Ferrara, gli scout e la “fase 2”: la spesa a domicilio non si ferma

Il servizio ha fatto emergere nuovi bisogni e sarà “stabilizzato” come proposta educativa. Dal 12 marzo a oggi sono state eseguite oltre trecento consegne a persone costrette a casa 

FERRARA. Ci sono emergenze che non hanno mai fine. Gli scout che durante il lockdown si sono prodigati per consegnare agli anziani e alle persone fragili la spesa, si sono accorti molto presto che le necessità spesso andavano oltre l’impossibilità di uscire di casa per il coprifuoco sanitario. Ed è per questo, spiega il responsabile del coordinamento dei gruppi scout estensi, Denis Ferraretti, che il servizio proseguirà anche dopo le restrizioni imposte dal coronavirus. Diventando, anzi, una ulteriore proposta educativa per i ragazzi e le ragazze.

LA PARTENZA BARCO E DORO


Ma per cominciare dall’inizio, si deve tornare al 12 marzo, ai giorni traumatici della consapevolezza del pericolo. È allora che l’Agesci comincia a prestare soccorso alle persone sole che non possono andare a fare la spesa. Nel Ferrarese ci sono otto gruppi scout, quattro in città e gli altri a Mesola, Portogaribaldi, Casumaro e Copparo. «Il primo a partire è stato Ferrara 6 della parrocchia di San Giuseppe Lavoratore nel quartiere Barco-Doro», racconta Ferraretti. Una scelta non casuale, considerata l’alta percentuale di anziani tra i residenti della zona.

TRECENTO CONSEGNE

Ottenute le necessarie autorizzazioni, il primo passo è stato distribuire volantini nei grandi palazzi del quartiere e nei luoghi più frequentati e frequentabili come supermercati, uffici postali, edicole e tabaccai, con i numeri di telefono e gli orari in cui chiamare. E la risposta non si è fatta attendere. Fino a Pasqua le richieste hanno continuato a fioccare, arrivando durante il picco a dieci spese al giorno, poi hanno cominciato ad attenuarsi. Nel frattempo si sono aggiunti anche gli altri gruppi, arrivando a distribuire in tutto circa trecento spese.

ORA TOCCA AI GIOVANI

«Il servizio - prosegue Ferraretti - durante il lockdown è stato svolto solo dai “capi” adulti, ma da una settimana è cominciato il coinvolgimento anche dei ragazzi maggiorenni che a dire il vero in tutto questo periodo hanno scalpitato e “invidiato” gli adulti che facevano le consegne». Perché in realtà il servizio si è arricchito sempre più di significati, non limitandosi a “prendere le ordinazioni”, andare a ritirare la lista con i soldi e tornare con le sporte di generi alimentari e il resto. «Si sono creati legami tra gli operatori e gli assistiti, che a volte chiamano chiedendo di uno specifico volontario. Un signore che dipinge ha anche donato un quadro. Sono gesti molto importanti per noi».

Gli scout si sono attivati come Protezione civile per organizzare il servizio di consegna della spesa, scoprendo però un mondo che senza l’emergenza coronavirus sarebbe rimasto sottotraccia. «Ci siamo resi conto che c’erano persone in difficoltà a comprare da mangiare per problemi economici, altre che avrebbero avuto la necessità di un aiuto per il recapito a domicilio anche alla fine del lockdown - sottolinea il referente Agesci - In questi mesi abbiamo operato in rete con altre associazioni, e lo scambio di messaggi e informazioni ha fatto emergere realtà sconosciute che non possono essere trascurate».

DALL'EMERGENZA ALLA STABILITA'

Da qui la decisione di proseguire con il servizio e di renderlo stabile, inserendolo tra le attività educative. «I nostri ragazzi dai 18 ai 21 anni svolgono già ogni anno un servizio volontario settimanale per altre associazioni, ma l’iniziativa della spesa a domicilio è nata direttamente da noi scout, e diventerà permanente. In più, grazie alla fiducia che ci concedono i genitori, verrà proposta anche ai minorenni».

NUOVE SINERGIE

L’Agesci ha cercato di trarre qualcosa di buono da questa tragica esperienza, tra cui anche una più forte sinergia con il terzo settore grazie all’interessamento del Csv. «L’emergenza ha creato legami importanti, di cui faremo tesoro. Durante il blocco molte associazioni sono state costrette a lasciare a casa i volontari, perché in gran parte ultrasessantacinquenni e dunque considerati a rischio. Al contrario, molti dei nostri capi scout hanno potuto disporre di molto più tempo, non dovendo andare a lavorare, e da questo incrocio di situazioni opposte sono nate collaborazioni che daranno buoni frutti».—

Alessandra Mura

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