La proposta per Ferrara: scuola all’aperto e a giugno

L’economista Gandini: lo facevano contro la Tbc, la città candidata ideale. E il Comune ha già mostrato interessamento

FERRARA. Il governo sta lavorando per la riapertura delle scuole in presenza da settembre, con possibile utilizzo dei cortili per i servizi educativi dell’infanzia, già a luglio. Alcune ipotesi vanno in effetti nella direzione di sfruttare, per quanto possibile, gli spazi aperti e di recente lo stesso Patrizio Bianchi, presidente della task force del ministero, ha suggerito che «il Trentino dovrà sfruttare i suoi boschi, Milano i musei, Roma i suoi parchi. Il territorio è materia educativa, la comunità educante non sono solo muri e professori». Da qui, e da considerazioni sulla relativamente bassa incidenza di mortalità fatta registrare dalla nostra provincia, parte la proposta di Andrea Gandini, curatore dell’Annuario economico di Ferrara, per sperimentare qualche forma di scuola all’aperto: l’obiettivo è settembre, ma la suggestione è provare qualche esperienza già a giugno. E il Comune di Ferrara ha già mostrato interesse.

La cornice


Gandini è convinto di questa opzione, «ne ho parlato con diversi istituti scolastici ferraresi e l’assessore Dorota Kusiak, dopo aver ricevuto la proposta, si è detta pronta ad approfondire». Perché Ferrara? L’ex sindacalista ha messo in fila le province italiane sulla base del rapporto tra l’indice di mortalità di febbraio/marzo di quest’anno e del 2019, scoprendo che Ferrara occupa l’88º posto nella classifica dell’incremento, con +0,9%, al pari di Gorizia, e molto avanti a tutti gli altri territori del centro-nord. E anche per livello di contagiati, come noto, Ferrara assieme a Rovigo (ma ora pure Ravenna) rappresenta l’area meno “rossa” delle regioni padane. L’assunto è dunque che l’apertura di scuole, si parla sempre di infanzia e primaria, comporterebbe da noi meno rischi di contagio che altrove.

Gandini rispolvera poi la storia delle scuole pubblica all’aperto di inizio ’900, «per i bambini poveri che rischiavano di contrarre la Tbc. Dopo qualche esperienza all’aperto si notò che questi studenti apprendevano più e meglio di altri, per cui furono estese a tutti i bambini». Nell’area emiliana vi furono esperienze significative: l’orario andava fino al pomeriggio, le lezioni duravano al massimo 30-40 minuti, in alcune scuole era stato introdotto il banco-zaino in modo da stare anche nel bosco, in campagna o in spiaggia. Anche il quel caso la molla fu appunto l’esigenza di affrontare una malattia respiratoria, poi si apprezzò le potenzialità educative di queste lezioni.

La proposta

Per Gandini si tratterebbe di individuare alcune candidate «tra le scuole primarie dotate di un ampio giardino, a Ferrara ce ne sono molte», ed organizzare sperimentazioni a classi ridotte, «anche dimezzate. Il personale c’è perché le insegnanti lavorano per tutto giugno, oltre che qualche giorno di luglio, se fosse necessario un potenziamento si potrebbe attingere dalle coop. È importante cominciare subito per due motivi: arrivare a settembre senza aver fatto esperienza significa precludersi, di fatto, questa opzione, e bisogna considerare che le famiglie hanno adesso un disperato bisogno di aiuto, con la ripresa dell’attività lavorativa». Serve però il via libera da Roma e al momento, in attesa appunto della commissione Bianchi, mancano segnali in questa direzione. —

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