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Calze e intimo a ruba a Ferrara, ma la prova vestito non è garantita

Buona affluenza in centro nella prima settimana di acquisti. Agli ingressi il gel, non sempre i guanti. I camerini? Sì e no

BFERRARA. ardato con guanti e calzini monouso, il cliente di Clarks, in corso Martiri, a Ferrara, è pronto per affrontare la prova scarpe. Dice che la tomaia è comoda, forse il piede ha trovato la calzatura giusta.

«I calzini monouso? No, nessuna difficoltà - risponde l’uomo, che sembra interessato all’acquisto - Sono facili da indossare, d’altronde queste sono le regole». Ad assisterlo c’è Denise, la commerciante, che annuisce: «Senza calzini - conferma - la scarpa resta sullo scaffale». Di fronte alla richiesta di verificare la comodità del prodotto indica la postazione dove si può trovare ogni dispositivo specificato dai protocolli per il commercio.


Le regole sono cambiate e l’attesa nelle ore di punta si allunga a causa delle restrizioni imposte dal distanziamento personale ma - tutto sommato - l’avvio della “fase 2 avanzata” ha riportato in centro storico i compratori e per chi vende abbigliamento e calzature i segnali dopo la prima settimana di riapertura «sono buoni», per qualcuno anche «molto buoni».

Mutandine e reggiseni

«Stiamo lavorando bene - conferma Denise - clientela solo locale per ora, nostri clienti, ferraresi. I turisti? Quelli non sono ancora tornati». Come è già avvenuto per i parrucchieri, uno dei settori merceologici più gettonati nei primi giorni di allentamento del lockdown è stato quello dell’intimo. Calze, mutandine e reggiseni messi a dura prova da settimane di lavaggi ravvicinati hanno iniziato a scarseggiare in tutte le case e l’apertura dei negozi specializzati ha riportato davanti alle vetrine del centro molti clienti, soprattutto donne «ma non solo», spiega Fiorella Bregoli, del “Paradiso delle Calze”, in via Mazzini. Che conferma le difficoltà a reperire, dopo settimane di utilizzo diffuso, i guanti monouso. «I nostri clienti trovano all’ingresso il gel per le mani, i guanti no perché non li abbiamo trovati», racconta.

Ma dopo la prima settimana il bilancio è «ben più che soddisfacente», sintetizza la titolare. «Non abbiamo capito perché l’abbigliamento è stato riaperto dopo i negozi per bambini - prosegue - Calze e slip non sono prodotti personali di cui si può fare a meno. Infatti i clienti mi chiamavano, rispondevo a tutti di avere pazienza». I guanti all’ingresso del negozio non sono disponibili neanche da Parfois, pochi metri più avanti, sempre in via Mazzini. I camerini qui sono inaccessibili, la prova del capo d’abbigliamento non è consentita.

«A chiunque entri chiediamo di disinfettare le mani. Dopo oltre due mesi di chiusura generalizzata c’è voglia di tornare nei negozi e di comprare. Qualcuno vuole anche toccare la merce, chi vuol capire se la misura è giusta può avvicinare il capo di abbigliamento al corpo e valutare, ma non può indossarlo», precisa Cecilia, la commessa.

Mascherina dappertutto

Al di là dei protocolli di settore, ogni negozio decide di allentare o irrigidire le norme. Chi offre i guanti e chiede di indossarli e chi no, chi consente di provare l’abito che poi viene “sanificato” con un getto di spray disinfettante e chi ha sbarrato i camerini (che quando vengono usati poi devono essere igienizzati), chi consente di toccare la merce e chi chiede al cliente di limitarsi a guardare. In tutti i negozi, però, si indossa la mascherina. E a brontolare per qualche restrizione che si ritiene eccessiva sono comunque «poche persone», quantifica, in via Canonica, Giulia Mantovani, commessa di “Calzedonia”.

«Certo, non è sempre facile gestire la clientela - annuisce - ma l’afflusso dei clienti è stato regolare, non possiamo lamentarci». In negozio possono entrare tre persone alla volta, il “picco” lunedì scorso, primo giorno di riapertura. Anche in questo caso dei turisti neanche l’ombra.

Elena e Chiara, due commesse di “Tezenis”, in via Canonica, mostrano i banchetti con i dispenser. «Pulirsi le mani all’ingresso sempre, questa è la regola, e indossare la mascherina. I clienti collaborano e sopportano qualche disagio in più - dice - I guanti non li abbiamo e i vestiti si possono provare. Ogni capo viene poi igienizzato all’uscita dal camerino».

Alle 16, davanti alla vetrina di “Complici”, in piazza Trento Trieste, c’è Catia Bellucci. È una collaboratrice della titolare, Antonella Cattabriga, che dopo 18 anni di attività al centro commerciale “Le Mura” ha aperto un paio d’anni fa il negozio in centro. Quando arriva, sposta sul tavolo di fronte alla porta di ingresso il contenitore con il gel alcolico e saluta la clientela che scorre sotto i portici e ricambia. «Com’è andata fino ad oggi? Qualche giorno bene, qualche altro un po’ meno - commenta - ma dopo due mesi in cui il Paese si è fermato la cautela è comprensibile, c’è gente che ha perso il lavoro o è in cassa integrazione. Per recuperare serve un po’ di tempo». —

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