Il fidanzato “separato” che si appellò a Conte: «Film e videochiamate. È stata prova vera»

Finita pure nel Bondenese l’attesa della riapertura con la Lombardia. Una figlia ha attivato i servizi sociali di Felonica per aiutare i suoi 

BONDENO. L’attesa più lunga è toccata ai frontalieri degli affetti lombardi, i più sfortunati di tutti perché avevano la “pretesa” di poter abbracciare persone care che abitano nella regione chiusa fino all’ultimo a causa dei contagi ancora alti. Finisce oggi la “tortura” per i protagonisti di due storie in qualche maniera simbolo della segregazione extra-large, durata quasi tre mesi, che abitano nel Bondenese, vera e propria cerniera tra Emilia e Lombardia, oltre che Veneto.

IL FIDANZATO


Ha persino scritto al premier Conte nel periodo del lockdown più duro, giusto per evidenziare l’assurdità di essere autorizzato a «guidare per quattro ore, fino a Gabicce, ma di non poter andare a trovare la mia fidanzata a qualche chilometro da qui». Il presidente del Consiglio non gli ha mai risposto, né risulta che si sia interessato alle sorti dei cuori transfrontalieri tra Lombardia e dintorni, ma ieri il 30enne di Pilastri che ha resistito per tutti questi mesi alla tentazione di andare a trovare la sua ragazza vicino a Sermide, pregustava l’incontro. «Sono sicuro che sarà come prima del lockdown, in questi tre mesi di videochiamate non ho percepito nessun cambiamento nel nostro rapporto - si confida il giovane, che finora aveva sempre evitato di dare pubblicità alla sua storia - Come ci tenevamo in contatto? In video, alla sera, guardavamo lo stesso film, facevamo commenti con la connessione che andava e veniva... Certo, ci vedremo già questa sera appena finito il lavoro e nel weekend organizziamo sicuramente qualcosa. Del resto non è la prima volta che stiamo lontani, per motivi di lavoro, ma la nostra relazione si è consolidata in questi tre anni. Diciamo che anche questa è stata una prova».



I due ragazzi in queste lunghe settimane la tentazione d’infrangere la regole ce l’hanno avuta, «io giro per lavoro, vado in Veneto... volendo avrei avuto tante possibilità di fare una deviazione. Non mi sono mai deciso - è la spiegazione del 30enne di Pilastri - perché non sono fatto così e pensando a mia madre: è anziana, non volevo farle correre altri rischi, considerato appunto che già devo muovermi molto in ambito lavorativo». La cosa più logorante in questo periodo? «È stata l’indeterminatezza - conclude il fidanzato - Ad un certo punto non si aveva proprio idea di quanto sarebbe durata questa situazione di chiusura, era difficile parlarci senza avere di fronte a noi una prospettiva. Poi pian piano sono cominciate le aperture, sia pure in altri territori, e la situazione generale è andata migliorando, e questo ha reso meno difficile l’attesa: si avvicinava anche in nostro turno, insomma».

È chiaro, però, che il via libera ai frontalieri veneto-ferraresi, a partire da quelli di Santa Maria Maddalena, il 18 maggio, mentre dalla Lombardia non si muoveva nulla, è stato un colpo difficile da assorbire per chi aveva i propri affetti al di là dal confine con il Mantovano.

LA FIGLIA

È una situazione che ha vissuto anche un’insegnante residente a Bondeno, con i genitori confinati a Felonica, una distanza di pochi chilometri che non è stato possibile percorrere per tre mesi. «I miei sono anziani, 83 anni, non hanno neanche internet, quindi non abbiamo potuto nemmeno fare le videochiamate - racconta la donna - All’inizio del lockdown ero preoccupata perché insistevo che non uscissero di casa ma non c’era nessuno in grado di dar loro una mano. Così ho contattato direttamente gli assistenti sociali di Felonica, che già conoscevano i miei: il paese è piccolo, in questo caso è una fortuna. Così ci hanno pensato loro ad organizzare la spesa, i servizi essenziali a domicilio... Mi sono tranquillizzata, e l’attesa per la riapertura è diventata meno pesante». La donna ha già progettato di andare a trovare i genitori, «ci vado subito a trovarli, questo è sicuro, sono però abbastanza serena perché li ho sentiti sempre e stanno bene di salute». —

stefano Ciervo

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