«Ferrara è una città viva e non solo Gad. Abbiamo lavorato sodo perché sia più sicura»

Il questore Giancarlo Pallini parte e traccia un bilancio del suo mandato. Il contrasto al tifo “malato”, ai locali irregolari, alla violenza e allo spaccio 

FERRARA.  Dai bidoni della spazzatura rovesciati a terra su una strada della zona Gad ai 25mila spettatori che lasciano soddisfatti il Jova Beach Party, dai locali pubblici sanzionati perché non rispettano la lagge agli spacciatori finiti nel mirino di una grande operazione antidroga. Il “diario” di Giancarlo Pallini, due anni e tre mesi passati al piano più alto della questura di Ferrara, contiene queste immagini e molte altre. Oggi lascia la città estense per trasferirsi ad Ancona. «Ferrara è un luogo vivo e vivace, ha attorno un territorio che non conoscevo e che purtroppo ho potuto visitare solo in parte - commenta Pallini - Sono arrivato qui da Macerata, che è più piccola, e ho trovato una realtà interessante e molto articolata. Sindaci disposti al dialogo e alla collaborazione, ma ringrazio anche chi mi ha preceduto per avermi consegnato una realtà improntata a rapporti costruttivi».

Tante iniziative, ma anche tanti impegni. «Qui si organizzano eventi di livello e il dialogo tra le forze che devono garantire l’ordine e la sicurezza pubblica (prefettura, carabinieri, guardia di finanza, polizia locale, senza dimenticare vigili del fuoco e 118, che mettono a disposizione quando serve il loro personale e loro competenze) è un valore aggiunto. I risultati non sono mancati: il Jova Beach Party, con Jovanotti, si è svolto in modo pacifico, è stato un grande evento, una festa senza incidenti; la gestione dell’afflusso massiccio alle varie edizioni del Carnevale di Cento è stato un altro impegno per noi e per chi ci ha affiancato. E poi c’è tutto il resto, dal Buskers Festival al Festival di Internazionale, a Monsterland, l’evento nazionale di Halloween, al campionato di calcio».


La Spal in serie A ha portato al “Mazza” il meglio del calcio nazionale. Tre anni in cui la città si è stretta attorno alla sua squadra e ha riempito lo stadio. Ma con i tifosi non è andata sempre bene.  «Purtroppo abbiamo dovuto emettere diversi Daspo (provvedimenti di allontanamento dalle competizioni sportive, ndr) a carico di persone che non erano interessate solo allo spettacolo. Ricordo gli scontri con i tifosi laziali prima dell’amichevole tra le due strade, ad Auronzo di Cadore, e i fatti dell’area di servizio di Bentivoglio. Ma si tratta di piccole frange, per fortuna il grosso della tifoseria è sana. La presenza vigile delle forze dell’ordine e una buona organizzazione hanno contribuito a mantenere un clima sereno».

Molti negozi, negli ultimi anni, hanno pagato con la chiusura il mancato rispetto delle regole. «Abbiamo disposto la chiusura di chi viola regolamenti e gli orari, crea disordini e serve alcolici ai ragazzi. Abbiamo cercato di dare un messaggio preciso a chi viola la legge. Abbiamo fatto anche “prevenzione” andando a parlare con gli studenti».

Siete ancora alle prese con le carenze di personale? «Ad aprile entreranno in servizio 14 agenti, verranno a integrare un organico nel quale tra ingressi e uscite, nel tempo, siamo andati in pareggio».

L’Esercito ora presidia il Meis. «La popolazione si era abituata alla loro presenza quotidiana sull’itinerario assegnato ma anche la postazione fissa vuol dire tanto. Libera le altre forze che dovrebbero coprire quei turni per il controllo di altre zone della città».

Rendere più sicura la zona Gad è stato uno dei primi obiettivi del mandato. È soddisfatto dei risultati? «In realtà abbiamo operato sì in quel quartiere, ma non abbiamo trascurato il resto, che c’è. Lo spaccio a Pontelgoscuro, i furti nella Piccola e Media Impresa, il vandalismo a piazzale San Giovanni, il settore di via Bologna, densamente popolato».

Ma la Gad vi ha dato più di qualche grattacapo. «Il controllo del territorio è uno dei presupposti per incrementare la sicurezza. Lì abbiamo limitato la presenza criminale. Abbiamo individuato e perseguito chi ha perpetrato l’agguato col machete, siamo subito intervenuti per bloccare chi aveva ostruito viale Costituzione con i cassonetti dei rifiuti, abbiamo arrestato con l’operazione Wall Street, che ha richiesto una lunga indagine, bande dedite allo spaccio nella zona del Grattacielo. Abbiamo anche espulso (frontiera e trasferimento ai Cpr) 40 cittadini stranieri. Abbiamo utilizzato le telecamere e la criminalità ha accusato il colpo».

La caserma Bevilacqua resterà la vostra sede? «Il ministero valuterà, saranno eseguiti specifici sopralluoghi per capire se sarà sufficiente una ristrutturazione dell’esistente o bisognerà trovare un’altra soluzione. Nel frattempo abbiamo eseguito lavori importanti a Palazzo Camerini e alla Bevilacqua». —

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