Una Pasqua decisamente molto amara: uova di cioccolato e colombe invendute

In difficoltà i negozi al dettaglio. In ginocchio la pasticcerie e i laboratori che non possono consegnare a domicilio 

FERRARA. Uova di cioccolato e colombe schiacciate dal coronavirus. Quest’anno i simboli della Pasqua per eccellenza lasceranno il posto a dolci fatti casa. O meglio, i bambini un uovo di certo lo apriranno, ma sarà stato comprato nella grande distribuzione e certamente non ne arriveranno da nonni, zii, parenti e amici. Secondo un’interpretazione governativa del decreto in materia di contenimento dell’emergenza Covid-19 le imprese artigiane di pasticceria, obbligate alla chiusura, non possono vendere i loro prodotti nemmeno attraverso la modalità di asporto che è consentita invece ad altre attività. E questo in tutta la regione sta mettendo in ginocchio quasi 2mila imprese di pasticceria e gelateria nelle quali lavorano 6mila addetti, un settore caratterizzato da un’elevata vocazione artigianale, con tre imprese su quattro artigiane (73,1%).

LE DIFFICOLTA'


«Il nostro laboratorio è fermo - dicono dalla pasticceria artigianale Antico Castello di Mirabello, una delle più gettonate -, non abbiamo richiesta, purtroppo. La gente ha evidentemente altre priorità, non pensa in questo momento a prendere le uova di cioccolato, o comunque le comprano al supermercato».

La cioccolateria Rizzati di Ferrara si è organizzata con le consegne a domicilio, venti euro per un uovo di Pasqua da 300 grammi, sia al cioccolato fondente che al latte. «Con 20 Euro, consegna inclusa, riceverete a casa vostra un prodotto artigianale, realizzato con le migliori materie prime dai nostri maestri cioccolatai», dicono da Rizzati che evidentemente ha potuto raggirare l’ostacolo perché ha anche diversi punti vendita e non è solo laboratorio. Stessa cosa per i famosi Orsatti e Cappelli che comunque possono continuare a vendere i loro prodotti perché restano comunque aperti come forni.

NIENTE REGALI

La richiesta resta comunque molto bassa rispetto al solito, considerato che dobbiamo stare chiusi in casa e non è possibile portare colomba e uova come regalo ad amici e parenti.

L’incrocio dei dati strutturali di fatturato per addetto del settore, dell’occupazione del settore e della distribuzione delle vendite mensili rilevata dalle imprese del sistema Confartigianato, consente di stimare in 49 milioni di euro la perdita di fatturato nel mese di aprile, concentrato nelle mancate vendite dei dolci legati alla ricorrenza di Pasqua. Ai mancati ricavi si aggiunge la perdita, valutabile in 10 milioni di euro, determinata dal deperimento di parte delle materie prime acquistate prima del lockdown in previsione della produzione per il periodo pasquale e dal parziale utilizzo legato all’imprevista chiusura resa necessaria per limitare i contagi da Covid-19. Con la somma dei due effetti si scarica sulle 2mila imprese della pasticceria emiliano-romagnola un danno economico di 59 milioni di euro. —

A.B.

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