Contenuto riservato agli abbonati

Lidi, sfida contro il tempo. Ma c’è chi ha deciso di non aprire il Bagno

Il rebus spese e un futuro che resta pieno di dubbi e incognite. Ferma anche la mitica sala da ballo del Piccolo Bar di Porto Garibaldi 

LIDI. Uno stabilimento balneare che funziona bene incassa in quattro mesi quello serve per far vivere tranquillamente una famiglia per tutto l’anno. Ma se per caso le cose vanno male, le spese vive sono alte e non si può decidere di non pagare. Attualmente uno stabilimento medio piccolo come tanti, con una concessione demaniale di 5mila mq di spiaggia, strutture fisse per 200 mq, di cui 100 di difficile rimozione, paga al demanio per la concessione dell’arenile secondo quanto previsto dalla legge circa 7mila euro l’anno ovvero circa 600 euro al mese. In più ci sono le tasse fisse, gli investimenti per la struttura, il personale, i bagnini. Cosa fare se si è già in crisi e le prospettive di guadagno sono al massimo di poco più di due mesi e senza alcuna certezza? Restare chiusi, così da non dare inizio all’attività e non avere tasse da pagare oltre al canone, obbligatorio.



E se quasi tutti stanno spingendo sull’acceleratore come il Prey e La Rotonda, a Porto Garibaldi molto probabilmente due stabilimenti resteranno chiusi, così come a Lido degli Estensi. «Abbiamo invitato tutti ad aprire comunque anche perché sarebbe una bega non da poco», dicono dai consorzi. L’accesso alla spiaggia va comunque garantito così come la sicurezza nell’area data in concessione che andrebbe recintata e sorvegliata. Non guadagneremo ed è già grasse se arriveremo a coprire le spese, ma dobbiamo ripartire».

NON SOLO BAGNI

In crisi profonda anche locali e negozi. Il mitico Piccolo Bar di Porto Garibaldi, l’unica “balera” rimasta ancora sulla nostra costa vedrà le porte chiuse: «Non abbiamo molte alternative, non sappiamo nemmeno come fare se tanto la gente non può ballare». Ed anche l’edicola sul lungomare pare abbia già preso una decisione.



«Non ci sono delle regole, questo governo ci ha lasciato soli - dice Pier Paolo Carli, titolare del Bagno Astor -, vorrei capire una cosa: su una spiaggia si rischia il contagio. In una chiesa, in uno stadio, nel salone di un barbiere o di una parrucchiera, in una palestra, in un corso di una cittadina, in una scuola, in un supermercato e in tanti altri luoghi non si rischia. Adesso basta, il governo deve dare delle indicazioni, delle direttive perché dobbiamo ripartire. Altrimenti chiudiamo tutti e stop. Ammesso che riusciremo a sopravvivere a questa assurda estate senza aiuti». —

A.B.

© RIPRODUZIONE RISERVATA