Contenuto riservato agli abbonati

«Caricento, Credem è la soluzione migliore Accorperemo filiali, i crediti sono a posto»

Giuseppe Pallotta, presidente centese, affronta i temi del momento dopo la “pulizia” del bilancio 2019 e in vista dell’assemblea del 5 giugno 

CENTO. Giuseppe Pallotta non poteva scegliere un momento più complicato per prendere il timone della Cassa di Risparmio di Cento. L’onda che l’ha portato alla presidenza è stata provocata dallo tsunami del fallimento della trattativa per la vendita della banca a PopSondrio, e appena tre mesi dopo l’insediamento, con i numeri che segnavano un’inversione di tendenza rispetto al -15 milioni del bilancio 2019, ecco l’emergenza coronavirus. Con Credem e l’assemblea del 5 giugno alle porte.

Cominciamo dal Covid: per le banche tanto lavoro, pochi margini e prospettive radicalmente cambiate.


Mi lasci dire che sono molto contento di essere tornato a lavorare in Emilia, dopo le mie esperienze di dirigenza bancaria in questa regione. Già nei primi giorni di crisi ho voluto mandare un messaggio video a tutti i dipendenti per ringraziarli del lavoro, rischioso, che stanno compiendo. Caricento peraltro è stata tra le prime ad attrezzare le filiali con plexiglass, guanti, sanificatori e mascherine. Abbiamo poi istituito una task force che si occupa solo di questioni collegate al Covid, con una mole di lavoro rilevante per una banca come la nostra: 1.600 richieste di moratoria, che affrontiamo in Cda, 300 anticipi Cig e 800 prestiti di 25mila euro. A proposito di questi ultimi posso annunciare che siamo già in grado di effettuare le prime erogazioni, certo ci sono state dichiarazioni improvvide su 1-2 giorni per avere i soldi, servono sempre analisi di merito creditizio per queste pratiche.

L’esperienza del sisma ha però aiutato e non ho notizie di clienti insoddisfatti.

Di sicuro nel Piano industriale triennale non avevate considerato, ad esempio, un crollo del Pil del 9%. Lo rivedrete?

Il primo trimestre si è chiuso in maniera brillante, in linea con le aspettative rispetto ad un 2019 nel quale è stato necessario intervenire su due fronti. Il Piano industriale resta la nostra stella polare, il Covid è un tema aperto ma faccio fatica a prevedere cosa succederà tra otto mesi. Certo l’impatto occupazionale, sull’attività dei tribunali e sul modo di lavorare di tutti noi sarà importante, quindi per ora non cambiamo il Piano ma saremo pronti quando sarà il momento.

Facciamo un passo indietro, al “rosso” 2019. Ha inciso sull’operazione pulizia la presenza degli ispettori Bankitalia?

L’ispezione si è conclusa in “presenza”, stiamo attendendo la relazione degli ispettori il cui lavoro ha avuto un’impronta collaborativa. Il risultato 2019 ha sicuramente risentito della volontà del Cda di alleggerire le posizioni relative a diamanti e crediti. Per quanto riguarda i diamanti, riteniamo sia un discorso chiuso con il nuovo accantonamento: siamo tra le banche più virtuose avendo riacquistato dalla clientela tutti diamanti venduti, riconoscendo così gli errori che ci sono stati sicuramente nel passato. I volumi venduti (oltre 20 milioni, ndr) sono superiori agli accantonamenti (11 milioni in due anni, ndr)? Sì, abbiamo iscritto i diamanti al lavoro valore di mercato nel listino internazionale, quindi non si è trattato di un azzeramento. Le cause ancora aperte, una decina, sono minimali.

L’altro fronte è quello dei crediti: a che punto è la “pulizia”?

La qualità del credito è molto buona, lo posso dire anche dopo i confronti con altre banche. Il coverage è superiore a istituti molto più blasonati del nostro, e di recente anche la stampa nazionale ci ha gratificato dell’etichetta di banca «molto appetita» dal mercato. Completa il quadro il possibile allentamento di alcuni indicatori patrimoniali da parte delle autorità bancarie. Aumenti di capitale? Bisogna chiedere agli azionisti, comunque non ve ne sono in previsione.

Chiuderete filiali?

Vogliamo accorciare la filiera dell’attività commerciale e razionalizzare la rete, senza ricadute sul personale, lo sottolineo. Ho visitato quasi tutte le 47 filiali, ve ne sono di molto vicine, a distanza di 3-4 chilometri, ne accorperemo continuando a seguire da vicino i clienti. Le 20 filiali di città e provincia resteranno il punto di riferimento del territorio, le 2 aperte in Romagna stanno andando molto bene e possono aprire una strada.

E veniamo a Credem: come vede una possibile integrazione, dopo l’apertura di colloqui in esclusiva per la vendita?

La struttura delle due banche, la loro molto più grande, è molto simile. Il Cda si è detto lusingato e personalmente sono molto contento dell’interessamento di un istituto così solido e stimato. È la migliore soluzione che ci potesse essere.

I piccoli azionisti sono in agitazione, hanno visto sfumare Popsondrio e ora, con Credem, hanno visto analisti stimare la loro banca 55 milioni, con azioni che scenderebbero di molto rispetto ai valori di carico. Cosa si sente di dire loro?

Guardi, non entro nel merito di queste valutazioni ma in questi giorni ho parlato con decine di azionisti e tutti mi hanno espresso soddisfazione per l’ipotesi Credem. Siamo in fase embrionale, ancora non c’è la due diligence: personalmente spero che l’operazione si concluda. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA