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Ferrara, appello dei ristoratori: «Su come ripartire la politica ci ascolti»

FERRARA. Crediti d’imposta, sospensione mutui, proroga della cassa integrazione, azzeramento delle tasse locali, ma anche più elasticità sugli orari e l’utilizzo degli spazi esterni. Sono le richieste dei ristoratori emiliano-romagnoli che hanno presentato alle istituzioni un manifesto in 24 punti per poter ripartire.

700 OPERATORI IN REGIONE


L’iniziativa, promossa dal movimento Ristoratori Emilia-Romagna, un gruppo nato in modo spontaneo solo poche settimane fa e che oggi può contare sull’adesione e sostegno di oltre settecento realtà, singoli ristoratori e gruppi già organizzati a livello provinciale, è stata presentata in una conferenza stampa itinerante che ha toccato varie città della regione. «Ci stiamo proponendo agli interlocutori politici per costruire insieme, nel rispetto dei ruoli e della sicurezza sanitaria, percorsi sostenibili per la ripresa dell’attività – dice il portavoce del gruppo, Federico Riccò – e i riscontri sono positivi. Le adesioni sono in costante crescita e stanno arrivando, oltre che da ristoratori, anche da aziende e Consorzi della filiera in cui noi siamo inseriti».

PROBLEMI E RICHIESTE

«La nostra richiesta principale – spiega il gruppo di ristoratori – è quella di poter partecipare ai tavoli tecnici come esperti del settore e decidere insieme quelle che saranno le regole per riaprire. Poi le proposte sono svariate e possono essere differenti da provincia a provincia, anche se ci sono alcuni problemi comuni come la sospensione dei tributi e delle spese fisse in capo agli enti locali o la richiesta di cassa integrazione». Un punto però deve essere chiaro: «Aprire per aprire non ci interessa e anzi può essere controproducente. Ripartire con le regolamentazioni restrittive e con la problematica che le persone saranno sicuramente diffidenti a frequentare luoghi pubblici, per noi potrebbe essere un'arma a doppio taglio». —

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