Contenuto riservato agli abbonati

Ferrara, così i disoccupati salvano l’agricoltura: da barista a bracciante

Le testimonianze dei lavoratori travolti dall’emergenza Covid e reclutati nei campi: «La fatica di raccogliere le fragole? Non così dura come restare a far niente»

FERRARA. Mancano alcuni minuti alle 10 e il cielo coperto delle prime ore del mattino ha lasciato spazio a un sole che scotta. Fa caldo, tra i filari di fragole della Floricoltura Baraldi di Montalbano, ma la raccolta prosegue di buona lena. I braccianti lavorano a file alternate, mantenendo una distanza di sicurezza di tre metri, e le cassette basse di legno poste su agili carrelli si colorano di rosso a ritmo regolare.

SQUADRA PERDUTA


È una campagna diversa dalle altre, quella cominciata qualche giorno fa. Al posto degli stagionali dell’Europa dell’Est che tutti gli anni raggiungevano il Ferrarese per impiegarsi nei campi, ci sono bariste, commesse, giovani disoccupate. Il coronavirus ha tenuto lontana la manodopera straniera, e l’agricoltura ha dovuto riorganizzarsi: «Avevo la mia squadra fissa di operaie polacche per la raccolta della frutta - spiega Franco Baraldi - Un gruppo di venti-venticinque persone, quasi sempre le stesse. Con la pandemia non hanno potuto muoversi, e così come tante altre aziende mi sono ritrovato con un grave problema di mancanza di manodopera». Fin da subito Baraldi ha cercato di trovare un’alternativa: «A dire il vero avevo anche ricevuto tante telefonate da parte di persone in cerca di un impiego, ma non appena sentivano parlare di fragole si spaventavano e si tiravano indietro: troppa fatica rimanere chini ore e ore».

Coronavirus, i disoccupati ferraresi salvanno l'agricoltura



Una fatica a cui non si sono sottratte al contrario le “nuove” braccianti reclutate grazie al patto stretto fra Organizzazioni professionali agricole, Centri per l’Impiego e Comune di Ferrara per risolvere la doppia emergenza della mancanza di manodopera e della “bolla” di disoccupazione esplosa per le chiusure imposte dall’emergenza sanitaria. Attraverso la piattaforma AgriJob di Confagricoltura, l’associazione di cui fa parte, l’azienda di Montalbano ha potuto così reclutare i braccianti stagionali in tempo per la raccolta delle fragole, avviata alcuni giorni fa. Ed eccole dunque (in gran parte donne), disseminate tra i 18mila metri quadri di fragole, già in campo dalle 6 del mattino per sfruttare le ore più fresche. Alcune avevano già lavorato in campagna, per altre è stata una “rivelazione”: «Questa è la mia prima esperienza in agricoltura - racconta Stefania, 25 anni - e devo dire che mi ha piacevolmente sorpresa. È un’attività che dà soddisfazione, magari se avessi avuto modo di scoprirlo prima l’avrei presa in considerazione come scelta lavorativa».

CASSA INTEGRAZIONE

Stefania fino a due mesi fa nella vita faceva tutt’altro: «Ero barista, ma sono stata messa in cassa integrazione. L’emergenza ha fatto calare il lavoro e non si sa quando si potrà ricominciare. Così quando ho saputo che stavano cercando manodopera per la frutta mi sono detta, perché non provare? E dopo tre giorni di lavoro, sono sempre più convinta di aver fatto bene». Il contratto andrà avanti fino alla fine di giugno. La campagna delle fragole, spiega Baraldi, proseguirà fino alla prima decade del mese, poi sarà la volta di altre colture come pesche e albicocche: «Oltre alle ragazze trovate tramite Agrijob ho assunto sei ragazzi stranieri. Avrei potuto prendere anche più personale per il diradamento di pesche e albicocche - si rammarica Baraldi - Ma a causa delle gelate buona parte della produzione è andata perduta. Dopo Ferragosto ci saranno le pere, valuteremo come regolarci anche in base all’andamento dell’epidemia».



L’emergenza ha presentato presto il conto a Eleonora Masina, 44 anni, dipendente di un laboratorio di pasticceria all’ingrosso di Ferrara. Per lei la cassa integrazione è scattata l’11 marzo: «Ero a casa, ferma, e ho deciso di cogliere al volo questa opportunità. Ho consultato il mio titolare che si è detto d’accordo tanto più che non sa ancora quando riuscirà a farmi rientrare, ma di sicuro sarò una delle ultime perché si ricomincerà un po’ alla volta». Eleonora ci ha messo poco ad ambientarsi: «I miei avevano un piccolo frutteto a conduzione familiare, io stessa ho lavorato per otto anni come agronomo poi le vicissitudini della vita mi hanno portato nel settore della ristorazione. So cosa vuol dire lavorare in campagna, ma non avevo mai fatto la raccolta delle fragole; la difficoltà, però, non mi spaventa».

RIPRESA INCERTA

Roberta Mazzini, 54 anni, ferrarese trapiantata a Bologna, ha sempre fatto la barista, «ma adoro la campagna, e qui con le colleghe si sta benissimo. Il bar in cui lavoro ha sospeso l’attività, ma non è da me aspettare con le mani in mano. Così non ci ho pensato due volte e mi sono messa a disposizione per rimanere attiva anche in questo periodo critico. La fatica? Si sopporta, l’importante è lavorare». Il reclutamento d’emergenza ha permesso ad Anna Flora Caveduri, 23 anni, copparese, di uscire dalla disoccupazione: «Nel 2017 mi sono diplomata perito agronomo, l’anno scorso ho fatto la campagna delle mele e delle pere, ma in questo momento ero senza lavoro. Stare a casa senza fare nulla è dura, molto più dura che raccogliere le fragole». —

Alessandra Mura

© RIPRODUZIONE RISERVATA