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«Rischiamo di perdere ottomila imprese». La Cna lancia l’allarme: subito liquidità

Il direttore Benatti traccia un quadro della situazione economica. In provincia di Ferrara colmo di criticità 

FERRARA. L’ora più buia. È il momento più critico dal dopoguerra. Una crisi gravissima, che rischia di decimare il tessuto imprenditoriale ferrarese, se non si interviene con rapidità e con strumenti adeguati. È questa la diagnosi di Diego Benatti, direttore della Cna di Ferrara, l’associazione dell’artigianato e della piccola e media impresa.

«I numeri, purtroppo, parlano molto chiaro – dice Benatti – È passato un mese e mezzo da quando è cominciato il blocco delle attività produttive dovuto alla necessità di contenere il contagio. Su cinquemila aziende associate alla Cna, duemila sono completamente bloccate. Se proiettiamo questa situazione sulla totalità del territorio ferrarese, possiamo stimare una perdita del valore aggiunto provinciale pari al 40% circa».


Cassa integrazione

C’è un altro indicatore molto eloquente, ed è quello della Cassa Integrazione. Anche qui i dati sono sconfortanti: «Cna amministra le buste paga di mille aziende: di queste 571 hanno attivato la Cassa Integrazione, per complessivi 3.174 addetti. È la prima volta, nella storia di Cna, che si verifica un dato del genere».

Ma il grado di disorientamento delle imprese è testimoniato anche dalla mole di lavoro che Cna ha fronteggiato in questa difficilissima fase: «abbiamo gestito oltre 1.600 richieste di chiarimento sui provvedimenti del governo, sui criteri da applicare per quanto riguarda aperture e chiusure, sulle modalità per ottenere i (peraltro magri) indennizzi dello Stato, e via dicendo».

Insomma, uno tsunami, nel vero senso della parola, un uragano che se non fosse arginato potrebbe radere al suolo il tessuto economico del nostro territorio provinciale. Come reagire? «Prima di tutto – risponde Benatti – servono certezze. Certezze applicate ad alcuni strumenti fondamentali: provo ad elencarli».

Il primo: cassa integrazione per un periodo molto lungo. «Le aziende non usciranno certo da questa crisi in tempi rapidi. Per tornare a produrre ricchezza con un ritmo paragonabile a quello precedente l’emergenza, serviranno almeno tre o quattro mesi: quindi, abbiamo bisogno di cassa integrazione almeno fino alla fine del 2020. In mancanza di questo, rischiamo che le aziende siano costrette a contrarre l’occupazione».

Esigenza di liquidità

Altra grande esigenza, la liquidità. Le aziende, per ricominciare a operare, hanno bisogno di soldi in cassa. «Da un lato – spiega il direttore di Cna Ferrara – c’è sicuramente la necessità di finanziamenti garantiti dallo Stato. Ma è quanto mai necessario anche che vi sia un’iniezione diretta di liquidità da parte dello stato verso le piccole e medie aziende e verso l’artigianato: in parole povere, servono contributi a fondo perduto. In quantità elevata e per un periodo sufficiente lungo».

Cosa accadrebbe in mancanza di provvedimenti così vasti? Benatti dipinge uno scenario da incubo. «Il rischio vero è moto chiaro: quel 40% di aziende che ora sono chiuse potrebbero essere costrette a chiudere definitivamente. Proiettata a livello territoriale, questa situazione comporterebbe la perdita di almeno 8mila aziende delle 38mila attualmente iscritte alla Camera di commercio di Ferrara. Non esagero: nel 2008 ne perdemmo 10mila e la crisi, fu molto meno grave di quella attuale».

Le misure necessarie, tuttavia, non finiscono qui: «serve anche una immediata “moratoria sulla burocrazia” – sostiene Benatti – Bisogna dare più fiducia alle aziende, dando più valore alle autocertificazioni, sospendendo la mole impressionante di adempimenti burocratici che le imprese sono costrette a osservare quotidianamente».

La sicurezza

Infine, un ragionamento sul tema della sicurezza. «Sappiamo bene quanto sia importante – spiega Benatti – Ma bisogna individuare lo strumento giusto per garantirla. Da sempre il rispetto dei codici di sicurezza nelle piccole e medie imprese è garantito dalla cosiddetta bilateralità, vale a dire dal rapporto diretto, a livello territoriale, tra rappresentanze sindacali e associazioni imprenditoriali. Non c’è alcun bisogno di inventare nuovi tavoli, o nuovi strumenti di controllo: nelle piccole e medie aziende imprenditori e collaboratori operano fianco a fianco, e la sicurezza è interesse degli uni e degli altri».

I dipendenti

Il sistema Cna, nel complesso, come sta reagendo all’emergenza? «I dipendenti di Cna Ferrara sono 180 – dice Benatti – e vanno ringraziati per l’enorme impegno che stanno mettendo nel sostenere le imprese, assisterle e aiutarle. Facciamo largo uso di smart working, spesso si lavora da casa, ma l’impegno di tutti non è mai mancato. Siamo stati i primi in provincia, a spostare sul web tutte le nostre riunioni, formali e informali, tra organi dirigenti e tra colleghi. Vanno ringraziate anche imprenditrici e imprenditori, per il grande coraggio con cui affrontano questa terribile emergenza, e per la lucidità con cui avanzano proposte, propongono soluzioni, pensano a come ripartire». —

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