Ferrara, raccolta della frutta. La denuncia sindacale: braccianti stranieri a rischio sfruttamento

Campagna della fragola quasi conclusa con manodopera ferrarese, a luglio pere e mele. Flai: in busta giornate in meno 

FERRARA. La campagna delle fragole è ormai vicina alla conclusione, nelle prossime settimane si entra nel vivo con pesche e albicocche che però non sono il core business della frutticoltura ferrarese. A fine luglio, però, tocca alla raccolta delle mele e soprattutto delle pere, «e allora vedremo se effettivamente c’è la scarsità di manodopera di cui si è molto parlato in queste settimane di emergenza coronavirus. Non è comunque bastata per frenare in certi casi lo sfruttamento degli operai stranieri». A parlare è Dario Alba, sindacalista “di campagna” della Flai Cgil («siamo sempre in giro, sul terreno, i lavoratori lo sanno»), che accende un faro sul «lavoro grigio» nel quale restano invischiati soprattutto i braccianti più vulnerabili, ai quali in qualche occasione “saltano” in busta paga giornate regolarmente lavorate, anche nell’estate della regolarizzazione dei migranti e del ritorno dei ferraresi alle grandi raccolte.

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LA DENUNCIA

Alba considera positiva la regolarizzazione, «finalmente anche molti richiedenti asilo potranno essere regolarmente assunti: ancora oggi non è possibile farlo - sottolinea - perché la Questura di Ferrara non rilascia alcuna documentazione al momento della concessione del permesso di soggiorno, e quindi i datori di lavoro non si fidano a proporre loro contratti».

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La disponibilità da parte soprattutto di stagionali del turismo bloccati dal lockdown a dare una mano nella raccolta delle fragole è stata una boccata d’ossigeno, il resto del lavoro lo hanno fatto i braccianti stranieri, rumeni soprattutto, che hanno deciso di rimanere nel Ferrarese anche nella fase più acuta del virus. Proprio nei loro confronti sono segnalati comportamenti scorretti da parte di datori di lavoro: «Intendiamoci, il 90% delle imprese ferraresi operano in maniera corretta e con contratti regolari. Ce n’è però una quota che approfitta delle difficoltà di questi lavoratori, molti dei quali non conoscono l’italiano: così capita - rivela Alba - che in busta paga finiscano 10 giornate invece delle 15 lavorate». Si tratta in gran parte di donne, che seguono un percorso ormai consolidato: in primavera-estate si spostano dalle campagne di Ferrara a quelle di Verona, per passare poi a Bolzano; dopo tre mesi di pausa in patria, rientrano nel Ferrarese e gennaio per la potatura.

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LA PROPOSTA

Per contrastare efficacemente sfruttamento e casi di caporalato, che comunque il sindacalista ammette essere «non più così evidenti come anni fa», la Flai ha nei giorni scorsi proposto «la declinazione territoriale della cabina di regia per il lavoro agricolo di qualità, con la creazione e concertazione di domande e offerta di lavoro all’interno di un contenitore pubblico», previsto dalla legge 199/16. Al momento, però, non sono arrivate risposte. —

stefano ciervo

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