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Duecento stagionali tornano al lavoro a Monestirolo, guanti e mascherine sono introvabili

La coop Patfrut sta per rimettere in moto le macchine: «Tantissime richieste, ma difficoltà con i dispositivi»

MONESTIROLO. La coop Patfrut, con sede a Molinella e a Monestirolo, è una delle più grandi e importanti aziende del territorio, con 4mila ettari di superficie coltivata, 70 dipendenti fissi, 350 stagionali e più di 180mila tonnellate di prodotto ortofrutticolo all’anno.

La produzione è a ciclo continuo, con piccoli rallentamenti tra una raccolta e l’altra e di certo non può fermarsi. Ecco perché «siamo corsi ai ripari già dal 14 marzo – spiega il direttore generale Danilo Pirani – e da quel momento tutto qui è cambiato. Il futuro? Lo affrontiamo con prudenza, ma ogni giorno dobbiamo cercare si scalare muri apparentemente insormontabili che vanno dall’organizzazione del lavoro alla ricerca dei dispositivi di protezione individuale fino ad arrivare alla sanificazione continua degli ambienti che viene fatta naturalmente alla sera se non alla notte per permettere agli operai e ai dipendenti di lavorare».


La richiesta

Per Patfrut le cose non sono andate male, a dire il vero. La richiesta in alcuni casi ha superato l’offerta e il lavoro non è certo mancato.

«Nelle prime settimane di chiusura, le patate sono state il prodotto più venduto del reparto orticolo, seguite dalle carote e dalle mele: in alcuni supermercati erano introvabili perché sono a lunga conservazione e alla base di molte ricette. Ci sono stati incrementi anche del 30%. Abbiamo avuto richieste importanti ed è per questo che abbiamo puntato subito tutto sulla sicurezza: ci siamo dovuti proteggere per proteggere il nostro lavoro».

Test sierologici per tutti e per fortuna nessun positivo e quindi riorganizzazione immediata del lavoro nel capannone e negli uffici. «Ogni sera sanifichiamo, puliamo, disinfettiamo e abbiamo anche già avuto il controllo dei carabinieri il 12 maggio scorso. Sono stati qui a lungo, hanno fatto le loro ispezioni e hanno anche parlato con i nostri dipendenti. Per fortuna era tutto a posto» racconta Marco Borgatti, Responsabile sistema di gestione per la qualità.

In attesa

In questi giorni lo stabilimento è praticamente fermo. «La campagna delle albicocche sta andando male a causa della gelata e aspettiamo le pere adesso». Alla fine di giugno torneranno nello stabilimento di Monestirolo circa 200 stagionali «e al momento abbiamo un problema non da poco: non troviamo guanti e mascherine. Ce ne servono migliaia, non sappiamo come fare».

Il punto è che «a noi servono i guanti per uso alimentare, non possiamo usarne altri. Vengono generalmente prodotti in Malesia e in questo momento non riusciamo a fare ordinazioni importanti. Stessa cosa vale per le mascherine – continua Pirani –. Dobbiamo anche capire se le postazioni di lavoro sono da rifare, se vanno bene quelle che abbiamo. La normativa non è molto chiara e bisognerà anche fare luce sulle responsabilità del datore di lavoro. Non si può lasciare nulla al caso, basta il minimo errore e viene a cadere tutto quello che abbiamo costruito con fatica».

Si riparte

Adesso inizia una nuova fase, delicata e difficile. Con il rientro bisognerà superare la seconda grande prova e i nastri non si potranno fermare considerata la richiesta di pere e mele. «Siamo piccoli davanti ad una situazione del genere. Basta poco, e lo abbiamo visto. Noi facciamo il possibile e teniamo le dita incrociate. Tutto è cambiato e ancora tutto cambierà, ormai il lavoro va reinventato ogni giorno». —

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