Volontari ferraresi dimezzati Ma i servizi non si fermano

«In questo periodo ci sono volontari che ricevono pressioni dai datori di lavoro per sospendere la loro attività, quando invece più che mai abbiamo bisogno di loro in questo momento».

È il rammarico espresso dal commissario ad acta Sergio Venturi nel corso della diretta facebook di martedì per fare il punto sul contagio. Il Ferrarese può contare su una forte rete del terzo settore, e le ripercussioni del coronavirus sull’attività dei volontari non sono state meno pesanti, anche se non sempre e non solo attribuibili dagli inviti alla cautela ricevuti sul posto di lavoro.


All’Auser, semmai, è sorto il problema contrario poiché «l’80% dei nostri iscritti è già in pensione, e gli over 65 sono stati la prima categoria di persone a dover restare a casa», spiega il presidente Sandro Guizzardi. «Abbiamo volontari che sono nel pieno delle forze e che vorrebbero rendersi utili anche in questo periodo, ma il decreto parla chiaro e la priorità deve essere la salute di tutti». La sede Auser di via Ferrariola è naturalmente chiusa, ma l’attività non si è fermata: «C’è rimasta una ventina di volontari in grado di essere operativi. Sono pochi, per tutta la provincia, ma sono a disposizione. Là dove non arrivano la Croce Rossa o la Protezione Civile a garantire servizi essenziali e indifferibili, interveniamo noi. E, a quel che mi risulta, nessuno dei volontari in attività ha ricevuto dissuasioni da parte del datore di lavoro».

In questo periodo la Caritas, spiega il direttore Paolo Falaguasta, sta funzionando in “modalità estiva”, ovvero «come quando le scuole sono chiuse e ci sono meno volontari disponibili». Le norme sempre più stringenti adottate dai decreti sul coronavirus hanno via via assottigliato le presenze, «e sono stato io infine a dire a tutti di restare a casa. Dunque non ci sono state imposizioni “terze”, ma una scelta concordata».

Alle cautele di tipo sanitario si sono affiancate le incertezze normative: «Il tema del volontariato non è stato ben approfondito nei decreti, e sono ancora in attesa di una risposta dalla Regione su una specifica domanda sulla liceità degli spostamenti dei volontari, e in quali circostanze. Anche per questo motivo abbiamo preferito lasciare a casa tutti i volontari fino alla fine dell’emergenza».

A portare avanti l’attività della Caritas Diocesana in questo periodo sono dunque i dipendenti. «I nostri servizi proseguono - puntualizza Falaguasta - Sono in funzione la mensa, le docce, la consegna dei pacchi viveri, l’ambulatorio medico». E a proposito dei pasti, prosegue il direttore Caritas, «la nostra è una mensa “anomala” perché sempre nei decreti si parla solo di mense aziendali. Per questo mi sono confrontato con la Prefettura per capire se anche la nostra mensa rientrava tra i servizi essenziali, e così è stato interpretato».

Si va avanti, dunque, con i necessari accorgimenti: «Prima potevano entrare in tutto 54 persone, ora al massimo 24 per rispettare la distanza di un metro. All’entrata gli ospiti si disinfettano, e così pure gli operatori. Per igienizzare gli ambienti abbiamo comprato appositi prodotti antibatterici per pulire tutte le superfici. Si utilizzano solo materiali monouso e gli ospiti prendono uno alla volta il vassoio, mantenendo le distanze».

Per lo stesso motivo - conclude Falaguasta - sono stati raddoppiati i tempi per la distribuzione sia dei pasti che dei generi alimentari perché il numero dei bisognosi resta importante». —

A.M

© RIPRODUZIONE RISERVATA.