«Anna è stata investita da quell’ambulanza: vi racconto perché non è più tornata a casa»

La tragedia, poi il processo: Daniele Fabbri, papà della ragazzina morta a Ferrara in corso Giovecca nell'aprile del 2017, ha riletto gli atti e riflette su ciò che è successo affinché non accada più 

FERRARA.  Ha letto e riletto gli atti, seguito il processo, cercato di capire perché sua figlia Anna, 13 anni, è stata investita e uccisa da un’ambulanza in servizio: Daniele Fabbri, il papà, racconta alla città perché quel giorno sua figlia non è più tornata a casa.

È difficile sopravvivere ad un figlio. Devi rassegnarti all’assenza e ad invecchiare conservandone l’immagine congelata nel tempo. Elaborare il racconto di quella vita sospesa può aiutarti. Ma le circostanze che hanno portato alla morte di mia figlia, le vicende giudiziarie e il dibattito che ne sono seguiti mi stanno distogliendo da quella elaborazione. Vorrei quindi liberarmi di ciò che in quel racconto non trova posto.


Sabato 8 aprile 2017. C’è il sole, 22 gradi, è primavera. Anna esce di scuola (la Dante) intorno alle 12.30 per rincasare in bicicletta. L’aspettiamo per il pranzo. Il telefonino è nello zaino e le cuffiette, come sempre, a casa. Tra 1 mese e mezzo farà 13 anni. È alta 1 e 60, 15 cm meno della mamma, non ha seno ed “è ancora bambina”. È bella e simpatica, ottima salute, brava a scuola. Ha tante amiche, gioia di vivere e voglia di fare. Rispettosa e molto organizzata, piace a tutti gli adulti che la conoscono. Siamo molto orgogliosi di lei. Poche ore dopo, di lei dicono: «indisciplinata, maleducata, stupida, cervello scollegato, zoccola». I medici sentenziano: «è in condizioni disperate»; l’indomani chiedono se vogliamo donare i suoi organi. Ma non avevi detto: «A dopo Papiddu! » ?

Alle 12. 20. A. M. , autista-soccorritore volontario in Croce Rossa, prende servizio in Cisterna del Follo sulla postazione Fe04 insieme alla collega A. B. : lui è volontario in Croce Rossa Italiana da oltre 11 anni, abilitato da 4 alla guida in emergenza-urgenza ai sensi del Testo unico patenti Cri. Dopo oltre 2000 ore in servizio al 118, ha molte volte messo in pratica quanto prescritto dalle norme (T. U art. 111, 2° comma): “quando attraversano incroci con semaforo rosso i conducenti in emergenza devono ridurre particolarmente la velocità, fino a fermarsi se necessario e riprendere la marcia solo dopo essersi accertati che gli altri utenti abbiano messo in atto tutte le misure utili a consentire il transito del veicolo Cri, in condizioni di sicurezza”.

Sono le 12.30. Una signora chiama allarmata il 118: «mio marito sta morendo, borbotta, non dice niente, venite subito». Il marito ha 93 anni. Diventa “codice rosso neurologico”. Da protocollo si inviano automedica (con medico a bordo) e ambulanza per il trasporto in ospedale. Alle 12.32 la centrale incarica Fe04 e l’automedica. L’automedica accoglie l’invito in 5 secondi: arriverà sul target in meno di 4 minuti. L’ambulanza Fe04 si muove oltre 3 minuti dopo l’invito, con questi input: “rosso neurologico”, maschio, 93 anni, indirizzo, automedica che precede, sirene e lampeggianti autorizzati. Si parte: svolta su Alfonso d’Este, rotonda di via Caldirolo, sottopasso, Prospettiva. Fin qui Fe04 procede con prudenza: 770 metri in 1 minuto e 20,35 km/h di media. Passata la Prospettiva un intralcio la rallenta di 6 secondi. Da questo momento l’autista abbandona la prudenza. L’intralcio successivo arriverà 14 secondi dopo: mia figlia. Senza quei 6 secondi, oggi potrebbe essere viva. Fe04 supera il vecchio pronto soccorso a 62 km/h e affronta il primo incrocio semaforico: Giovecca con Bassi-Mortara.

In direzione Castello le due carreggiate sono occupate da lunghe colonne di veicoli fermi al rosso. In direzione opposta almeno 3 auto, forse motociclisti in motoraduno. Da Mortara sta arrivando il bus numero 7. E poi almeno una quarantina di passanti, a piedi e in bici, in prossimità dell’incrocio. È l’ora di uscita da scuola, e il Vergani, la mensa universitaria e la Dante sono nei paraggi.

In via Ugo Bassi. Da via Ugo Bassi sta arrivando Anna. L’equipaggio decide di procedere contromano, superare i mezzi incolonnati e rientrare sulla corsia di marcia disegnando una manovra ad S. Anna interrompe quel disegno: si affaccia da Bassi, percorre 9 metri e viene travolta. Sono le 12.37: il suo corpo vola contro un’auto parcheggiata sul lato opposto di Giovecca e cade al suolo all’altezza del civico 187/A, circa 17 metri dal punto in cui è fuoriuscita da via Bassi. La “tragedia” si compie. Una foto su Estense. com (ora agli atti del processo)la ritrae a terra, persone intente a soccorrerla, l’ambulanza che l’ha travolta parcheggiata accanto a lei. Un’immagine dalla compostezza agghiacciante. Alle 13.10 il presidente della Cri di Ferrara è sul luogo, intento a telefonare. È accorso per dare sostegno ai suoi “ragazzi”, il fatto è gravissimo e unico. Ricorda il caso Christian De Rossi, Bolzano 1997: anche allora un volontario Cri bucò un rosso, Christian era in scooter.

Niente cuffiette. Alle 13.14, A. B. è prona sull’asfalto, intenta a cercar cuffiette. Senza successo. I cronisti presenti colgono la suggestione e ci fanno il pezzo: sirene + cuffiette = la vittima è colpevole. Si diceva dello slalom. Le ambulanze hanno allestimenti pesanti e baricentro alto, lo slalom dal contromano non si può fare a velocità elevata: potresti ribaltarti. E poi il semaforo su Giovecca è rosso e su quell’incrocio “chiuso” (così li classificano nei manuali) non hai visione del traffico in uscita dalle laterali. 1 ora e 10 minuti dopo aver travolto mia figlia l’autista A. M. dichiara: «Non ricordo che luce proiettasse il semaforo in quel momento». Se non hai visto il verde pedonale su Giovecca, allora su Bassi e Mortara può esserci verde e un’auto uscirne in direzione Prospettiva: frontale assicurato. Non occorrono addestramento o esperienza, bastano buonsenso e istinto di conservazione: rallenti fino a r fermarti, controlli e riparti.

La manovra ad S. Se quella S la fai ad alta velocità significa che qualcosa ti ha fatto dimenticare tutto: ma a quale velocità si muovono i protagonisti, quanto dura la scena? La questione passa ai consulenti. Ne vengono coinvolti 4. Il perito del giudice trae le conclusioni: Anna viaggia alla media di 18 km/h, e Fe04 la travolge ai 43 km/h approcciando l’incrocio ai 60. Per fissare quei 43 km/h usa 3 metodi alternativi sfruttando gli indizi disponibili: quella valutazione è attendibile. Il perito fissa anche il punto in cui l’autista avrebbe visuale sulle laterali. Sarebbe prudente arrivarci ai 30 – 32 km/h per arrestarsi in 11 – 12 metri: significa perdere 3 secondi. A. M. ci arriva ai 60, tanti saluti ai protocolli! Ma è la velocità di Anna che fissa la durata della scena: Fe04 arriva all’incrocio, lei sbuca, fa 9 metri, l’ambulanza la travolge. Il tutto in 1 secondo e 8, il tempo di fare 9 metri ai 18 km/h. Troppo tardi per evitarla. Il perito afferma e il giudice accoglie che Anna attraversa con il verde pedonale: 7 “voci” agli atti riferiscono sulla luce semaforica: 2 “non so”, 3 “verde pedonale”, 2 “verde per lei”.

Un ragazzo passa prima. L’ottava è quella di un diciassettenne che 5 ore dopo il fatto “confida” ai social: «ero davanti a questa povera ragazza io stesso con la bicicletta, il semaforo era giallo e NON ho sentito le sirene». È suo il maiuscolo. Sentito poi dalla Polizia municipale offre una versione attenuata. Nessuno gli chiede se ha attraversato da Bassi verso Mortara. Sarebbe fondamentale: il ragazzo sbuca, poi sbuca lei, sfilano dritto davanti a Fe04. Lui parte prima e si salva, lei dopo, finisce travolta. Le foto dell’autopsia dicono che Anna va in diagonale: Fe04 la investe sulla ruota posteriore mentre correva verso il Castello. E la sua velocità, quei 18 km/h? Il metodo usato dal perito dipende da questa valutazione: Anna, urtando il cofano, fa deviare l’ambulanza di 2 decimi di grado. Fissarlo equivale a dire la durata della scena. La nostra coscienza di adulti patentati automuniti è ridotta all'angolo. Per il giudice, però, hai commesso due infrazioni: sei passata col verde pedonale e non ti sei fermata alle sirene.

Perché lo hai fatto? Ne riparliamo, ma non ora, tanto non puoi più scappare: “Papiddu? Fidati, torno presto».

Daniele Fabbri