Gianni Cerioli, la cultura e la scuola ferraresi perdono un gigante

Gianni Cerioli, morto improvvisamente a 77 anni

Stroncato a 77 anni da un infarto fulminante. Fu preside innovatore, critico d'arte e responsabile Unicef

FERRARA. Gianni Cerioli, grande esponente della cultura ferrarese, attento e responsabile protagonista del mondo della scuola, critico d’arte raffinato come lo era nel rapporto con tutti, è morto venerdì sera, 22 maggio, nella sua casa, colpito da un infarto fulminante. «Una tragedia che mi ha colpito così all’improvviso – dichiara la moglie – da lasciarmi sconvolta. Ora aspetto soltanto di raggiungerlo presto...». Immersa in un dolore estremo, non riesce a proseguire ed è perciò il figlio Tito Manlio, non senza difficoltà, a ripercorrere il lungo e ricco cammino esistenziale del padre. «Era nato a Ferrara il 3 aprile del 1943, aveva perciò appena compiuto 77 anni. Risiedeva a Coronella, aveva qualche problema di salute ma non tale da far presagire un episodio simile. Infatti, stava bene e per questo la repentinità dell’accaduto ci lascia tutti distrutti».


La dinamica dei fatti è semplice e tragica: come tutte le sere prima di andare a letto, era sceso per mettere in garage l’automobile ma evidentemente proprio mentre si accingeva a compiere quel gesto così abituale, un dolore forte lo ha colpito tanto da chiamare la moglie, ma quando lei è arrivata Cerioli era già spirato. I sanitari dell’autoambulanza, sopraggiunta di lì a poco, hanno tentato di tutto per rianimarlo ma c’è stato nulla da fare, per questo non è stato neppure portato all’ospedale.


La carriera
«Mio padre – prosegue nel ricordo il figlio – si era laureato in pedagogia ed era diventato preside di diversi istituti, prima di approdare alle medie De Pisis di viale Krasnodar, dove è rimasto circa vent’anni, lasciando un’impronta didattica difficilmente superabile. Fu infatti fra i primi presidi in Italia a valorizzare l’educazione musicale introducendo lo studio di pianoforte e altri strumenti in una realtà molto difficile come quella di quel quartiere; i risultati furono eccellenti. Quando andò in pensione nel 1999 lasciò un grande vuoto».
Fortissimi i suoi legami con il mondo culturale ferrarese, sia per quanto riguarda la letteratura che l’arte figurativa. E infatti le sue esperienze in questi due campi sono molteplici. Era stato membro dell’associazione Alliance Francaise, impegnata nella diffusione e valorizzazione dell’insegnamento della lingua francese. Per molti anni fece parte della giuria tecnica del Premio di letteratura per l’infanzia di Cento e dopo un periodo di assenza era tornato a collaborare, chiamato dalla Fondazione Caricento. È stato per una decina d’anni presidente Unicef, riuscendo ad organizzare diversi eventi e ottenendo una sede in via Ripagrande. Collaborava con l’Associazione culturale Poggese, che per un primo periodo pubblicò anche una serie di interessanti “Quaderni poggesi”, illustrati spesso al Maf di San Bartolomeo. Ha curato cataloghi di artisti, riscoprendo sia l’illustratore Morelli che il pittore Cattabriga.

Il rapporto
«Il nostro rapporto – conclude un emozionato Tito – era conflittuale come è naturale fra padre e figlio, ma gli ho voluto tanto bene e l’ho sempre considerato un modello, persona di grande spessore con cui avere un dialogo e con cui confrontarmi».
Una considerazione che in tanti a Ferrara condividono. Forse martedì i funerali. —


Margherita Goberti