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«Giorni di sofferenza di attesa e di morte»: il dramma dell'arcivescovo di Ferrara e Comacchio

Riflessione di monsignor Perego pensando anche alla sua Cremona. Ha visto morire lo zio e numerosi amici, in ansia per Napolioni  

Campane e sirene nella domenica di Ferrara

FERRARA. La tragedia del coronavirus ha colpito negli affetti più cari anche l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego, originario di una zona tra le più colpite dall’emergenza, in quel triangolo della morte tra Lodi, Cremona e Treviglio, dove si sono verificate moltissime vittime. L’altro ieri è morto all’ospedale di Lodi, suo zio Rinaldo, fratello della mamma.

Monsignor Perego sono giorni particolari, specie per lei che viene da una terra così duramente colpita.

«La situazione in Lombardia è molto critica. Oltre a mio zio, di 86 anni, ho perso in questi giorni improvvisamente tantissimi amici, più di 30 sacerdoti, e altre persone con cui avevo profondi legami di amicizia. Ho chiamato i vescovi di Bergamo e di Lodi per esprimere la mia vicinanza alla gente lombarda così fortemente provata».

A Cremona hanno ricoverato il suo collega Napolioni, il vescovo che l’aveva ordinata nel 2017, come sta?

«Adesso è in quarantena e speriamo in una rapida guarigione, sempre in quarantena anche tanti sacerdoti della diocesi cremonese».

Lei ieri ha affidato Ferrara al crocifisso di San Luca, può spiegare questo gesto, il suo significato?

«Il crocifisso di San Luca e il santuario dove viene custodito sono uno dei simboli e dei luoghi più importanti di fede della città da quasi nove secoli; la protegge nei momenti più difficili, come le guerre, le calamità e le carestie che si sono susseguite nel corso dei secoli. Il crocifisso rappresenta la maniera migliore in cui Dio si è reso vicino all’uomo attraverso la sofferenza».

Sono previste altre iniziative diocesane di preghiera in luoghi particolari in questa quaresima contrassegnata dal coronavirus?

«Venerdì 27, sabato 28 e domenica 29 marzo, è previsto un triduo a Santa Maria in vado al Preziosissimo sangue, in corrispondenza con l’anniversario del miracolo eucaristico».

Sono giorni di privazioni, apparentemente vuoti e colmi solo di sofferenza, che cosa ci possono insegnare dal punto di vista umano e interiore?

«Ogni occasione, anche nei momenti più difficili e drammatici, se letta con gli occhi della fede, può dare un valore aggiunto alla nostra esistenza. In questi momenti occorre valorizzare i legami della famiglia e capire che oltre alle relazioni economiche è necessario portare avanti le relazioni umane e sociali. Non sprechiamo questo tempo e dobbiamo prendere coscienza dei nostri limiti. Nella sofferenza e nella privazioni emerge una dimensioni più forte della solidarietà e della carità e il mondo sanitario ci sta dando una dimostrazione straordinaria, che guarda al bene della persona. Da tutto questo emerge una grande lezione e deve far riflettere su come affrontare un’emergenza. La solidarietà e l’amore per le persone diventano uno strumento importante per capire i veri valori. Colgo l’occasione per ringraziare tutti i sanitari che stanno lavorando nei nostri ospedali ferraresi, regalando alla nostra città un’importante dimostrazione di vicinanza e aiuto a chi soffre». —

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