Centri estivi a Ferrara, i privati avanti a “macchia di leopardo”

In città parte la Sacra Famiglia per i più grandi, Alto Ferrarese più no che sì A rischio 400 educatori oggi in Cassa integrazione: sindacati contro la Regione

FERRARA. «Grande incertezza». Con queste due parole Biagio Missanelli, rappresentante Fism, riassume la situazione dei centri estivi privati, a settimane dai primi annunci e bozze di protocolli. La verità, è stato detto ieri in un incontro tra le coop e le parrocchie della provincia, è che mancano ancora dei punti fermi fondamentali, come le linee guida territoriali (il tavolo tecnico-pilota del Comune di Ferrara non è ancora chiuso) e sostegni pubblici: per i famosi 1.200 euro di bonus spendibili anche per i centri estivi l’Inps non ha ancora reso noto i canali di accesso. La situazione emersa è molto a macchia di leopardo, sul territorio, mentre cresce la preoccupazione, anche da parte sindacale per la sorte dei 400 addetti delle coop in cassa integrazione dalla chiusura degli asili e senza grandi prospettive di riattivazione in vista dell’esaurimento della Cig stessa, anche per colpa, accusano Cgil, Cisl e Uil, delle scelte della Regione.

MACCHIA DI LEOPARDO

Ieri i privati hanno provato a tirare un po’ le fila del lavoro di queste settimane, culminato con il documento dei vescovi che dava il via libera ai centri estivi con le ormai consuete restrizioni. «C’è una quota di grest che ha già deciso di non aprire, mentre un buon 50% ci sta provando e la parte rimanente ha già avviato l’organizzazione, pur avvertendo che le rette dovranno per forza essere ritoccate a causa dei nuovi costi Covid» sottolinea Missanelli. Nell’Alto Ferrarese la parrocchia di Coronella ha già rinunciato e nel Centese sono più i no dei sì. A Vigarano e Codigoro i Comuni sembrano intenzionati a non partire e hanno sollecitato i privati a provarci, mentre in città si stanno muovendo Quacchio e la parrocchia della Sacra Famiglia, che però è orientata ad accogliere solo i ragazzi più grandi, dai 6 ai 12 anni.

Il 95% degli educatori ha dato disponibilità a lavorare, in controtendenza rispetto ad alcuni dati nazionali, il problema è appunto impiegarli tutti. La loro Cassa integrazione scade infatti a fine mese, con possibilità di tre settimane in più, e se non partiranno subito i nuovi servizi estivi si troveranno senza coperture.

DOPPIO TUONO

Tuonano, ognuno per sé, i sindacati per l’impostazione della Regione, per la delusione di non veder indicati esplicitamente i lavoratori da impiegare nei centri estivi. È quanto si evince dalle note separate che le sigle confederali hanno diffuso dopo l’incontro con la vicepresidente Elly Schlein, senza stavolta elaborare una posizione comune. «Riteniamo inaccettabili diversi punti presenti nel protocollo, a partire dall’individuazione del personale - scrivono la Cgil regionale, la Funzione pubblica e la Flc - Per effetto della chiusura e sospensione delle attività educative e scolastiche abbiamo in questa regione oltre 26mila persone in ammortizzatore sociale. Personale altamente qualificato, con titoli precisi ed esperienza maturata sul campo: ciò che servirebbe a bambini ed adolescenti che necessitano di supporto qualificato per affrontare e superare i traumi di questi mesi. È incredibile che la risposta della vicepresidente Schlein sia invece il ricorso a personale senza conoscenze specifiche, con l’aggiunta di volontari anche minorenni».

Forti perplessità esprime sul punto anche la Cisl, che insiste anche su screening sierologici sul personale, «risposta negativa anche su questo, adducendo che il sistema Regione non avrebbe la capacità produttiva per farlo». Lo scontro continua. —

Stefano ciervo

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