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Numeri in crescita per Ferrara Fiere “Liberamente” va ma entra “Sealogy”

Il presidente Parisini: puntiamo sui marchi di proprietà Ricavi 2019 a quota 2,8 milioni, +40% in quattro anni 

FERRARA. L’addio a Liberamente, il salone del tempo libero nato e cresciuto a Ferrara ma da quest’anno trasferito a Bologna, è un «dispiacere», che però non pregiudica il bilancio di una società fieristica «cresciuta in quattro anni del 40% in termini di ricavi e ha consolidato gli appuntamenti legati al territorio». A tirare le somme dell’attività del quartiere fieristico di Ferrara è Filippo Parisini, presidente di Ferrara Fiere, la società gestrice che al 51% di proprietà di Bolognafiere. Parisini, il cui mandato scade in aprile, con l’approvazione del rendiconto 2019, anticipa qualche cifra e tratteggia un bilancio dove le luci superano di molto le ombre, anche se la chiusura dei conti dipende da variabili ancora non del tutto definite.

Addii e novità. Il salone del tempo libero ha inanellato a Ferrara ben 16 edizioni ed era uno dei saloni consumer più affermati, con visitatori provenienti dal Veneto, Lombardia e Romagna. «Dispiace sicuramente perderlo - ribadisce Parisini - ma gli organizzatori di Multimediatre hanno fatto la scelta di crescere in spazi doppi rispetto a quelli che avevano a disposizione qui, e Bologna se la gioca con Milano per la supremazia nazionale. Detto questo, bisogna ricordare che per noi si trattava di una commessa complessivamente da 50mila euro. Il nuovo salone dell’economia del mare, Sealogy, che lanciamo quest’anno con un marchio di proprietà, vale da solo 300mila euro». Ferrara Fiere punta molto su questo esordio, che dal 6 all’8 marzo porterà in città la filiera dell’economia legata al mare dell’Alto Adriatico, con forti interconnessioni europee, «è un comparto con grandi potenzialità, basti pensare alle attività legate alla diffusione della plastica nel ciclo alimentare» evidenzia il presidente.


Viene messo, Sealogy, sullo stesso piano di FuturPera, altro prodotto ferrarese, anche se in questo caso di produzione esterna. Tra le altre novità c’è in primo piano il service con Unife per ospitare i corsi di 2mila matricole di Biotecnologie, al quale si aggiunge quest’anno il Carrier day, ai primi di giugno. Chiudono il cerchio delle “creature” di Parisini due fiere esterne, Tatoo-moto e Ricambistica auto-moto, con l’appendice di Lugo, dove Ferrara Fiere organizza Biennale.

Sul piatto delle rinunce rischia di finirci il Balloon Festival, «con l’edizione di quest’anno si chiude il nostro contratto e capiremo cosa succederà, siamo a disposizione anche se dipende dagli organizzatori», fa presente Parisini: l’orientamento sembra quello di levare le tende.

In difesa. Due rassegne che rappresentano la spina dorsale dell’offerta fieristica di Ferrara, cioè Remtech e Restauro, periodicamente sono al centro di voci su possibili “scippi”. «A me non risultano problemi di questo tipo, la prossima scadenza di Restauro è il 2021 ed è confermata» è la blindatura del presidente, anche oltre l’orizzonte del proprio mandato, il cui rinnovo dipende da tutti i soci.

Numeri e incognite. Il bilancio 2019 è ancora da chiudere ma Parisini anticipa la cifra dei ricavi, «ci attesteremo sui 2,8 milioni di euro, contro gli 1,7 del 2016, all’inizio del mio mandato. Si tratta di una crescita molto consistente (oltre il 60% computando però l’intero FuturPera, ndr), e bisogna tener conto del fatto che il 2017 e il 2018 in particolare sono state annate difficili per via dei lavori post-sisma al quartiere fieristico». A questo proposito c’è da sottolineare anche Ferrara Fiera non ha ancora incassato una quota del finanziamento pubblico a copertura dei 4,5 milioni di euro investiti: dai tempi e modalità di arrivo di questi fondi dipende la chiusura del bilancio. —

Stefano Ciervo

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