Coronavirus, in Veneto il primo morto. Grave 38enne in Lombardia: ha parenti a Mesola

Nel Padovano deceduto 78enne. In Lombardia 15 contagiati, due treni fermati per casi sospetti

MILANO. C’è il primo morto di coronavirus in Italia. Si tratta del più anziano dei due contagiati registrati nel Padovano. Il decesso è avvenuto ieri sera intorno alle 23 in ospedale. L’uomo di 78 anni, originario di Vo’ Euganeo, era entrato in reparto insieme a una donna di 67 anni. Sono stati ricoverati 15 giorni fa all’ospedale di Monselice. Il decesso ha alzato ulteriormente l’allarme a Padova e in tutto il Veneto. In 5 giorni verrà sgomberato tutto l’ospedale e verrà praticato l’esame con il tampone a tutti i degenti della struttura. I familiari del deceduto presenterebbero tutti sintomi compatibili. Per oggi è prevista la convocazione di un tavolo di crisi a Padova, probabile anche la presenza del premier Conte.

Il. governatore del Veneto, Luca Zaia, ha chiesto di poter utilizzare i termoscanner.. In Lombardia invece quindici contagiati in poche ore, più focolai e dieci comuni completamente isolati: nemmeno i treni potranno fermarsi. La regione si scopre epicentro italiano del coronavirus e cerca delle contromisure drastiche. Non è un giallo né una sorpresa ma, come ha spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza, «solo qualcosa che sapevamo sarebbe successo. E per il quale siamo attrezzati».

In Lombardia inizia tutto un mese fa, il 21 gennaio, quando il Covid_19 – questo il nome dato dall’Oms al virus – non aveva ancora questa diffusione e non erano neanche partiti i controlli agli aeroporti. Lui, italiano, il «paziente zero», torna dalla Cina, apparentemente senza sintomi. E senza sintomi continua a vivere per le settimane successive. Tanto che quando lo raggiungono gli esperti dell’Ospedale Sacco di Milano, centro deputato alla gestione del virus, lo scoprono «negativo»: forse gli è già passato. Ma in quelle settimane il «paziente zero» incontra «cinque o sei volte» un suo amico, M. Y. M. , 38 anni, nato a Castiglione d’Adda ma residente a Codogno, che a breve diventerà padre. Il 38enne, che in questa storia diventa il «paziente indice» e ha parenti a Mesola, nel Ferrarese, cena più volte con il manager «paziente zero» in zona Codogno. E proprio all’ospedale locale finisce M. Y. M domenica scorsa per una influenza. Ma non dice che nelle settimane precedenti ha incontrato l’amico tornato dalla Cina e così l’ospedale lo rimanda a casa: «È solo febbre».

Ma la febbre non passa, anzi, aumenta e così qualche giorno dopo la moglie, incinta di otto mesi, lo riporta in ospedale quando il marito è già in condizioni critiche. E lì, la donna, V. S., ricorda che in effetti il marito aveva incontrato un amico rientrato dalla Cina. L’uomo finisce ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Codogno. E le sue condizioni sono così «gravi» che l’equipe mandata dall’ospedale Sacco di Milano ha deciso che non era il caso di trasportarlo a Milano. Nelle tre settimane passate tra gli incontri con il manager rientrato dalla Cina e il suo ricovero in ospedale, avvenuto la sera del 19 febbraio, il 38 enne ha semplicemente vissuto: è andato al lavoro all’Unilever di Casalpusterlengo, ha cenato fuori, ha corso due maratone con il suo team di podistica, il «Gruppo Podistico Codogno’82» – una il 2 febbraio tra Santa Margherita Ligure e Portofino, e una il 9, la «prima Marcia de Busaroche» a Sant’Angelo Lodigiano –, giocato a calcetto sabato 15 con gli amici e frequentato, lo stesso giorno, il corso della Croce Rossa. E così, è entrato in contatto con centinaia di persone. Alcune delle quali hanno iniziato ad ammalarsi. La prima è la moglie, ricoverata, ma in buona salute, al Sacco, che nelle prossime ore potrebbe essere sottoposta a cesareo. Poi l’amico che con il 38 enne aveva corso le maratone. Lui è figlio di un barista: è così che tre frequentatori del bar, tra i 70 e gli 80 anni, si ammalano anche loro. E ieri, in serata, i contagiati passano dai 6 della mattina a 15: i nuovi 9 contagiati sono 5 addetti del personale sanitario, 3 pazienti della struttura e un altro residente a Cremona, che quindi confermerebbe la presenza di un altro focolaio. A differenza di tutti gli altri, infatti, l’ultimo contagiato non è entrato in contatto con il «paziente indice».

Il team messo in piedi da Regione Lombardia ha già fatto il tampone a 120 dipendenti dell’Unilever (sono 160 in tutto) e 149 persone tra cui 70 tra medici e infermieri e personale sanitario che sono entrati in contatto con il 38 enne. In più, 250 persone sono state messe in isolamento. In serata due treni sono stati bloccati nelle stazioni di Lecce e Milano perché a bordo c’erano due casi sospetti di coronavirus. Si tratta di un Italo da Milano per Torino e di un Frecciarossa in partenza dal capoluogo salentino. In entrambi i casi c’era un passeggero con sintomi influenzali.

Regione Lombardia, con la Protezione Civile guidata dal commissario per l’emergenza del Coronavirus Angelo Borrelli, ha individuato due strutture militari in cui nelle prossime ore potranno essere portati i contagiati in isolamento: il centro ospedaliero militare di Baggio a Milano e un altro centro a Piacenza, per un totale di 180 posti.

E mentre Rai e Mediaset chiedono ai giornalisti che si sono recati nella zona del lodigiano di fare 14 giorni di quarantena, il ministro Speranza e il governatore Fontana hanno firmato l’ordinanza per dieci comuni e che coinvolge 50 mila abitanti tra Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e San Fiorano.

Sono sospese le manifestazioni pubbliche. In più, sono chiuse le attività commerciali, le scuole e non si possono usare i mezzi pubblici, neanche i treni. L’assessore al Welfare, Giulio Gallera, non sapendo ancora quale evoluzione avrebbero avuto i primi tre contagiati aveva invitato ieri mattina «tutti i cittadini di Castiglione d’Adda e Codogno (circa 30 mila persone, ndr) a rimanere a casa e a evitare contatti sociali». La situazione, poi, è solo peggiorata.–

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