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La Regione spinge per riaprire i nidi a giugno, Ferrara possibilista. I sindacati stroncano

Fa discutere il piano Schlein per offrire servizi ai bimbi 0-3 anni. Il Comune pronto ad attivarsi. Vitali (Cgil): non ci sono le condizioni  

FERRARA. Nidi (ri)-aperti a partir e dal 15 giugno? Le dichiarazioni del vicepresidente e assessore al Welfare, Elly Schlein, sulla volontà della Regione di «dare una risposta» ai genitori di bambini 0-3, utilizzando le strutture dei nidi e «la professionalità delle educatrici» pubbliche, sono deflagrate come una bomba negli ambienti dei servizi educativi di una città come Ferrara, che sta faticosamente cercando di mettere assieme un servizio di centri estivi per i bambini più grandi. Ed è subito scontro. Se il Comune tiene ufficialmente una posizione aperturista, sebbene filtrino già corpose perplessità di tipo operativo, dai sindacati arriva una bocciatura secca.

IL QUADRO


Fino al 15 giugno non se ne parla, per disposizione governativa. Ma da quella data in poi, non si sa in realtà fino a quando, secondo Schlein è possibile seguire la strada del Veneto, che ha peraltro finora solo annunciato un protocollo per la riapertura anche dei nidi a partire addirittura dal 3 giugno. Data, quest’ultima, che esclude di per sé una riattivazione nell’ambito dei servizi educativi, facendo propendere per una funzione ludico-ricreativa in funzione di sgravio per le famiglie impegnate con la ripresa dell’attività lavorativa. In ogni caso Schlein ha parlato esplicitamente di un coinvolgimento delle educatrici pubbliche, senza far riferimento al punto cruciale, cioè il rapporto tra bambini ed insegnanti. Nei nidi pre-Covid era da 1/4 per i più piccoli fino a 1/6 per i 36 mesi, le linee guida ministeriali facevano un fugace cenno all’esigenza di privilegiare il «rapporto individuale», ed è chiaro che ogni variazione su questi numeri si ripercuote immediatamente sui costi del servizio.

A FERRARA

L’assessore al Welfare di Ferrara, Cristina Coletti, risponde con diplomazia a chi le chiede un parere sulla posizione della Regione: «Sappiamo che al momento la possibilità di organizzare servizi 0-3 anni non c’è. Dovesse aprirsi un’opportunità normativa, e la Regione mettesse a punto un protocollo, ci attiveremo per dare una risposta anche a queste famiglie». In realtà ieri mattina, quando giornali e siti hanno diffuso la posizione della Regione, le linee telefoniche in Comune e all’Istituzione scuola sono diventate roventi, perché anche solo studiare una qualche soluzione estiva 0-3, finora mai presa davvero in considerazione, comporta il dover affrontare diversi problemi ad alto coefficiente di difficoltà.

Le educatrici comunali, 195 tra nido e materne, sono in esenzione (cioè a casa con lezioni sospese) si supponeva fino al termine dell’anno, che per le scuole d’infanzia arriva solitamente a fine giugno; poi effettuano le ferie che sono comunque maturate anche quest’anno. La finestra d’impiego, dunque, sarebbe di un paio di settimane, poi, nel caso, bisognerebbe studiare qualche collaborazione con i privati. Le modalità operative di una gestione Covid di bambini così piccoli (mascherine e guanti da indossare per contatti ravvicinati, a temperature elevate), poi, sarebbero tutte da scoprire, come pure l’organizzazione di momenti come il sonnellino. Non ultimo, naturalmente, l’aspetto economico collegato al famoso rapporto bimbi/educatrici.

L'ALTOLA'

Chi mostra pochi dubbi sulla non-fattibilità di una riapertura estiva dei nidi è il sindacato. «Mi sembra che quanto stiano progettando in Regione non ci stia proprio - è la stroncatura di Natale Vitali (Fp Cgil) - Il governo parla esplicitamente di rapporto individuale, cioè 1 a 1, per i servizi 0-3, e se si dovesse andare in deroga, avvicinando la media 1/5 del periodo pre-Covid, allora mi chiedo perché ci si sta facendo tanti problemi sulla riapertura di tutte le attività scolastiche, che richiedono sicuramente risorse inferiori». Posizione simile, del resto, l’hanno presa i sindacati veneti di fronte agli annunci del governatore Zaia. E i rappresentanti dei lavoratori ferraresi hanno già bocciato l’impiego delle educatrici comunali nei futuribili centri estivi. —

stefano ciervo

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