Petrolchimico sì, Berco e Vm a rischio. Le aziende incerte sulla continuità

Il decreto Conte lascia aperta la strada del ricorso al prefetto. Ieri sera maxi-vertice, oggi tocca alla Camera di commercio

FERRARA. Una lunga videoconferenza con il prefetto Michele Campanaro, ieri sera, non ha potuto chiarire le idee alle categorie produttive ferraresi sul range di applicazione del decreto Conte sulla chiusura delle attività non essenziali. «Finirà che stamattina apriamo gli uffici ancora attivi e poi si vedrà sulla base di quanto emergerà di ufficiale» commentava il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, piuttosto critico sulla gestione dell’ennesima stretta. In effetti resta parecchia incertezza, al di là della lista dei codici di attività allegata al decreto firmato ieri sera, sulle attività che potranno restare aperte dal 25 marzo al 3 aprile, cioè l’effettivo periodo di applicazione del “chiudi Italia”, con un margine d’incertezza in più rappresentato dalle deroghe da far pervenire allo stesso prefetto, che dovrà poi vagliarne la congruità.

Le certezze o quasi


Di una cosa si è detto sicuro Paolo Govoni, presidente della Camera di commercio: «A Ferrara chiuderà la stragrande maggioranza delle aziende, pensiamo a tutte quelle legate al ciclo dell’edilizia e ai cantieri, che hanno giusto il tempo di mettersi in sicurezza». Le consegne a domicilio di pasti e prodotti di cucina, che hanno tenuto compagnia ai “segregati” in queste settimane e fatto muovere decine di raider? La domanda l’ha fatta Alessandro Osti (Confesercenti), «il prefetto ha risposto che, poiché non sono comprese nelle categorie allegate al decreto, vanno intese come non autorizzate, ma credo non si tratti di una risposta definitiva». Non ci sono incertezze sul fatto che il decreto si integri con l’ultima ordinanza Bonaccini, quella che ferma i market alimentari la domenica e i mercati alimentari.

Un sospiro di sollievo avevano tirato già nel pomeriggio i commercialisti, in un primo tempo non inseriti tra le attività indispensabili, «del resto il governo ha mantenuto scadenze fiscali come quella del 31 marzo, quindi non poteva togliere i servizi» sottolinea Alberto Carion (assocommercialisti). Per quanto riguarda i servizi comunali, Fabbri ha tratto la conclusione che «restano sicuramente attivi la Polizia locale, i servizi sociali, l’Urp, mentre gli altri dovrebbero poter continuare senza servizio al pubblico. Edilizia e urbanistica? Credo si fermeranno».

Il resto

Il territorio delle ipotesi e dell’incertezza sarà arato questa mattina in Camera di commercio, «proveremo a fare un punto analitico per rispondere alle domande di tante imprese, soprattutto le più piccole, che non hanno certezze - faceva presente Govoni - Le comunicazioni al prefetto sono una possibilità in più ma bisogna valutare bene ogni aspetto».

L’intero polo chimico manterrà gli impianti in attività, su questo non ci sono dubbi, mentre il colosso Berco sembra a rischio come la Fca di Cento e l’intera filiera dell’automotive. «Già, ma a Cento si producono motori diesel, e i gruppi elettrogeni sono proprio dei motori diesel» ragionava Gian Luca Zaina, vicepresidente di Confindustria Emilia centro. Lui stesso che ha alcune fabbriche di abbigliamento dovrebbe chiudere, a meno di non inserirsi nella filiera in allestimento da parte del sistema Moda Italia, che ha promesso al commissario Arcuri di riconvertirsi in produttori da 2 milioni di mascherine al giorno. «Noi abbiamo attivato questa produzione sperimentale, ad uso interno, e le camicerie in particolare potrebbero adattarsi bene alla riconversione, ma non abbiamo ancora deciso che strada prendere» ammette Zaina.

Ci sono meno di 48 ore, ormai, per dichiararsi indispensabili. —

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