Medici di base e guardia medica, nel Ferrarese pochi accessi e ben distanziati

Il protocollo per gli ambulatori: per ogni paziente uno spazio di 3,5 metri quadri. I cronici in coda all’arretrato. Test sierologici periodici per tutti gli operatori

FERRARA. Tra i tanti documenti che hanno regolato l’attività sanitaria durante il lockdown e anche dopo, è ora disponibile un protocollo operativo per i medici di famiglia e le guardie mediche. Un testo a cui, spiega la Regione, ci si deve «attenere scrupolosamente». Il testo parte dalla gestione telefonica dei pazienti con febbre, sintomi respiratori e/o altri sintomi correlati: «Dovranno restare a domicilio o, se si sono presentati davanti all’ambulatorio, ritornarvi e contattare telefonicamente il medico».

Rispettare l’orario


A tutti i pazienti che presentano sintomi Covid-19 il medico deve raccomandare «di non accedere negli studi e di non andare al pronto soccorso. La gestione di questi pazienti da parte del medico sarà telefonica, avvalendosi anche della collaborazione del medico Usca (guardie mediche Covid, ndr)». Per i pazienti con sintomi non correlati al Covid è prevista la «misurazione della temperatura corporea all’accesso in ambulatorio preferibilmente mediante termometro ad infrarossi» e ingresso solo «su appuntamento».

Nel caso di visita ambulatoriale al paziente dovrà essere indicato «l’orario della visita con suo rispetto rigoroso»; è vietato inoltre l’accesso «con maschere facciali di qualunque tipologia dotate di valvola». Solo per pazienti non autosufficienti o minori è ammesso l’accesso con accompagnatore. Nelle sale d’attesa le indicazioni regionali prescrivono che ogni persona abbia a disposizione una superficie di 3,5 metri quadri. Le sedie, in ogni caso, devono essere distanziate. Se negli ambulatori non è possibile rispettare il distanziamento minimo «si darà indicazione al paziente di ritornare alla struttura dopo un opportuno intervallo di tempo». La ripetizione di ricette relative alle terapie croniche non deve implicare l’ingresso del paziente nei locali (buchetta esterna, se presente, telefonata, e-mail).

Il certificato per l’assenza dal lavoro legata al rischio Covid è previsto esclusivamente per i lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso del riconoscimento di disabilità (legge 104) e per i lavoratori in possesso di certificazione attestante «una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita».

Quando si fa il tampone

Per i pazienti cronici con Percorsi diagnostico-terapeutici (Pdta) deve essere limitato il ricorso alle indagini funzionali e strumentali solo ai casi strettamente necessari perché «nei prossimi mesi e per gran parte del restante anno 2020 i laboratori e gli ambulatori aziendali saranno soprattutto impegnati ad esaurire» l’arretrato dei mesi scorsi.

I medici che si recheranno in Assistenza Domiciliare «limiteranno gli accessi allo stretto necessario, previo triage telefonico». Stesse regole per l’accesso alle Cra (residenze per anziani). «In presenza di sintomi lievi il medico di base si avvarrà della collaborazione del medico igienista e del medico dell’Usca - dispone il protocollo - Se i sintomi sono gravi si invierà il paziente in pronto soccorso tramite 118».

Tutti gli operatori medici, infermieristici ed amministrativi saranno sottoposti a periodici test sierologici, con successivo tampone in caso di positività. Ai medici, personale infermieristico ed amministrativo delle Medicine di Gruppo venuti in contatto con pazienti affetti da coronavirus sarà effettuato un tampone alla cadenza concordata con il Dipartimento di Sanità pubblica. —

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