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Straferrara, il dialetto racconterà la quarantena

In 90 anni la Compagnia era rimasta ferma solo pochi giorni sotto le bombe. L’idea: portare sulla scena in vernacolo pensieri e considerazioni sul lockdown 

FERRARA. Nemmeno la guerra era riuscita a fermare per così tanto tempo la Straferrara. Prima del coronavirus erano state le bombe a mettere un ostacolo tra la compagnia dialettale fondata nel 1931 da Ultimo Spadoni e il suo pubblico.

IL BOMBARDAMENTO


«Era il 22 aprile del 1945 - racconta Rossana “Cici” Spadoni, figlia del fondatore ed erede, insieme al marito Beppe Faggioli, dell’eredità artistica paterna - La compagnia stava recitando al cinema-teatro Diana “La Bersagliera” di Pitteri quando arrivarono i bombardamenti a interrompere drammaticamente la commedia». Ma la Liberazione era ormai alle porte «e dopo una decina di giorni, ai primi di maggio, le recite ricominciarono». Quello che non sono riuscite a fare le bombe, lo ha fatto 75 anni più tardi la pandemia.

23 FEBBRAIO

L’ultima rappresentazione della Straferrara - in onore di Beppe Faggioli - risale a domenica 23 febbraio, alla Sala Estense, alla vigilia del primo giro di restrizioni. Poi il lockdown e la lunga pausa forzata che dura tuttora.

«Per noi la ripartenza sarà molto complicata, temo - spiega “Cici” Spadoni - Quello di cui abbiamo più bisogno è il pubblico e al momento non ci sono condizioni, né indicazioni, per poterci esibire davanti a una platea di persone, anche se la voglia di ricominciare è tanta. C’è giustamente l’obbligo di indossare la mascherina se non si può mantenere il distanziamento sociale, e già questo di per sé mette fine a ogni ipotesi di tornare sul palcoscenico. Figuriamoci che invito addirittura gli attori che portano gli occhiali a levarli in scena per non perdere l’espressività. Quindi al momento non possiamo fare altro che restare in attesa».

Un’attesa che è stata riempita di contatti, scambi telefonici e anche progetti: «Con il lockdown abbiamo perso circa cinque spettacoli, ma nel pieno della stagione ci esibiamo tutte le domeniche e le prove si tengono anche due o tre volte a settimana. Un ritmo che a volte stanca gli attori e li fa un po’ brontolare. Al contrario, in questi mesi, tutti hanno rimpianto anche la fatica di provare». A differenza di tanti professionisti dello spettacolo messi in ginocchio dall’emergenza sanitaria, i 28 attori della Straferrara non hanno dovuto affrontare le conseguenze economiche degli oltre due mesi di chiusure: «Siamo tutti dilettanti, nessuno vive di teatro, quello che ci manca è il contatto con il pubblico».

I PROGETTI

Ma il virus, oltre che un freno, è stato anche un motivo - seppur triste - di ispirazione. Il prossimo anno la Straferrara compirà 90 anni («io ne ho 88, siamo quasi nate insieme», sottolinea Cici Spadoni) e l’augurio è quello di poterli celebrare, come previsto e come avviene ormai a ogni nuovo lustro di vita della Compagnia, con una grande festa al Teatro Comunale Abbado.

«In questo periodo - conclude Rossana Spadoni - molti di noi hanno scritto pensieri e riflessioni sulla quarantena, le mascherine, le autocertificazioni. E sta prendendo forma l’ipotesi di trasformare questo materiale in una rappresentazione teatrale. Sarebbe bello riuscire a raccontare con il linguaggio più vicino ai sentimenti, il dialetto, questa esperienza che ha travolto le nostre vite, e farlo trovando il giusto registro».—

Alessandra Mura

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