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Ristoranti e pub riaprono con il delivery: «Ma così possiamo resistere due mesi»

Il boom della consegna delle vivande a domicilio: dai piatti gourmet di Quel fantastico giovedì ai panini di Messisbugo 

FERRARA. All’inizio avevano provato a tenere aperto con le limitazioni delle prime ordinanze (orari, distanza fra i clienti), poi, come tuttii hanno dovuto alzare bandiera bianca e abbassare le saracinesche. Ora, in tanti, ci riprovano con la consegna a domicilio dei loro piatti. Si chiama food delivery e sta prendendo piede in città come in provincia. Molte realtà erano già attrezzate per farlo, le pizzerie su tutti, c’è chi se l’è dovuto inventare. Per esempio, a Ferrara, il ristorantino Quel fantastico giovedì e il pub Messisbugo, con target completamente diverso.

CENE DI CLASSE

Mara Farinelli, titolare del locale in via Castelnuovo, vuole innanzi tutto rassicurare: «Tutte le norme sono rispettate e ogni consegna è accompagnata dall’autodichiarazione con l’indirizzo del cliente da raggiungere. Io e Gabriele Romagnoli stiamo in cucina, due dei nostri ragazzi portano le vivande a casa: poi, in emergenza, inforco la bici e vado anch’io!». Entusiasmo con un velo di malinconia nella voce della Farinelli: «C’è stata molta richiesta, ora per la settimana di Pasqua. I ristoranti saranno gli ultimi a riaprire, allora la gente si fa una coccola a casa: ho ricevuto tanti messaggi di apprezzamento, dicevano che mancavamo solo noi...».



Di questi tempi bisogna reinventare anche l’approvvigionamento delle materie prime: «Per fortuna all’acquedotto arriva il pesce fresco di Porto Garibaldi, frutta e verdura li prendiamo dai negozi. I costi sono maggiorati, ma abbiamo mantenuto gli stessi prezzi e non mettiamo commissioni per la consegna». È una piccola risposta a una crisi che si annuncia pesante e lunga: «Ormai stanno riaprendo tutti in centro. Non dare più lavoro a nessuno è un dispiacere e una preoccupazione: la cassa integrazione chissà quando arriverà, c’è chi ha il mutuo, uno dei ragazzi sta per avere un figlio...». Sperando: «Intanto che si riapra, con tutte le precauzioni del caso, ma si riapra. Poi, che il Comune mi conceda di mettere più tavoli fuori, per permetterci di lavorare all’esterno del ristorante: sarà più faticoso, ma la gente starà più tranquilla. I tempi? Spero a maggio, di rinvii ce ne sono già stati... La situazione sta migliorando in Emilia Romagna, abbiamo un mese davanti, speriamo che si superi... Due mesi, due mesi e mezzo, con qualche aiuto, si può sopportare, poi bisogna riaprire».



PANINI D'AUTORE

Era il re della movida, all’angolo fra via Carlo Mayr e piazza Verdi. “Messi”, al secolo Michele Mazzanti, titolare del Messisbugo, si è adeguato ai tempi del coronavirus: «È un lavoro diverso da quello di prima, il delivery è completamente un’altra cosa, un modo per tenersi impegnati, ma lontano anni luce dal poter mantenere l’attività: l’ho fatto per non spegnere la luce, poi tutti i ristoranti stanno organizzando l’asporto. Economicamente la situazione si sta facendo difficile, di aiuti non è che ne siano arrivati e le banche non hanno allargato i cordoni, vogliono garanzie. In media chi ha queste attività ha un margine di un mese e mezzo o due, poi... Saremo gli ultimi a ripartire, ha anche un senso, ma dal punto di vista economico è una mazzata. Ora il risultato economico è un decimo di una giornata normale, gli affitti sono commisurati a un volume di lavoro ben diverso e non è stato congelato niente, dobbiamo continuare a pagare tutto: se non intervengono dall’alto...».



Intanto, l’hamburger a domicilio va alla grande: «La risposta della clientela? Eccellente. Abbiamo fatto una settimana, vedremo se è stato solo l’entusiasmo: 45/50 panini a sera. Solo la consegna, però, ti prende il 30% del prezzo. In futuro, quando ci sarà una riapertura con limitazioni, il delivery potrà andare a compensare, almeno in parte». —

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