Ferrara, Unife non vuole diventare “virtuale”: «Lezioni pure in aula per tutto il 2020-21»

Il rettore Zauli: il nostro focus restano i fuori sede presenti: «Famiglie del sud rinunciano, noi però ci espanderemo»

FERRARA. Unife non smetterà di crescere, partendo dal dato record di quest’anno che è di oltre 23mila iscritti. «È chiaro che l’emergenza coronavirus ci costringe a organizzare diversamente la nostra attività, ma garantisco a studenti e alla città la volontà di mantenere in presenza almeno una parte dell’attività didattica 2020-21, e di proseguire nella politica espansiva per gli anni successivi» è il messaggio del rettore Giorgio Zauli. Così l’università risponde alle famiglie, soprattutto di ragazzi meridionali, che hanno già comunicato l’intenzione di ritirarsi per timore dell’epidemia e dei costi diventati improvvisamente insostenibili, e agli investitori immobiliari decisi a rinunciare a nuovi studentati, con rischi per un indotto da 150 milioni di euro l’anno. In parallelo Zauli chiede al ministero aiuti concreti per sostenere i nuovi costi e propone un tavolo locale con Comune e associazioni.

IL QUADRO


Zauli risponde direttamente ai timori emergenti della città per la decisione del ministero di mantenere la didattica online fino a gennaio 2021: «Anzitutto rivendico l’autonomia universitaria sulle decisioni organizzative - è il suo punto fermo - Non condivido l’impostazione ministeriale di tenere tutto in sospeso fino a gennaio: le iscrizioni si decidono tra poco, famiglie e studenti non possono essere lasciati nell’indeterminatezza. La proposta che porterò quindi al Cda e al Senato accademico del 30 aprile sarà quindi di organizzare per il prossimo anno accademico, nella sua interezza, sia attività in presenza che e-learing. Ci sono evidentemente attività come tesi sperimentali, tirocini, esercitazioni che per loro natura devono essere fatte in presenza, ma siamo intenzionati a mantenere anche parte delle lezioni in aula, senza rinunciare a quanto di buono è stato fatto in questi mesi con l’e-learning. Lo diciamo chiaramente perché il nostro “core business” resterà lo studente fuori sede».



LE SOLUZIONI

Il rettore parla di «un centinaio di famiglie del sud che già ipotizzano trasferimenti in università più vicine alla loro residenza. Li capisco, soprattutto chi deve fronteggiare nuove difficoltà economiche, ma chi sceglie di restare o di iscriversi ex novo troverà un’offerta importante. Stiamo lavorando ad aule più grandi, aumentando il coinvolgimento della Fiera, e ad innovazioni didattiche: una prima parte del corso in video, per prendere contatto da soli con la materia, e poi in aula per proseguire. In questa maniera difenderemo anche il ruolo dell’università pubblica dal rischio-esodo verso le teleuniversità». Meno a portata sembrano le lezioni nel weekend proposte dal ministro, «chi paga gli addetti? L’aumento dei costi sarebbe rilevante».

Unife prepara anche agevolazioni concrete, «la proposta è di ridurre la terza rata ricalcolando l’Isee delle famiglie che hanno subìto un calo di reddito per via del coronavirus»; è in dirittura l’accordo con Tim per fornire sim ai tanti studenti che attivano gli hotspot con il cellulare.

LE RICHIESTE

Al ministro Manfredi, che ha chiesto un contributo di idee alle università in vista del documento sulle linee guida per le riaperture post-Covid, Zauli invia input chiari: «Non possiamo aspettare gennaio-febbraio per organizzarci, l’anno accademico va programmato in anticipo e per intero. Ci sono costi importanti da sostenere in queste situazioni, quindi mi attendo sostegno finanziario più che indirizzi organizzativi». Il rettore guarda poi alla città, proponendo «un tavolo con il Comune e le associazioni di categoria per agevolare la riapertura: anche a noi serviranno Dpi, igienizzanti ecc. Noi ci mettiamo tutto l’impegno possibile per proseguire nell’espansione, spingendo i cantieri per le nuove aule a Cona e via Machiavelli». —

Stefano Ciervo

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