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Lutto a San Bartolomeo per Luigi, appassionato di moto e soft air

Luigi Barca, 32 anni

Sopralluogo dei carabinieri nell’abitazione del motociclista morto a Bosaro: trovata una collezione di armi giocattolo. Dolore e sconcerto in paese

SAN BARTOLOMEO IN BOSCO. Via Rottole è una stradina che per un tratto non asfaltato si allunga tra i frutteti della campagna attorno a San Bartolomeo in Bosco. Pesche, albicocche e pere, qualche fossato, uno sparuto gruppetto di case abitate da famiglie.

In fondo c’è quella dove risiedeva Luigi Barca, 33 anni il prossimo 7 marzo, nato a Napoli, morto venerdì sera a Bosaro (Ro) in un incidente stradale avvenuto mentre viaggiava con la sua motocicletta verso Ferrara.


Una casa vecchia e quasi nascosta quella dove la vittima si era stabilita da un anno, circondata da una recinzione scura, sul tipo di quelle usate per schermare i campi da tennis. La sua tela fitta la sottrae infatti alla vista dei (pochi) passanti.

Lì dentro i carabinieri, dopo aver ricevuto la notizia dell’incidente mortale, hanno eseguito un paio di sopralluoghi in seguito ai quali hanno reperito alcune riproduzioni di fucili e altre armi impiegati per attività ludiche come il soft air, un hobby a cui Luigi Barca, ex militare in congedo, amava dedicarsi.

Sul posto nel pomeriggio sono giunti gli uomini della Scientifica e anche un artificiere per accertare la tipologia dei dispositivi rivenuti. Ma l’esame del materiale (anche documentale e informatico) ha confermato che si trattava solo degli “arnesi” utilizzati per giocare alla guerra, comunque non pericolosi.

I conoscenti

Barca era entrato in quella casa nel febbraio dell’anno scorso, ma con i vicini i contatti erano limitati al “buongiorno” e “buonasera” o poco più.

«Lo vedevo andare verso casa sua e uscire di qui, sempre su questa stradina. Aveva una moto grossa, quando passava era impossibile non sentire il rombo del motore», racconta una delle persone che abitano in quel gruppetto di abitazioni. «Era qui da qualche mese - risponde un altro vicino - no, non so che lavoro facesse».

Spesso girava indossando una mimetica, per qualcuno era un «militare» ma a San Bartolomeo c’è anche chi, ben informato, dice che «lo è stato, era tornato alla vita civile».



Nel cortiletto dell’abitazione ieri mattina era parcheggiata la sua auto nera. Sopra, i battenti delle finestre aperti, come una delle porte più esterne del piano terra. Il cancello più esterno era chiuso col lucchetto. Venerdì Luigi Barca era uscito da casa con la sua Yamaha R6, una “600” con cui nella frazione estense lo vedevano rientrare in via Rottole, verso sera, spesso provenendo dal Bolognese.


Venerdì uno dei vicini lo ha visto allontanarsi con la motocicletta. Luigi Barca si è fermato alla “Caffetteria Lady”, in via Masi, il bar dove trascorreva spesso qualche ora. «Siamo rimasti a parlare lì fuori per un po’ di tempo - spiega Agostino Rimondi, ex commerciante di San Bartolomeo, appoggiato al banco del locale - Si chiacchierava del più e del meno. Era una persona tranquilla, un bravo ragazzo. Gli piaceva andare in moto, una volta l’ho accompagnato a Ferrara, mi aveva detto che era rimasto a piedi. Mi era simpatico e qua si stava facendo degli amici». Uscito dalla città, probabilmente, venerdì si è diretto nel Veneto dove, a qualche chilometro da Polesella, forse durante un sorpasso, ha perso il controllo del mezzo e nella caduta ha riportato ferite mortali.

Lo stupore

Per Paolo, un operaio che lavora in un magazzino di frutta, era “Luis”. «Lo conoscevo - dice - con quel nome, non era una persona espansiva e non aveva il modo di fare di chi vuol mettersi in mostra. Era calmo e posato».

Tra le passioni che Luigi aveva mostrato spiccavano - aggiunge Paolo - il tifo per il Napoli e il legame forte con la sua città natale. «Un ragazzo “a modo”, certamente non uno sbruffone», commenta.



Qualcuno l’aveva visto in passato girare in paese con la sua compagna. «Lei stava programmando di trasferirsi qui, assieme a lui», spiega un avventore del “Lady”. Una scelta importante ed è una svolta che spesso prelude a impegni che incidono in modo considerevole sulla vita delle persone.

«Ho capito che era lui - sottolinea un cliente di un altro bar della frazione - quando ho letto un messaggio della fidanzata in un gruppo social al quale sono iscritti molti abitanti di San Bartolomeo». Sono quasi un migliaio, ieri mattina in tanti hanno notato quel post. Poi hanno scoperto, scorrendo i giornali, che era “Luis”, o Luigi, e che era morto nell’incidente di Bosaro, la sera prima.

Lo conoscevano anche nella trattoria “La tribù dei magna magna”, a Gaibana, dove l’uomo si fermava spesso a prendere il caffè. —

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