Sagre azzerate nel Ferrarese: «Danni economici per tutti»

L’organizzatore Cattabriga: improbabile che prima dell’estate parta qualcosa. Colpite anche le società sportive e le associazioni che beneficiano degli incassi

BONDENO. Difficile immaginare qualcosa di meno consigliabile, anzi di meno lecito, in questi giorni di astinenza da tutto ciò che è collettivo: abbuffate popolaresche, lunghissime tavolate dove il vicino (talvolta uno sconosciuto) ti sta a due centimetri dal gomito, altroché il metro di sopravvivenza che durante l’emergenza abbiamo imparato a rispettare.

Ergo, le sagre cadono come birilli. Rinviate, il più delle volte cancellate proprio. L’emergenza coronavirus sulle golosità gastronomiche ha lasciato il segno. «Cosa vuole che le dica, è inevitabile: siamo praticamente fermi», allunga il sospiro Loris Cattabriga, patron dell’Associazione Sagre e dintorni.


Senza certezze 

Il tornado delle ordinanze si è abbattuto senza pietà su queste manifestazioni, che nella nostra provincia richiamano frotte di buongustai.

«Per carità, sono provvedimenti giusti, a tutela della salute di tutti – premette Cattabriga –, ma il problema è che non sappiamo quando se ne uscirà. Dicessero, che so, giugno o qualsiasi altra data, sarebbe tutto più semplice. E invece non è così. Ed è praticamente impossibile riuscire ad organizzarsi».

Resta il fatto che, ora come ora, sapori da gustare in gruppo come quelli tipici dei cappellacci, dell’anguilla e della salama da sugo rischiano di “scuocere”. Cattabriga fa una previsione: «Secondo me prima di luglio sarà ben difficile che qualcosa parta. Ho visto che alcuni organizzatori hanno posticipato la loro sagra, già calendarizzata, a fine maggio o a giugno. Voglio sperare che sia così, ma ne dubito. Purtroppo».

Nostalgia del buon piatto

Già annullato il Misen, il salone che ogni anno vede la partecipazione di un centinaio di sagre, anche da fuori provincia: avrebbe dovuto svolgersi in Fiera a Ferrara. Macché, spazzato via come un fuscello. «Abbiamo comunicato che non si farà con un mese d’anticipo. E dato appuntamento direttamente al 2021», racconta Cattabriga, il “gran visir” dell’iniziativa.

Ma più in generale, per l’intera famiglia delle sagre sarà un grave danno economico: «Certo, anche per il mondo del commercio e della ristorazione da cui ci approvvigioniamo. Tutta una filiera azzerata. C’è grande scoramento tra tutti. Ma penso anche a quelle realtà che beneficiano degli incassi delle manifestazioni: società sportive, associazioni, circoli, persino scuole e asili. Sono grossi problemi, come faranno senza quelle risorse? Sarà giusto ragionarci assieme».

E il dopo virus come si può immaginare? «Guardi – risponde Cattabriga –, so solo che adesso rimpiangiamo i momenti di socialità. Va bene Facebook, va bene Instagram, ma vuole mettere quanto bello sia un faccia a faccia, naturalmente davanti a un buon piatto?». —

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