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Dall’alba a mezzanotte a mollo nei canali. Così decine di volontari salvano “l’oro blu”

Quattro associazioni lavorano fianco a fianco della Polizia provinciale nei controlli anti-bracconaggio. Rimborsi spese? Meno di 7mila euro l’anno 

FERRARA. Si alzano prima dell’alba per battere gli specchi d’acqua di mezza provincia a “caccia” di cogolli, le micidiali reti da pesca che devastano i fondali. Oppure si appostano in valle fino alla mezzanotte, aiutando la Polizia provinciale a mettere pressione ai bracconieri. Sono i volontari naturalisti ferraresi, sparsi per l’intera provincia con particolare concentrazione nel Basso Ferrarese e attorno al capoluogo, che svolgono un’attività diventata ormai insostituibile di controllo del territorio. «In effetti le forze dell’ordine con i numeri risicati che si ritrovano a causa dei continui tagli di organico sono in difficoltà a coprire 5.000 chilometri all’anno di canali» sottolinea Davide Gessi, presidente dell’Unione pescatori estensi. Si tratta di una delle quattro associazioni di volontariato che collaborano in maniera ormai strutturata con la Polizia provinciale, e il volume della loro attività risalta ancor di più a fronte del conto che nei giorni scorsi il Castello ha messo in pagamento per i rimborsi spese: meno di 7mila euro per l’intero 2019.

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VOLONTARI VOLENTEROSI

«Ma noi siamo volontari nel vero senso della parola, tutte persone con un proprio lavoro - spiega Giovanni Pasqualini, presidente delle Guardie ecologiche volontarie - Abbiamo carrozzieri, impiegati, anche studenti e pensionati. Nel tempo libero prendono la Panda 4x4 alla e l’imbarcazione di alluminio a fondo piatto in dotazione all’associazione, e si mettono a battere i corsi d’acqua della provincia, sempre con il coordinamento della Polizia provinciale». In pratica i volontari s’infilano nei canali dove viene segnalata un’attività sospetta di pesca, e si dedicano al lavoro di recupero delle reti e dei cogolli lasciati sul posto dai bracconieri. L’anno scorso questa operazione, che richiede anche due-tre ore, è stata svolta per 148 volte, in certi casi anche con reti piene: poiché vengono tolte direttamente dall’acqua, i pesci all’interno sono vivi e quindi vengono direttamente liberati. Almeno un quintale di “oro blu” è tornato così nel circuito dei nostri canali. L’anno scorso sono stati una trentina di operativi Gev, su 93 iscritti, soprattutto nella zona del Po e delle valli di Campotto.

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NOTTI DI VEDETTA

Di vedetta notturna, sempre coordinati con la Polizia provinciale, sono soprattutto i volontari dell’Upe, «ci chiedono anche una turnazione 18-24 e noi diamo sempre disponibilità a muoverci, in gruppi composti da una decina di operatori» spiega ancora Gessi. Questo tipo di operazioni mirano ad intercettare i bracconieri ittici prima che entrino in azione sui canali, «i volontari sono impiegati in maniera da non entrare mai in contatto con i malviventi - spiega il comandante della Polizia provinciale, Claudio Castagnoli - Li mettiamo di vedetta in posti strategici, se notano qualche movimento sospetto lo segnalano alla nostra pattuglia, che provvedere ad intervenire». Oltre a far scattare la tenaglia sui bracconieri, gli Upe svolgono pure il lavoro di raccolta di cogolli e reti a strascico, nei limiti del loro organico: gli operativi sono una decina, impegnati anche nella segnalazione e raccolta rifiuti abbandonati con le imbarcazioni in dotazione all’associazione. Agriambiente di Renazzo si occupa soprattutto di Cavo Napoleonico e Alto Ferrarese, i volontari di Federcaccia di tutta la provincia a partire dal capoluogo. —

Stefano Ciervo

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