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Mirabello, chef appena arrivato getta già la spugna: «Niente prestito e prospettive nere»

Eduardo Tarantino, un master con Beck, aveva aperto a Mirabello. Pochi mesi, poi lo stop: bollette e affitto corrono, dubbi sulla ripresa 

MIRABELLO. Mentre si scatena la battaglia istituzionale sulle riaperture anticipate a Ferrara, c’è chi ha già preso l’amara decisione di chiudere per sempre. Ed è un segnale particolarmente significativo in quanto arriva da un operatore della ristorazione certo non improvvisato, e per via del fatto che non deriva solo da una situazione obiettivamente particolare (attività appena avviata) ma anche da considerazioni più generali sul futuro prossimo dell’intero settore.

PROGETTO DI VITA

Eduardo Tarantino ha 38 anni e appartiene «ad una famiglia di ristoratori, da generazioni: con la mia famiglia abbiamo ristoranti a Roma e Capri, personalmente sono in cucina da bambino e ho conseguito un master di alta gastronomia con Heinz Beck». Uno chef esperto, dunque, che un anno fa aveva maturato una scelta di vita: «Ho deciso di lasciare Roma per via della qualità della vita, compromessa da stress, rifiuti, rischio criminalità, soprattutto dopo la nascita di mia figlia, che oggi ha tre anni. Assieme a mia moglie avevamo deciso di ripartire da un posto tranquillo e con potenzialità, e la scelta era caduta Mirabello con la sua Osteria delle sabbie». L’inaugurazione della nuova attività di ristorazione è avvenuta nel dicembre scorso, con un nome evocativo per il luogo, Osteria Le Pradine. Circa 65 coperti interni più una distesa da rilanciare proprio in questi mesi, menù che fonde la cucina romana con specialità del territorio. Partenza incoraggiante, prenotazioni fitte per la primavera di ritrovi, festività, cresime ecc. Sul più bello arriva la mazzata del coronavirus.

IL MIRAGGIO DEI CONTRIBUTI

«Ci siamo ritrovati a dover chiudere, licenziando i tre dipendenti e restando solo io e mia moglie a gestire questa fase, attraverso una ditta individuale che tra l’altro espone a rischi maggiori di altre - racconta lo chef - Per pensare di resistere e ripartire sarebbe necessario un aiuto finanziario importante, e per questo ci siamo rivolti alle banche per chiedere i 25mila euro, studiandoci il decreto liquidità». Non potendo esibire uno storico dei fatturati, ed in particolare l’autocertificazione del giro d’affari dell’anno scorso come richiedono di solito le banche, Tarantino ha presentato domanda sulla base della finestra riservata alle imprese nate dall’1 gennaio 2019 in poi, che prevede un’autocertificazione del costo medio del personale 2020-22. «Diventa però molto difficile accreditare previsioni di questo genere per un’attività appena nata, che ha bisogno di lavorare un paio d’anni per consolidarsi, e le banche hanno recepito il decreto come ritenevano loro: sono imprese, non è sorprendente» è il suo amaro riconoscimento. Lo chef si è rivolto direttamente ai funzionari del Fondo nazionale di garanzie, senza però ottenere nulla. Morale: niente prestito.

BATTAGLIA IMPOSSIBILE

Nel frattempo «le bollette continuano ad arrivare e il proprietario dei locali emette fatture per l’affitto. Le tasse locali? Lo slittamento non basta», così Tarantino mette in fila gli ostacoli reali contro i quali cozza il suo sogno. C’è poi un ragionamento in prospettiva che, se possibile, è anche più preoccupante: «Ho provato a ragionare di una ripartenza, prima o poi. A parte plexiglass e distanziamento tra i tavoli, mi sono chiesto quale cliente ci si possa aspettare di avere nel prossimo futuro. Abbiamo tanti cassintegrati e in tanti hanno paura del possibile contagio, ad esempio attraverso l’aria condizionata. Puntare tutto sulla distesa? Sono dubbioso del fatto che comitive con bambini possano rispondere bene, e si parla solo del periodo estivo». Per questo lo chef dice di aver già preso la sua decisione, «sto avviando le pratiche per la chiusura del locale, siamo molto dispiaciuti perché restare a Ferrara, dove la bimba era già iscritta all’asilo, diventa molto difficile in queste condizioni». Speriamo sia solo un arrivederci. —

Stefano ciervo

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