Argenta, fu aggredita da Igor e ora è morta in ospedale: «Non si è più ripresa»

Bando, il killer nel 2010 minacciò la coppia nella loro casa con l’accetta. Il marito sconvolto: da allora l’incubo è tornato ogni notte, per entrambi 

ARGENTA.  «Non ha mai dimenticato Igor: mai e poi mai. Anche recentemente, bastava che per televisione mandassero la foto o le riprese dalla galera in Spagna per farla piangere di nuovo». A parlare è Gianpaolo Perin, marito di Luciana Garelli, la donna morta nei giorni scorsi all’ospedale di Cona all’età di 59 anni che si trovò nell’ottobre 2010, Igor Vaclavic nella sua casa con l’accetta in mano.

Ieri, in duomo ad Argenta, si sono svolti i funerali della donna. Un rito funebre celebrato dal don Giuseppe Negretto, parroco di Bando, la frazione dove fu residente la famiglia Perin in via Vanzume, proprio fino a pochi giorni dopo il tentato assalto alla loro abitazione.


«Costretti a spostarci». Da allora, proprio per far stare tranquilla la moglie, Gianpaolo decise di lasciare quella casa in aperta campagna e andarono ad abitare in centro ad Argenta.

«Quando sono andato a trovarla all’ospedale di Cona – ha raccontato don Negretto durante l’omelia – ho visto una donna dagli occhi belli, puliti che ispiravano alla vita e alla speranza». Una speranza che invece si è fermata all’età di 59 anni e, purtroppo, con il costante ricordo di Igor che spingeva dietro la porta di casa. Terminato il rito funebre e prima che la bara venisse trasportata al cimitero di Argenta, Gianpaolo, attorniato da parenti e amici che costantemente lo sostenevano moralmente con parole di conforto, ebbene, Gianpaolo racconta senza tentennamenti cosa successe da quel maledetto giorno.

L’incubo. «Da allora mia moglie non ha avuto più pace – precisa –. Abbiamo fatto di tutto per tranquillizzarla ma niente. Quell’uomo ha avuto perfino il coraggio di scrivermi poche righe per scusarsi, dicendo che non voleva farci del male ma aveva solo fame. Capito che coraggio ha avuto? E io, per la rabbia, l’ho buttava via, perché non volevo nulla di lui anche se oggi rimpiango di averla strappata».

Giorni di paura. Quelli erano i tempi in cui Igor Vaclavic girovagava per le campagne tra Argenta e Bando armato di accetta. Rapinò il sindaco Antonio Fiorentini davanti a casa a Boccaleone, tentò di rapinare una signora in via Cantalupo, poi un’aggressione ad un’altra persona in via Canove, dove si fece consegnare il portafoglio, mentre in via Vanzume, nella casa di Perin, Igor infilò l’accetta fra le due porte con il chiaro tentativo di entrare: lui spingeva da fuori contro la porta e dentro Gianpaolo e la moglie Luciana cercarono di resistere per non farlo entrare.

È bastato mollare un attimo e l’accetta è caduta sulla coscia della gamba di Gianpaolo, ferendolo. «Da quel giorno, per me e mia moglie non c’è stata più pace, lei non si è più ripresa e io nemmeno. L’incubo torna tutte le notti». E non aiutò di certo a tranquillizzarli una lettera di scuse per un’intrusione con un’accetta... Adesso Igor Vaclavic è in carcere in Spagna, ma Luciana Garelli non c’è più e non saprà mai che fine farà quell’uomo. —

Giorgio Carnaroli

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