprire la detenzione abusiva è stata illustrata dalla dirigente dell’Ufficio, Emanuela Napoli, affiancata dal vicecommissario Andrea Trombetta, dall’ispettore superiore Edmondo Cirelli e dall’assistente capo coordinatore Andrea Santi.

Le bugie

Contattato per la verifica, l’uomo, ben consapevole delle sue mancanze, ha mentito sostenendo che l’arma e le munizioni erano conservate in cassaforte a casa della ex. Circostanza smentita dai fatti: della pistola non c’era traccia mentre le munizioni erano a casa dei genitori, in un armadio e in mezzo ai vestiti, in violazione di ogni norma sulla custodia. Gli ispettori hanno così atteso l’uomo al varco, in stazione, appena sceso dal treno. Con sé aveva l’arma, carica, portata nel marsupio apposito che la rende pronta all’uso. La Beretta e le munizioni sono state sequestrate e all’uomo è stata contestata una serie di reati penali e amministrativi: porto abusivo di armi (pene dai 2 ai 10 anni), aggravata dal possesso in stazione, mancata comunicazione del cambio di indirizzo di detenzione, e omessa custodia. Circostanze che impediscono il rilascio di altre licenze di porto d’armi, perché è venuto meno un requisito fondamentale: l’affidabilità.

A questo mirano i controlli sulla detenzione di armi che si svolgono a tappeto sul territorio comunale (polizia di Stato) e provinciale (carabinieri) e che nel corso del 2019 hanno già portato a un centinaio di revoche per motivi che vanno da abusi di alcol e sostanze, episodi di aggressività o il venire meno di requisiti psicofisici, come accertato dalla Commissione mediche speciali a cui le forze dell’ordine segnalano casi da vagliare. Non meno importanti le verifiche anagrafiche legate ai decessi. Con un avviso agli eredi di detentori o collezionisti di armi: il passaggio non è automatico, come avviene con altri beni, ma va sempre avvisata la questura, sia se si desidera conservare l’arma, sia che la si voglia rottamare o donare a un museo. —

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