Tre ricoverati sospetti a Cona, uno è grave

In Terapia intensiva al Sant'Anna uomo con polmonite interstiziale, a ore l’esito delle analisi. In ospedale 15enne con la madre

FERRARA. Da ieri c’è un paziente, un uomo, ricoverato in Terapia intensiva 1 del Sant’Anna a causa di un’insufficienza respiratoria grave indotta da una polmonite interstiziale. Sono sintomi compatibili con quelli del Coronavirus, si ammette a Cona, ma anche con altri tipi di patologie infettive, per cui è necessario attendere l’esito del tampone prima di capire se si tratta o no del caso zero ferrarese di Sars-CoV-2. Il fax dal laboratorio di Bologna era atteso per la notte o al massimo alle prime ore della mattina.



A Cona, in una delle stanze isolate predisposte per l’emergenza, sono ricoverate anche una ragazzina di 15 anni e sua madre: solo la prima presenta un quadro sospetto, mentre la donna è asintomatica. Anche per loro è in corso l’analisi sulla positività. Tutti e tre queste persone sono entrate in ospedale attraverso il Pronto soccorso, assieme ad una quarta, che ha detto di provenire dalla zona rossa padovana e di accusare malesseri. Quest’ultimo è stato però rimandato a casa perché i sintomi (mal di stomaco) non sono compatibili con il Coronavirus. A fianco di queste situazioni da tenere sotto stretto monitoraggio, il personale sanitario pubblico deve affrontare in queste ore anche l’ondata di panico che ha contagiato, ben prima del virus, anche i ferraresi. «Stanno arrivando ai nostri numeri di guardia medica, ospedali e 118 troppe chiamate incongrue, che impediscono di ricevere le telefonate di chi ha effettivamente bisogno di un consulto medico - diceva ieri Giuseppe Cosenza, responsabile del Dipartimento di sanità pubblica Asl - A questi numeri devono rivolgersi solo coloro che effettivamente abbiano sintomi compatibili con quelli del Coronavirus».

Invece ieri gli operatori ne hanno dovute sentire di tutti i colori: la madre dell’universitario che telefona dalla Calabria perché ha saputo che «Unife chiude e vorrei sapere come si deve comportare mio figlio»; oppure dirigenti scolastici preoccupati perché sta rientrando una classe da una gita d’istruzione a Monaco e da New York e dei ragazzi hanno la febbre (non si tratta di posti a rischio, quindi non ci sono precauzioni particolari da prendere); o persino un viaggiatore che in treno è passato per Padova e «con tutte le persone che sono salite... Posso stare tranquillo?».

È probabile che oggi, durante i vertici istituzionali in programma, si parli dell’istituzione di un numero verde gestito dalle aziende sanitarie per rispondere ai dubbi e alle paure della popolazione. L’invito a non presentarsi di persona in caso di sintomi sospetti, ma di telefonare, può diventare un boomerang se appunto la linea risulta sempre intasata. —

S.C.

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