«Contro l’odio on line nessuna indifferenza Risarcimenti e scuse»

Marzia Marchi aveva querelato sette tifosi della Spal Uno si è pentito e ha pagato: contro di lui denuncia ritirata

«La prego di voler accettare le mie più sincere scuse». Parole che esprimono rammarico e dispiacere, rivolte alla persona invitata su Facebook a «impiccarsi ai suoi amati alberi». Invito, condito anche da insulti, uscito dalla penna incontinente di un tifoso della Spal poi querelato. La promotrice dell’azione legale è Marzia Marchi, 57 anni, insegnante del Centro per l’Istruzione degli Adulti (Cpa), giornalista, esponente di Legambiente.

Nell’estate del 2016 si presentò alla stampa legata a un tiglio, poi abbattuto assieme a 16 bagolari durante i lavori di espansione dello stadio Mazza. «Non era una dimostrazione contro i tifosi nè contro la Spal – ricorda Marzia Marchi - ma un atto per evidenziare che quelle piante potevano essere salvate, come poi è avvenuto per altri alberi che sono ancora al loro posto. Allora quel gesto scatenò l’odio di persone che ho citato davanti al giudice».


L’accordo legale

Assistita dall’avvocato Vasco Sisti, Marzia Marchi ne ha querelate sette, accusate di istigazione al suicidio e insulti sessisti. Una di queste, lo scorso gennaio, ha scritto una lettera di scuse che ha recapitato alla parte lesa: «Non era mia intenzione diffamarla, colpevolmente non ho pensato alle conseguenze della mia condotta. Riflettendo poi su quanto è accaduto, mi sono reso conto solo a condivisione ormai avvenuta, del senso di indignazione che Lei avrebbe potuto provare (e che giustamente e legittimamente ha provato) dinnanzi ai contenuti lesivi della sua onorabilità presenti nella frase che ho scritto».

L’uomo a gennaio ha versato un risarcimento e inviato la lettera di scuse alla controparte prima di ottenere la remissione della querela. «Quella persona mi ha contattato direttamente, poi attraverso il suo legale per spiegarmi la sua situazione familiare - racconta Marzia Marchi - Ne ho tenuto conto, per quella persona il processo rischiava di trasformarsi in un dramma familiare. Ma senza le scuse, un’assunzione pubblica di responsabilità e il risarcimento non avrei mai ritirato la denuncia».

L’avvocato Cathy La Torre, una delle promotrici della campagna nazionale “Odiare ti costa” contro il veleno, gli insulti e le minacce degli “haters” in rete, ha annunciato l’iniziativa, l’anno scorso, proprio mentre Marzia Marchi convocava la stampa a Ferrara per illustrare le ragioni che l’hanno spinta a denunciare i tifosi da cui è stata presa di mira dopo un post pubblicato da un “social” satirico. «Ammiro l’impegno di Cathy La Torre, io sono mossa dalle stesse motivazioni - conclude Marzia Marchi - È importante che le persone oggetto di odio abbiano un riferimento per tutelarsi e far valere le proprie ragioni. Il “branco” dà forza e chi ne è vittima può avere la vita distrutta da quelle parole e insulti. Bisogna aumentare il livello di consapevolezza, anche tra chi partecipa alle scorribande dell’odio on line e sdogana comportamenti brutali che fanno male allo sport e alla vita politica della città».

Gi. Ca.

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