La città post Covid dell’urbanista Unife «Stili di vita attivi e meno automobili»

L’idea di Farinella sull’esempio dei centri urbani europei «Cominciamo da parcheggi, corso Isonzo e via Mazzini» 

Parigi vuole uscire dall’emergenza Covid «accelerando la svolta ecologica», ha detto il vicesindaco Emmanuel Gregoire. La città inglese di York ha messo a senso unico i suoi vicoli stretti. Bologna ha promesso di riservare le strisce blu ai tavolini dei ristoranti, per guadagnare spazi, e medita di cambiare il Piano urbanistico già presentato. E Ferrara? Il tema della città nella Fase 2 avanzata e nella Fase 3 non è ancora in agenda, ma un primo contributo può arrivare dall’università, che ha messo in cantiere una iniziativa “glocal” mercoledì prossimo grazie all’iniziativa di un gruppo di urbanisti guidati da Romeo Farinella. L’idea di base è sfruttare al meglio per stili di vita attivi gli spazi disegnati più che altro per le auto, e rendere più sostenibile una città che resta tra le più inquinate della Pianura padana, dove il virus viaggia anche sulle particelle di smog.

visione d’insieme


Farinella ammette di voler inquadrare il problema in una cornice internazionale anche per rispondere «a certe analisi superficiali che si sono lette in questi giorni. In realtà questa crisi sanitaria - spiega il docente, che a Unife è direttore del Laboratorio di progettazione urbana e territoriale del Dipartimento di Architettura - ha esasperato le disparità sociali tra realtà sociali e modelli di vita, tra chi può scegliere di andare a vivere nei borghi o in case da 200 metri quadri, e vede gli anziani come il centro del problema, e la maggior parte delle città mondiali, che hanno “scoperto” di essere sostenute dai poveri, colpiti in maniera particolare dalla crisi». Un ragionamento, tra parentesi, valido anche per la nostra manodopera agricola e per le badanti.

L’altro punto di partenza è che la crisi sanitaria arriva «assieme ai cambiamenti ambientali e di stili di vita imposti dal clima, e i due temi stiamo scoprendo quanto siano convergenti: serve una città più resiliente».

cosa c’è da cambiare

L’urbanista ha rafforzato in queste settimane di camminate solitarie per le città murata la sua convinzione, messa per iscritto per la rivista “Dialoghi urbani”, sull’esigenza d’intervenire in maniera incisiva: «Quartieri residenziali del secondo dopoguerra, la zona Giardino-Arianuova ad esempio, sono costruiti male, nel senso di essere al servizio delle auto. Lo si vede dalla dimensione delle strade e dei marciapiedi, in certi punti possono passare quattro auto affiancate mentre per i pedoni ci sono 80 centimetri. Considerata l’importanza di camminare e andare in bici, ancor di più dopo il lockdown, va ripensato il ruolo dell’automobile - è l’idea di Farinella - per promuovere stili di vita attivi».

Prendendo spunto da città francesi e inglesi, poi, finiscono per essere rivalutati «i fiori e le erbe che crescono spontaneamente nelle aree verdi: abbiamo visto in queste settimane come la natura può diventare protagonista anche degli spazi urbani».

da dove partire

Si può partire dal Piano urbano della mobilità, che prevede zone 30, piste ciclabili e parcheggi scambiatori? «Dipende dalla qualità degli interventi - conclude Farinella - mi pare che da linee guida condivisibili si passi a misure quantomeno incerte. Si potrebbe partire da corso Isonzo, un’autostrada urbana da ridisegnare, ma anche da via Mazzini, che non ha senso mantenere ciclopedonale, visto il conflitto permanente tra bici e pedoni. Mi domando anche, e lo fanno regolarmente i colleghi che invito a Unife, come si possa coniugare il riconoscimento di Patrimonio Unesco delle Mura con la presenza di parcheggi in piazza Travaglio, sopra e a ridosso della cinta; per non parlare del nuovo silos in pieno centro». Sì ai parcheggi scambiatori, insomma, ma al posto di aree centrali.

stefano ciervo

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