Settimo processo per Paula, uccisa e bruciata a 18 anni a Zocca di Ro

La Cassazione annulla la condanna a Sergio Benazzo: troppi errori nelle sentenze. Ecco perchè dopo 12 anni dalla morte della ragazza si deve rifare il processo

FERRARA. Non ha pace Paula Burci, un ragazza 18enne, uccisa 12 anni fa poiché la sua morte ancora oggi è al centro di contese giudiziarie: sarà necessario un altro processo d’appello, bis, come deciso dalla Cassazione che aveva annullato nel febbraio scorso uno dei due ergastoli per i suoi assassini, Sergio Benazzo, 42 anni, idraulico di Crespino di Rovigo. Mentre è stato confermato il carcere a vita per Gianina Pistroescu, 42 anni, romena, ex compagna di Benazzo che insieme e sfruttavano Paula per venderla sulle strade di Ferrara e del Rodigino. Poi – secondo i riscontri giudiziari – la uccisero assieme ad un altra banda di sfruttatori cui avevano ceduto la ragazza per debiti, perché Paula voleva riscattarsi, uscire dalla prostituzione e denunciare tutti: per questo venne uccisa e il suo corpo ritrovato nel marzo 2008 bruciato nella golena del Po a Zocca di Ro.

I giudici cancellano tutto in parte


Ma se i giudici della Cassazione hanno confermato l’ergastolo per la Pistroescu, invece per Benazzo hanno rilevato una serie di errori dei giudici veneziani d’appello: motivi tecnici tra cui vizi di motivazione, di illegittima acquisizione di verbali e vizi nei procedimenti passati, e così hanno deciso di annullare l’ergastolo affinché altri nuovi giudici d’appello, a Venezia, rivedano tutto l’impianto di accuse contro Benazzo. Su diversi punti si soffermano i giudici, ritenendo fondati i ricorsi presentati dal difensore di Benazzo, Francesca Martinolli. Vediamoli nel dettaglio: nei processi dove è stato condannato Benazzo, viene citato un atto, l’interrogatorio della Pistroescu, in cui la donna riferisce che Benazzo aveva debiti con Rodolfo Zamarco, titolare della Locanda Valmolin nel Rodigino: sarebbe un riscontro esterno alla responsabilità di Benazzo, peccato non sia mai stato acquisito agli atti e dunque i giudici non avrebbe dovuto segnalarlo in motivazione. Riscontro che confermerebbe che Paula fosse stata ceduta ad altri per prostituirsi (lavorava nella locanda in questione).

Da riscrivere e non solo

E ancora, nelle spiegazioni dei giudici veneziani che hanno condannato all’ergastolo Benazzo, viene riferito che il delitto sarebbe avvenuto nella sua casa a Villadose, ma non vi è nessun elemento che lo confermi. E infine, l’accusa (dei processi a Ferrara, Bologna – questi annullati per competenza – e poi a Rovigo e Venezia) ruota attorno alla “confessione” della Pistroescu ad una compagna di cella in Romania, diventata teste chiave nei processi. Ma se lei riferisce della confessione della Pistroescu, non vi sono riscontri del coinvolgimento di Benazzo. Ora i nuovi giudici di Venezia, dovranno rivedere tutto, calibrare l’impostazione d’accusa e riscrivere le motivazioni: rilievi tecnici che dopo 12 anni, indicano che non c’è ancora una verità certa per Paula. –

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