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Riaprono cartolibrerie e abbigliamento bambini. Per i clienti anche il caffè

A Ferrara viaggio tra i negozi autorizzati a riprendere l’attività: contenti ma incerto è il futuro. Tutti in coda per comprare libri: niente saggi, solo romanzi anche per non pensar troppo 

FERRARA. Da Libraccio, pieno centro di Ferrara, una settantina di clienti nella mattinata. Nella più piccola libreria Sognalibro di via Saraceno, oltre una decina di grandi lettori, in astinenza di carta. Anche nei negozi di abbigliamento per bambini «tantissime mamme comprano, per necessità, si sa i figli crescono». Mentre nelle cartolerie vanno a ruba quaderni, carta, stampe, colori. Riaprono librerie, negozi per bimbi e cartolerie e arrivano le code, per entrare. E comprare. Uno alla volta: guanti, mascherine e gel igienizzante ma con le idee chiare, soprattutto in libreria: si entra, si compra, si esce, «niente libera vendita», ossia aggirarsi tra scaffali e libri. Serenella Crivellari alla Sognalibro offre anche il caffè: «Un modo per accogliere amici e clienti dopo un mese di chiusura: in 19 anni che ho la libreria, è la prima volta che resto chiusa così a lungo. Ho fatto anche la casalinga in questo periodo –ironizza – e ho letto tanto», spiega dalla cassa, colorata con i fiori del suo giardino. Hanno letto tanto anche i suoi più clienti affezionati, che ieri sono tornati «hanno comprato di tutto, libri per bambini, gialli, ma soprattutto un libro che consiglio “I Giusti” di Jan Brokken (da leggere, un must, ndr)».

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Tutti in fila anche al Libraccio di piazza Trento Trieste, dove un passante vede e commenta: «ha riaperto la libreria, era ora! » . Sì, era ora, per tanti che mangiano pane e carta: «I nostri clienti grandi lettori che ormai hanno letto tutto ciò che avevano a casa» fotografa la direttrice Libraccio, Francesca Rosestolato che regola l’accesso: «Cosa chiedono? Di tutto, ma oggi Veronesi, e tanta Ferrante che si vende sempre. Tanti romanzi pochi saggi, la gente ha bisogno di non pensar troppo». Ma soprattutto ha bisogno di vestire i figli: «Certo, arrivano tante mamme che comprano per necessità, sanno cosa vogliono. Molte le clienti in questa mattinata e debbo dire che per me dopo 35 anni di lavoro e 40 giorni di vacanze forzate, riaprire il negozio oggi è stata una emozione, come fosse la prima volta», ammette Anastasia Mirandola di Kids Brands House di via Mazzini.

Ora? «Ora dobbiamo capire come andare avanti: non è facile vendere così con guanti, mascherine, la normalità arriverà». Sì, ma quando? E intanto ci sono i conti da far quadrare, in ogni attività: Marcella Petraro di Tutù, negozio specializzato in abiti per bimbi, ma da cerimonia, lo sa che è difficile: «Contenti per la riapertura? Sollevati? Certo lo siamo ma sapremo di più andando avanti: questo mese di chiusura – noi dal 10 lo siamo – è arrivato nel momento più sbagliato per noi, quando si programmano cerimonie, cresime, comunioni, battesimi e e tanto altro. Recupereremo? Non so, visto che tante cerimonie sono state annullate» e così gioco forza i vestitini rimangono invenduti. «La verifica la faremo più avanti a luglio, perché ricordo ciò che noi vendiamo lo abbiamo acquistato un anno fa ed ora è nei magazzini». E a fine estate arriveranno gli ordini autunno-inverno «e vedremo se avremo smaltito la merce di adesso».

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Il futuro è l’incognita maggiore, per tutti. Anche per chi ha attività storiche come la Cartoleria sociale di piazza Repubblica: Anita Stocchetti e Giorgio Voghenzi, moglie e marito, ieri armeggiavano in negozio in vista della riapertura: «Noi siamo anziani e dobbiamo dire che abbiano anche timori: è da un mese che non veniamo qui dentro, ora vedremo, da domani (oggi, ndr) pensiamo ad aprire». «Finalmente siamo riaperti, ma abbiamo dovuto rivoluzionare il negozio – dice entusiasta da via delle Scienze, Cartoleria Mantovani, Raffaele Mantovani che offre guanti e mascherine –. Tanti i clienti oggi e questo è un segnale anche se, debbo dirlo, lo Stato pur mettendo in campo sforzi per le piccole attività deve capire che questi non sono sufficienti. E i nostri fornitori fanno il resto». Lo spiega esibendo come esempio, mettendola sul bancone, la lettera della Koh-I-Noor Italia che lo autorizza la dilazionare i pagamenti. Perché non tutti fanno così: «le ditte tedesche nostre fornitrici non lo hanno fatto (Pelikan e Stabilo) quello di Koh I Noor è un gesto da apprezzare, di chi capisce». Da Carta Emporio, Raffaele Pettini, di vicolo della Luna conferma «Diversi clienti oggi, per un servizio che offriamo a tutti, un segnale di ritorno alla normalità». –

Daniele Predieri

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