Fabbri: «Per i Lidi ci sono opportunità, bisogna fare presto e salvare la stagione»

Il consigliere regionale ed ex sindaco di Comacchio guarda alla fase 2 E per l’immediato non teme una “invasione”: possiamo accogliere tutti 

COMACCHIO. Per la prima volta Comacchio ha un proprio rappresentante in Regione, una voce nella maggioranza che governa l’Emilia-Romagna: Marco Fabbri, ex sindaco di Comacchio, siede nell’emiciclo, lato sostegno al presidente Stefano Bonaccini. Così in viale Aldo Moro, a Bologna, possono essere portate all’attenzione le esigenze e le peculiarità anche di quel territorio, per tanti versi differente dal resto della costa. In particolare i suoi Lidi, in cui la ricettività, a differenza della vicina Romagna, si fonda sulle seconde case, dove le spiagge mostrano due volti distinti, più corte nei Lidi nord, infinitamente più lunghe a Estensi e Spina. Spiagge che, a oggi, restano precluse a passeggiate e corse. Partiamo proprio da qui.

Fabbri, spiagge ancora chiuse: non si poteva aprirle come i parchi?


«Posto che gli spostamenti sono limitati alla provincia, da Ferrara o da Cento si può venire fino al mare, hanno fatto bene a mettere una limitazione, serve gradualità. Ce l’immaginiamo tutti che, una volta in spiaggia, non si sarebbe resistito a non utilizzare quegli spazi come si era abituati a fare, ma non è il momento del beach volley... Poi, è vero che la Sardegna sta subendo gli stessi provvedimenti attuati per la Lombardia e questo non funziona: forse le Regioni avrebbero bisogno di maggiore autonomia. Ma, ripeto, il provvedimento è precauzionale, due settimane di divieto in più ci stavano, tanto più ricordando l’esperienza d’inizio marzo, quando sulla costa si riversarono migliaia di persone: certo, allora c’erano anche i ristoranti aperti, però...».

I sindaci di Riccione e Bellaria hanno fatto ricorso al Tar contro questo provvedimento, Comacchio no.

«In Romagna hanno meno aree verdi rispetto a noi, quindi da loro è un tema più sentito, ma credo che quella della Regione sia stata una scelta equilibrata. Rispetto alle aperture serve gradualità, anche su base regionale e provinciale. Bergamo non può avere le stesse tempistiche di Alghero e Ferrara».



Ecco, a livello provinciale anche le aperture dei parchi non sono state omogenee, a Ferrara si preannunciano forti limitazioni: non teme che, già il prossimo weekend, tanti cittadini si possano spostare sul litorale per fare attività fisica e passeggiate?

«Capisco i provvedimenti dove ci sono pochissimi parchi o sono minuscoli, ma la provincia di Ferrara non ha di questi problemi di assembramento: si può tenere la distanza, nelle valli di Comacchio come sulle Mura di Ferrara. Sarebbe un problema se arrivasse la massa di lombardi o dal piacentino: a Ferrara i numeri sono sempre contenuti, ci sono tantissimo verde e natura: se la gente capisce che può venire a fare delle belle passeggiate senza assembramenti, il problema non c’è. Diverso sarebbe su Riccione, dove tutto è molto piccolo e cementato, ha meno spazi rispetto a noi».

Alziamo lo sguardo verso l’estate: cosa ci si può attendere per il litorale comacchiese? Cosa c’è da fare?

«Il presidente Conte, rispetto all’idea di riapertura di stabilimenti balneari e attività turistiche, ha detto poco o niente e questa è una grave carenza. In Spagna, per esempio, hanno deciso per un’apertura graduale ma di tutte le attività, sapendo che si può tornare indietro, ma hanno deciso di provare, fissando una data, facendo distinzioni per province, dando delle linee per i ristoranti, che in un primo tempo potranno utilizzare un terzo dei coperti, poi la metà. La stagione estiva da noi non si può dare per persa, non si può. In Spagna da giugno potranno andare in spiaggia i residenti delle province affacciate sul mare».

Quindi, come attrezzarsi?

«Sappiamo che il turismo straniero non ci sarà: io in quello italiano, a partire da quello provinciale e poi regionale, ci spero. Bisogna che il presidente Conte consenta di far arrivare almeno dalla nostra regione i turisti, così come i proprietari di seconde case, partendo magari da quelli residenti in provincia. Se si apre la possibilità di fare accoglienza, dobbiamo essere pronti».

Con quali numeri? E puntando su cosa?

«Ho letto un sondaggio, un 55% di italiani ha detto che non può o teme di andare in vacanza, ma un 45% ha detto che ci andrebbe e preferirebbe la seconda casa, piuttosto che l’albergo con i suoi spazi comuni. È una richiesta che calza perfettamente con la nostra offerta, fatta principalmente di seconde case. E ho già rivolto un invito alle nostre agenzie e agli operatori del settore operatori, perché alberghi e campeggi hanno già fatto una proposta di protocollo per le loro apertura: fatelo anche voi, per Comacchio questa situazione diventa un’opportunità».

Cosa bisognerà mettere in campo? Proprietari e agenzie sapranno farsi trovare pronti?

«Non immagino un protocollo complicato e una volta che le agenzie si preparano ad applicarlo, sarà fatta. Serve un protocollo uguale per tutti, magari bisognerà affidarsi a una ditta specializzata per le sanificazioni, ma l’importante è predisporlo e proporlo. Non sono in molti che stanno pensando alle seconde case, facciamolo noi e facciamolo in fretta».

Anche gli stessi ferraresi potrebbero riscoprire i vantaggi delle seconde case ai Lidi...

«Sì, anche questa è una possibilità. Però bisogna mettere dei paletti e in fretta, al massimo entro una decina di giorni, con gradualità, ma dando date sicure: provinciale e regionale, all’interregionale ci guarderemo in un secondo momento. Da qui a due settimane mi auguro che, a livello provinciale, qualcosa si muova».

Questa strana estate sembra anche voler fare riscoprire legami familiari e amicizie, anche attraverso l’uso o l’affitto delle case per le vacanze.

«Sì, penso anch’io che verranno riscoperti. E scoprire magari cose che davamo per scontate o non conoscevamo: ho accompagnato tanti ferraresi, che non c’erano mai stati, in valle, al Bettolino di foce o al Boscone della Mesola». —

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