Tango, l’ira argentina sui ferraresi: «Non li vogliamo in milonga»

Gruppo estense in viaggio a Buenos Aires contestato su Fb da un maestro sudamericano. «Dovrebbero essere in quarantena». Ma l’Asl smentisce: non in lista per la sorveglianza 

FERRARA. Il tango è un ballo che unisce e coinvolge, ma in tempi di coronavirus sta creando quasi un caso diplomatico tra Ferrara e l’Argentina. Succede che l’eco della ormai famosa tre giorni all’hotel Astra abbia attraversato l’oceano Atlantico, fino a Buenos Aires, dove un gruppo di milongueri partito da Ferrara cinque giorni dopo l’evento non sarebbe stato accolto esattamente a braccia aperte dai colleghi sudamericani. Che senza troppi giri di parole li definiscono degli untori. Un famoso ballerino, considerato una vera e propria stella mondiale del tango, sta seguendo con molta attenzione e preoccupazione quanto sta accadendo in Italia, e a Ferrara, ricordando tra l’altro il caso dell’82enne polesano risultato positivo dopo la manifestazione all’Astra e ora ricoverato a Rovigo in gravi condizioni.

Post rovente. Sulla sua pagina facebook, a mo’ di avvertimento, ha scritto un lungo post dove, in sostanza, stigmatizza il gruppo ferrarese notato «ad andare in giro per Buenos Aires e ovviamente nelle milonghe. Sono stati notati in milonga da alcune persone italiane che sono a Buenos Aires da mesi e che sapevano da dove arrivavano gli stessi e si sono chiesti come mai fossero lì e non in un altro contesto», dato che alcuni di loro avrebbero dovuto trovarsi in quarantena.


Il post prosegue riferendo della presenza dei ballerini ferraresi in due locali di tango, una presenza che avrebbe creato uno scompiglio tale da indurre un’altra ballerina italiana a rivolgersi alla responsabile della sala «per avvisarla che era una follia accettare queste persone», sentendosi rispondere che non era possibile «far discriminazioni all’ingresso». La stessa titolare del locale si sarebbe anche rivolta al consolato italiano a Buenos Aires, ma senza ottenere nulla di concreto. A coronamento del tutto, nel post si legge che sul volo dall’Italia per la capitale argentina con a bordo il gruppo “incriminato”, altri due passeggeri sono poi risultati positivi al virus. In più, conclude l’avviso, il gruppo avrebbe in programma anche di viaggiare in Patagonia, aumentando l’allarme. Tra i commenti non sono mancati però coloro che hanno contestato la versione del ballerino, assicurando che al contrario il gruppo ferrarese si sarebbe messo in quarantena volontaria una volta avvisato, già in Argentina, del primo tampone positive riscontrati sul dj spagnolo della serata all’Astra.

Ieri non è stato possibile contattare i tangueri ferraresi oltreoceano, ma l’Asl di Ferrara ci ha fornito alcuni chiarimenti sulla vicenda. Vicenda che, ricordiamo, è cominciata con la tre giorni di tango che si è tenuta dal 21 al 23 febbraio, prima che scattassero, il lunedì 24, le restrizioni per il contenimento del contagio da coronavirus. Cinque giorni dopo, il 28 febbraio quando ancora il contagio del dj (a cui ne sono seguiti altri 9) non era stato ufficializzato, il gruppo di tangueri parte per Buenos Aires insieme agli organizzatori dell’evento. Ed è qui l’innesco della polemica argentina, perché sempre secondo la versione dell’arrabbiatissimo ballerino, «il dj spagnolo che per primo si rese conto di aver contratto il coronavirus ha dichiarato di aver avvisato per primi gli organizzatori ferraresi».

I provvedimenti. L’Asl di Ferrara da parte sua precisa che la notizia della positività al tampone del dj spagnolo arrivò domenica 1 marzo, dunque quando gli organizzatori e la comitiva di ballerini erano già arrivati a Buenos Aires.

È a questo punto che il Dipartimento di Sanità Pubblica si è attivata per rintracciare gli organizzatori, che a loro volta hanno fornito la lista di tutti i partecipanti all’evento. Partendo da questa lista, l’azienda Asl ha poi provveduto a contattare le aziende sanitarie delle province dei partecipanti provenienti da fuori Ferrara e, per gli stranieri, i rispettivi Consolati, per individuare, tra i 110 presenti, quanti mettere in quarantena. Sempre ieri l’Asl ha anche precisato che, secondo le valutazioni degli igienisti, le persone finite nel mirino delle polemiche, e indicate dal ballerino tra coloro che avrebbero dovuto trovarsi in isolamento, in realtà non risultano essere nell’elenco dei nominativi da sottoporre a sorveglianza. Ma la bufera social, intanto, è dilagata non meno veloce di un contagio. —

A.M.

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