Dall’Argentina alla “Barcaccia”. Comacchio dice addio a Carli, re della cucina

Morto uno dei pionieri della ristorazione lagunare, che a 23 anni migrò in nave a Buenos Aires. Una volta tornato in patria fece il cameriere. E nel 1977 fondò il locale a due passi dal duomo 

COMACCHIO. Ha attraversato quasi un secolo di vita avventurosa, da un capo all’altro del mondo, nel segno della buona tavola lagunare. Con la scomparsa di Filippo Carli, avvenuta domenica all’hospice di Codigoro, Comacchio perde uno tra i pionieri del mondo della ristorazione, e fra i più stimati.

Carli, che nel 1948 a soli 23 anni si imbarcò su una nave diretta a Buenos Aires, in Argentina, insieme a tanti migranti italiani in cerca di fortuna, è stato l’antesignano del boom degli anni ’50 ai Lidi e nel capoluogo, sua città natale. «Ancora ragazzino – è il commosso ricordo che traccia il figlio Massimo –, cominciò a fare il barcaiolo, trasportando derrate alimentari sulle leggendarie comacine, che viaggiavano nelle acque interne e in mare aperto. Ma era un mestiere che non gli piaceva e ad un certo punto decise di trasferirsi a Buenos Aires, dove aprì una mensa aziendale promuovendo la cucina italiana e comacchiese. Si sposò con mamma Alessandra per procura e solo dopo anche lei poté raggiungerlo in Argentina, ma la crisi determinata dal colpo di stato contro Peron lo spinse a tornare in patria».


IL RITORNO IN ITALIA

Nel 1954 nascono i due figli Alessandro e Massimo, mentre Carli intraprende il mestiere di cameriere in un prestigioso ristorante di Bologna. Di lì a poco, nel 1963, richiamato dal fratello Giuseppe a Comacchio, il giovane torna nella città natale per rilevare la gestione di una trattoria affittacamere, denominata Orizzonte, in località Collinara, dove oggi sorge il McDonald’s. In quel periodo un tragico incidente stradale strappa all’affetto della famiglia Carli la giovane sposa e mamma Alessandra. Per non lasciarsi sopraffare dal dolore, Carli decide ancora una volta di intraprendere la strada del migrante e si trasferisce a Torino, dove con il cognato si dedicherà alla vendita di corredi e biancheria. «Là mio padre ha conosciuto Rosa, migrata pure lei da Napoli e che gli ricordava tanto mia madre – racconta ancora il figlio Massimo –; si innamorano, si sposarono e decisero di tornare a Comacchio, per l’esattezza al Lido di Pomposa, dove per qualche tempo hanno gestito l’albergo Paradiso in viale Dolomiti».

IL SUCCESSO SPALANCATO

La scalata di Carli è inarrestabile e dopo la gestione di una pizzeria con tavola calda in centro storico a Comacchio, il 12 maggio 1977 arriva la svolta: l’inaugurazione del ristorante Barcaccia, a due passi dal duomo. «Mio padre è sempre stato molto attivo, anche negli ultimi anni – riconosce il figlio –, ha trasmesso a tutti l’amore per la cucina comacchiese, è stato un lavoratore instancabile, dedito al lavoro e alla famiglia. Anche gli altri tre fratelli, nati dal matrimonio con Rosa sono tutti nel mondo della ristorazione». Nel 2005 sarà l’intuito vincente di Filippo Carli a spingere Massimo ad aprire la rinomata Locanda ristorante La Comacina, in via Edgardo Fogli. «Era anche un grande affabulatore, intratteneva i turisti voraci di notizie, era una autentica memoria storica del paese».

Le esequie funebri di Filippo Carli saranno celebrate oggi alle 15 nella concattedrale di San Cassiano. Poi la tumulazione accanto alla moglie Alessandra, scomparsa prematuramente. —

KATIA ROMAGNOLI

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