Contenuto riservato agli abbonati

Venticinque arresti per droga, indagini anche nel Ferrarese

I carabinieri hanno sgominato una banda che spacciava anche nel Delta. Intercettati assuntori di Goro e Mesola, uno evoca l’amico morto di overdose

GORO. «Se ci fermiamo noi, nel litorale veneto e anche nell’intero Delta del Po non si sniffa più». . Dicevano questo, nelle intercettazioni, alcuni tra gli indagati dell’operazione “Tsunami”, che ieri ha portato i carabinieri di Chioggia a eseguire 25 misure cautelari nei confronti di persone coinvolte in un giro di spaccio di cocaina, hashish e marijuana nella località veneziana, ma che ha avuto diramazioni logistiche anche nel Ferrarese come si legge nelle trascrizioni delle intercettazioni registrate dagli inquirenti in questi anni per sgominare la banda. Non solo Veneto quindi ma anche azioni di spaccio che hanno sconfinato anche nella provincia ferrarese, e per questo le perquisizioni effettuate anche nel Delta.

Un rapporto dettagliato che ha convinto la magistratura veneziana a prendere provvedimenti. Diciotto persone sono finite in carcere, 5 ai domiciliari, una è stata colpita da un obbligo di dimora e un’altra da un divieto di dimora in provincia di Venezia.


L’indagine

Gli investigatori ritengono che nel periodo delle indagini, cominciate a settembre del 2017 e terminate nel febbraio 2019, il gruppo abbia venduto circa 70 chili di cocaina, 150 di marijuana e 35 di hashish. La droga arrivava via auto tramite corrieri dalla Slovenia, veniva depositata in un magazzino a Chioggia e successivamente divisa tra i piccoli spacciatori che la piazzavano in un mercato piuttosto fiorente. Gli indagati, nel periodo delle indagini, avrebbero accumulato un guadagno di circa 7 milioni di euro.

Ed è proprio questa cifra che il Gico della guardia di Finanza di Venezia sta cercando di recuperare eseguendo un sequestro preventivo di denaro, immobili (di cui uno anche a Tenerife), quote societarie e attività commerciali come ristoranti e locali grazie ai quali gli indagati avevano ripulito i guadagni. L’operazione “Tsunami” ha interessato le province di Venezia, Padova, Rovigo, Ferrara, Treviso e Torino. Oltre 250 i militari impegnati in 75 perquisizioni domicilia che sono scattate all’alba e che hanno visto impegnati i carabinieri anche in alcuni paesi del Basso Ferrarese, con controlli effettuati a Goro e a Mesola, a casa di due persone considerati assuntori.

Nel Ferrarese

Tra le registrazioni delle intercettazioni compare un dialogo tra uno degli arrestati e un residente di Goro che deve pagare 1.400 euro a uno dei principali indagati dell’operazione. Mentre parlano dei soldi da consegnare per lo scambio, il gorese si lascia scappare nella telefonata captata l’8 settembre 2017 affermazioni che tradiscono il riferimento all’oggetto del debito “mamma mia quanti sono, quanta cocaina” e spiega anche di aver cessato l’uso e il consumo dello stupefacente in seguito alla morte di un amico di Ferrara dopo che lo stesso aveva consumato stupefacente acquistato dai marocchini. “Ti spiego una cosa, sono quarantasette giorni che non tocco più niente neanche un tiro, da quando è morto un mio amico mi è morto un mio amico”.

Nell’intercettazione registrata il 28 febBbraio 2018 si fa uno specifico riferimento a Mesola, come luogo di incontro e di interscambio di sostanze stupefacenti tra i componenti della banda. “Che di ia ne ho un pacco( ndr. marijuana) a casa mia per lui che se lo smezza( ndr. fare dosi). Però il tipo ne ha, ne ha, ma quanto ci vuole, devo fare parecchia strada, venti minuti infatti va fino a Mesola qua”. E in un altra intercettazione si sente che uno degli indagati sta per recarsi all’appuntamento per la cessione di droga, mentre sta tornando da Ferrara. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA.