Ferrara, presidi alle prese con le gite soppresse: «Adesso chi paga le eventuali penali?»

Domenica al telefono per cancellare le uscite scolastiche ferraresi. Salta la settimana bianca da 390 euro a testa, si spera nel ministero 

FERRARA. La cancellazione della gite scolastiche annunciata ieri mattina dal ministero è diventata nel corso della giornata una misura minore, rispetto alle chiusure draconiane decise dalla Regione, ma è bastata a mandare in crisi i dirigenti scolastici ferraresi. A creare problemi non è tanto la riorganizzazione sul fronte dell’offerta scolastica integrativa, che a confronto con la settimana (per ora) di lezioni perse è poca cosa, quanto le questioni finanziarie, visto che le famiglie hanno già versato caparre e in certi casi l’intera quota partecipazione, e le scuole non hanno certo possibilità di sostenere con i loro fondi le penali.



ATTACCATI AL TELEFONO

Una domenica mattina al telefono, «ho cominciato già alle 7» racconta Maria Gaiani, del plesso De Pisis e delle elementari dei Lidi, che subito dopo aver ricevuto la comunicazione ministeriale ha cominciato ad avvertire i genitori che la gita in programma oggi al Museo archeologico di Bologna non si sarebbe fatta. Ma il clou delle gite e dei soggiorni è in programma a maggio, «c’è il problema dei costi da affrontare» ragiona subito la dirigente. Alunni in condizioni di rischio? «Abbiamo un gruppo di bambini delle elementari che era partito per la Cina in occasione del Capodanno cinese e non è ancora potuto rientrare, nessun problema invece per gli studenti cinesi che sono sempre rimasti qui» informa Gaiani.



«Siamo tutti in contatto, con una chat, e c’è ovviamente preoccupazione» racconta Gianluca Coppola, dell’istituto comprensivo Mesola-Goro, che fresco di nomina aveva puntato molto sui viaggi d’istruzione. Nel calendario scolastico era cerchiata in rosso la settimana dal 9 marzo, quando era prevista la settimana bianca in Friuli. Albergo e agenzia ampiamente prenotati, intera quota di 390 euro già pagata dai genitori di due classi, ma tutto fortemente a rischio, per non dire già saltato. «Cosa faremo? Per fortuna i soldi ce li abbiamo ancora noi - racconta Coppola - e quindi li restituiremo ai genitori, questo è certo. Non sappiamo però ancora come reagirà l’agenzia con la quale avevamo portato avanti l’organizzazione, se cioè chiederà indennizzi o pretenderà penali. In caso contiamo in chiarimenti da parte del ministero, poiché non è certo nostra la decisione di rinunciare alla settimana bianca».



EMERGENZA O NO

C’è chi tra i dirigenti scolastici porta avanti ragionamenti sul filo delle interpretazioni giuridiche: «Di fronte ad emergenze sanitarie particolarmente serie è lecito cancellare prenotazioni senza penali - ragiona Donato Selleri, dirigente del liceo Roiti - È successo qualcosa del genere per l’alluvione di Venezia, quando venne cancellata una gita scolastica, anche se in effetti in quell’occasione l’emergenza era nel luogo di destinazione, e non in quello di partenza delle classi». Il problema per il liceo si porrà subito, perché domani due classi dovevano partire per una gita ecologico-ambientale di più giorni in Germania, che è stata già soppressa via telefono e whatsupp ieri mattina, con le “code” da valutare nei prossimi giorni.

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MINISTERO, C'E' ATTESA

I dirigenti scolastici sono in contatto tra loro e con il dirigente provinciale Giovanni Desco, tutti attendono l’ordinanza formale del ministero che, dopo la circolare di ieri mattina: si spera appunto che da lì arrivi una parola definitiva a proposito degli aspetti finanziari delle soppressioni delle gite. «Abbiamo bloccato tutto, anche le nostre attività interne come i consigli di classe, in ossequio alla comunicazione ministeriale - riflette Adriana Naldi, dell’istituto comprensivo di Porto Garibaldi - Era doveroso, ora attendiamo l’ordinanza». E Massimiliano Urbinati, dirigente dell’albeghiero Vergani e del Navarra, tra gli istituti con maggiore attività esterna, ieri mattina sperava ancora «di poter salvare certe iniziative, come quella scuola-lavoro interna con la Lilt». Poi la mazzata. —

Stefano Ciervo

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