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Ferrara, la scuola e il virus. Organici fermi al pre Covid

I sindacati: i numeri non tengono conto delle variabili introdotte dall’epidemia. Dal ministero servono subito linee guida su cui impostare i protocolli negli istituti

FERRARA. L’emergenza sanitaria rischia di non far quadrare più i conti della scuola. È stato un quadro necessariamente “pre-Covid” quello delineato alla riunione (la prima in presenza) tenuta martedì pomeriggio in via Madama tra il dirigente scolastico provinciale Giovanni Desco e i rappresentanti sindacali della scuola (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda). In assenza di atti ufficiali da parte del Ministero si sta ancora navigando a vista, a cominciare dalla definizione degli organici di diritto (sulla base delle iscrizioni) impostata su un anno scolastico “normale” su cui incombono invece pesanti variabili come la divisione delle classi per il distanziamento sociale, il (conseguente) prolungamento dell’orario di docenza, l’eventualità (strenuamente avversata dai sindacati) del mix di lezioni presenza-remoto. A questo si aggiunge la necessità di programmare fin d’ora una rimodulazione degli spazi fisici, per garantire il distanziamento. E con il termine che si è dato il Ministero (30 luglio) per elaborare le linee guida per settembre, il rischio è quello di una rincorsa in affanno.

TEMPO SCUOLA RIDOTTO


Il prossimo anno, spiega Hania Cattani della Cgil scuola Ferrara, ci saranno 70 studenti in più, con il calo nell’infanzia (-50) e alle elementari (-383) compensato dagli aumenti alle medie (+90) e alle superiori (+343). Numeri che, sulla carta, non determinano un problema di perdenti posto ma che possono risultare stretti nella scuola dell’emergenza. Il faro dei sindacati è puntato in particolare sulla riduzione del tempo scuola. Nello specifico: l’infanzia riduce da 124 a 120 le sezioni di tempo normale (ovvero anche al pomeriggio) e aumenta di 9 unità quelle a tempo ridotto. Alla primaria i due Ic di Argenta non hanno ottenuto il tempo pieno che avevano richiesto, mentre gli Ic1 e Ic2 di Cento e Poggio potranno attivarlo ma solo con risorse interne. Per contro, l’emergenza ha “salvato” i piccoli plessi di Malborghetto, Gaibanella, Tamara e Scortichino che non saranno accorpati. Alle medie sono state concesse 385 classi sulle 390 richieste dagli istituti, ma cinque Istituti comprensivi (Copparo, Berra, De Pisis di Ferrara, Comacchio e Terre del Reno) non hanno ottenuto il raddoppio delle prime. Alle superiori infine all’organico assegnato dalla Regione di 1.230 docenti, l’Ust di Ferrara ha aggiunto 4 unità.

Situazione da spia rossa nell’ambito del sostegno: a settembre ci saranno 100 alunni disabili in più (1.604) con un rapporto docente-studente che solo nell’infanzia (1 su 2,52) si avvicina al rapporto 1 a 2 previsto dalla legge, ma che potrà essere corretto con le ore in deroga. Questioni messe sul piatto dai sindacati per un confronto destinato a proseguire e ad ampliarsi sul personale Ata.

I PROTOCOLLI

«Il tema centrale - sottolinea Cattani - resta quello della sicurezza - Con i dirigenti scolastici, le Rsu e i Rls (Rappresentanti dei Lavoratori per la sicurezza) stiamo ragionando su micro-protocolli da applicare fin da ora, ad esempio, per il ritiro del materiale didattico dei ragazzi rimasto a scuola prima del lockdown. La maturità sarà un banco di prova, ma guardiamo con preoccupazione a settembre, pensando anche alle “filiere” di mense e trasporti. Servono linee guida ministeriali chiare e tempestive, perché dovranno poi essere calate nelle realtà territoriali e nella logistica dei singoli istituti. In questo contesto è grave anche la riduzione del tempo-scuola, che scarica i problemi sulle famiglie e anche sul personale scolastico».—

Alessandra Mura

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