Primo obiettivo: contenere il contagio

Personale sanitario in un ospedale del Veneto colpito dall'emergenza

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sul Coronavirus

FERRARA. È una corsa impari. La diffusione del contagio galoppa. Non abbiamo finito di leggere di una frenata cinese, il primo bollettino quotidiano in cui il numero dei guariti superava quello dei nuovi casi, che ci siamo trovati con il virus alle porte. Lodi, la Lombardia con i sedici casi dichiarati in un giorno, i Colli Euganei della prima vittima italiana, un anziano che non s’è mosso dal paese, che a raccontare dove può essere andato non viene in mente altro posto che il bar, le partite a carte con cui tirar sera, passatempo condiviso con il secondo pensionato di Vò positivo ai test. Chi li ha contagiati? L’interrogativo è rimasto sospeso, sorpassato dalle cronache che hanno triplicati cifre e località. E registrato un’altra vittima, a Casalpusterlengo; è una donna che era passata dal pronto soccorso di Codogno, luogo di contagio per personale e pazienti ormai isolato. Accadeva ieri. E oggi, e domani?
La diffusione è rapida, gli stessi test disposti su larga scala attorno ai focolai sono destinati a far emergere ulteriori casi. Questione di ore, di giorni. Ma per un vaccino servirà molto di più. Non l’anno prospettato dall’Istituto superiore di sanità: la pressione mondiale, tradotta in finanziamenti straordinari e procedure semplificate, può dimezzare i tempi, o far anche meglio, ma nessuno nasconde che saranno mesi. Mesi e mesi anche per sviluppare farmaci adeguati. E settimane, almeno, per elaborare un sistema di diagnosi indiretta, sugli anticorpi che l’organismo sviluppa con il contagio, per poter ottenere un test rapido ed economico che individui anche chi è guarito. A cosa servirà? Ad indicare ulteriori potenziali contagiati alla vigilanza sanitaria.


Ovunque, nel mondo, i laboratori sono al lavoro. Ma tra la diffusione della malattia e lo studio scientifico per sconfiggerla (e la sconfiggeremo), in questo frangente, la corsa è impari. L’Organizzazione mondiale della sanità rilancia l’allarme: la finestra per fermare l’epidemia impedendo che esploda definitivamente su scala globale si sta rapidamente, pericolosamente restringendo. Per mantenerla aperta, per garantire alla scienza il tempo di cui ha bisogno, occorre un impegno diffuso indirizzato a contenere il contagio. È una necessità che coinvolge tutti, e noi che abbiamo il virus alle porte per primi.


Non sarà semplice, non è mai semplice, ma dovremo tenere i nervi saldi e comportarci con razionalità. Mettere in pratica le buone norme di igiene personale e le precauzioni che troppo spesso trascuriamo è il miglior approccio personale. Alle amministrazioni e alla politica il compito di muoversi con tempestività e rigore, accantonando la litigiosità, lasciandosi guidare dalle evidenze scientifiche e dai suggerimenti di immunologi e virologi.
Buona domenica. —