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Pieve di Cento, mamma Simona e quei 75 giorni vissuti fra dolore e paura: «Almeno ero a casa»

Dal contagio al lento ritorno alla normalità: «Temevo per la mia famiglia. E quanto mi mancavano gli abbracci»

PIEVE DI CENTO. Si chiama Simona, ma per tutti è Simo Pincia. Sposata e madre di tre figli, vive a lavora a Pieve di Cento e ora ha deciso di raccontare la sua esperienza di contagiata in questa emergenza sanitaria. «La mia storia non è diversa da tante altre, anzi, ma dopo 75 giorni sento il bisogno di raccontarla ugualmente. Ho la fibromialgia – dice – le mie difese immunitarie sono basse, quindi più a rischio di ammalarmi e infatti sono stata colpita anch’io dal Covid-19 e non sono mai stata tanto male per colpa di una “semplice” influenza. Per qualche giorno ho avuto febbre alta e dolori muscolari, dolori talmente forti che mi sembrava di essere tornata in travaglio. Non capivo, non riuscivo a stare da alcuna parte, sdraiata, in piedi, seduta e la notte era ancora peggio. Poi è subentrate la tosse, l’eccessiva stanchezza fisica e la difficoltà a respirare. Ho perso anche l’olfatto, mi ha cambiato la percezione dei sapori. Non potevo parlare, forse con gioia di mio marito Marco, ogni volta che ci provavo iniziavo a tossire per poi non smettere per un bel po’. E anche lì forti dolori al torace e alle scapole tanto da non riuscire ad alzare le braccia».

LA PAURA


«Ho avuto tre crisi respiratorie, una sensazione bruttissima. Forse il momento in cui mi sono davvero spaventata: la sensazione di affogare, di non riuscire a respirare, e poi il buio, vedevo tutto nero. Attimi, secondi interminabili, in cui il pensiero andava alla mia famiglia. Evitai di raccontare questi “piccoli” episodi a famigliari e mio medico, che sentivo ogni giorno, per paura di dover andare in ospedale, abbandonando così la mia famiglia, alla fine la mia vera forza».

Già positiva, la 45enne è andata all’ospedale di Cento per una Tac: «Un giorno che ricorderò per molto tempo. Ero sola. C’erano pochi pazienti, tutto sembrava così surreale, come un film. Aspettai la chiamata dell’infermiera in giardino, al freddo, ma più al sicuro dal contagio. Del personale vedevo solo gli occhi, la loro paura ma anche la passione e la voglia di dire ai pazienti che sarebbe andato tutto bene e, a me, che non avevo preso il virus, invece fui trovata positiva. Il dottore mi fece quasi commuovere mentre me lo diceva, tanto era dispiaciuto. Si scusò anche del fatto che era tutto bardato, poi mi accompagnò in pronto soccorso per fare altri esami, e anche lì trovai del personale gentilissimo (e umano). Una persona mi rimase nel cuore, una signora anziana, anche lei lì sola (e positiva), mi diede una sensazione di tenerezza tale con quella sua espressione quando le dissero che sarebbe stata ricoverata... continuava a ripetere che doveva parlare con la figlia; l’avrei abbracciata e stretta forte per rassicurarla, per dirle che sarebbe andato tutto bene, ma non potevo. L’abbraccio, la cosa che mi è mancata più di tutte in questo periodo...».

A CASA

Per Simona non fu previsto ricovero: «In qualche modo mi sento fortunata, mi mandarono a casa con la cura (15 pastiglie al giorno); dalle lastre risultava la polmonite interstiziale in fase di guarigione. A casa da quel momento in poi tutto cambiò, pulivamo tutto quello che toccavo, disinfettavamo tutto ogni giorno e restavo a distanza di sicurezza, perché la paura più grande (lo confesso, mi ha fatto versare qualche lacrima) era per la mia famiglia. Finché stavo male io lo sopportavo, ma loro no, non dovevano assolutamente soffrire, non l’avrei sopportato. Ma mi sentivo fortunata, ho potuto combattere il virus a casa con la mia famiglia, il mio Thor e la mia micina. Ho avuto persone che mi hanno supportato e aiutato, persino il sindaco (Borsari; ndr) mi ha chiamata. E ho avuto i migliori amici che si possano desiderare. Devo un grazie a loro, un grazie enorme, e un grazie speciale alla mia dottoressa».

Ora Simona non può lavorare (è commessa in un market), prima c’è il recupero: «Mi vergogno a non tornare al lavoro mentre esco per lunghe camminate. Ma fino al 15 giugno devo evitare contatti ed effettuare esercizi di respirazione. Sono negativa, ma fatico a respirare, la tosse persiste e non ho sviluppato gli anticorpi. Ma ci sono quasi, non vedo l’ora di tornare alla mia vita». —

Enrico Ferranti

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