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I frontalieri degli affetti con poche speranze: «Deroga difficile, intanto soffriamo ancora»

Da sinistra, Zelika Milani con il padre Pietro prima della pandemia; a lato, la centenaria Claudina Barbieri

Altre storie dalle famiglie divise tra Emilia e Veneto. Feste di compleanno solo virtuali e ponti che restano invalicabili 

FERRARA. La speranza è che i prefetti trovino una soluzione alle difficoltà dei “frontalieri degli affetti”: ovvero quelle famiglie divise tra Emilia e Veneto che, a bocce ferme, non potrebbero incontrarsi nemmeno dopo il 4 maggio. All’unisono o quasi i malaugurati protagonisti di una vicenda dai contorni paradossali manifestano scetticismo: «Una deroga? Proviamo a crederci, ma sappiamo che sarà difficile». Intanto si accumulano le testimonianza dei ferraresi che hanno i propri cari a pochi chilometri di distanza. Ma un Dpcm sempre nel mezzo.

«NIENTE COMPLEANNO DEL NIPOTE»


Zelika Milani, 35 anni, barista al Caleffi di Ferrara, vive a Santa Maria Maddalena. «Mio padre e mia madre abitano a Berra. Non li vedo da fine febbraio. Prima, lavorando, non ne avevo il tempo, poi il bar ha chiuso. Provvedimento giusto, per carità. Ma non poter andare dai parenti perché siamo in due regioni diverse, anche se a pochi chilometri, è un po’ assurdo. Mi manca anche mio nipote, pensi che ha compiuto tre anni il mese scorso. Qui stiamo perdendo momenti molto importanti, il conforto degli affetti. Il 90% di chi sta a Santa Maria ha la sua vita tutta a Ferrara. Mica stiamo chiedendo di andare a mangiare una pizza a Cattolica. Ho contattato il sindaco di Occhiobello, sta interessando le prefetture. Spero che l’eventuale deroga riguardi non solo chi deve andare a Pontelagoscuro o Barco».

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«IL TELEFONO? SIAMO UN PO' SORDI»

Antonella Visin, 56 anni, vive e lavora a Ferrara da 30. «Vivo con mio marito e tre figli e questo mi fa sentire comunque fortunata e mi ha trattenuto fin qui dal lamentarmi. Ma in Veneto, a Castelguglielmo, ho i genitori: mio padre da anni vive con l’ossigeno a permanenza, accudito da mia madre, che per fortuna sta bene, e da mio fratello. Non li incontro dall’8 marzo. Sentirsi al telefono non è la stessa cosa, specie con i genitori: siamo tutti un po’ sordi e bisogna alzare la voce, ripetere. Poi da due anni la mia figlia più grande sta a Occhiobello».



«LA FESTA DEI 100 ANNI A DISTANZA»

Raffaella Fornasari, 64 anni, è di Bondeno. «Mia mamma Claudina mercoledì ha fatto 100 anni nella casa di riposo di Ficarolo, le visite sono interrotte da tempo. Con l’altra sorella e i miei due fratelli le abbiamo fatto una gran festa in videochiamata, anche il sindaco Saletti ha fatto gli auguri. Spero di poterla incontrare ancora, sa com’è, ha un’età molto avanzata».

«QUEL PONTE E' PROIBITO»

Claudio Franceschetti, 72 anni, di Santa Maria. «Ho una sorella a Pontelagoscuro di 83 anni. Oddio, anche prima del virus, non è che ci vedessimo spesso. Quando passavo dalle sue parti mi fermavo anche. Ma adesso quel ponte sul Po, noi veneti, non lo possiamo attraversare». —

Fabio Terminali

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