Palloncini bianchi in volo e pennarelli colorati per il commiato da Lea

Oltre duecento persone al funerale della ventenne maturanda del liceo Ariosto. Tanti interventi emozionati, poi tutti a scrivere un pensiero di saluto sulla bara

SAN PIETRO IN CASALE (BO). I palloncini bianchi, i pennarelli colorati. Il commiato da Lea Ponara, la ventenne maturanda del liceo classico Ariosto, si è tinto di mille sfumature. Bagnato dalle lacrime, illuminato dai sorrisi, attraversato dai sospiri di chi ha preso la parola e con fatica ha portato a compimento il discorso.

LA FOLLA


Almeno duecento persone, tanti suoi coetanei, si sono date appuntamenti ieri mattina sul sagrato della chiesa santi Pietro e Paolo, arrivate da ogni dove. Tra i volti adulti, anche amici di famiglia ferraresi arrivati da Roma, conoscenze datate sulle spiagge dei Lidi di Comacchio e rinsaldate dal tempo e dalla frequentazione delle figlie, una delegazione del liceo ferrarese e una di Unife, per stringersi a papà Tommaso e mamma Rafaela, al fidanzato Simone e a tutta la famiglia. E poi, amici di ieri e di oggi della ragazza stroncata da un infarto la notte fra venerdì e sabato scorsi, tragica conseguenza di un fisico provato dalla bulimia.

Già una mezzora prima della funzione religiosa l’immenso sagrato si è riempito di tutti quanti avevano cara quella splendida ragazza: ad accoglierli, fra teneri abbracci, occhi gonfi e arrossati, espressioni d’affetto era la zia di Lea.

I CARTONCINI SUI MURI

La facciata della chiesa si era già riempita di striscioni e messaggi, citazioni: “La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda... di accendere la luce”, “E poi ci sono quelli che stanno insieme in un modo tutto loro, dove tempo e persone non importano e non contano, scompaiono ad un tratto dietro uno sguardo, dietro un nome, dietro un sorriso, un passo, un gesto. Un modo radicale, a molti sconosciuto, è quello dei fortunatissimi che si coniugano all’infinito”, “Farò di te uno di quei ricordi a cui vuoi pensare quando ti vuoi ricordare felice”. Ancora, citazioni latine, la poesia di Eugenio Montale “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” e tanto altro, compreso il messaggio delle maestre che hanno avuto a scuola Lea bambina.

DUE ALI DI RAGAZZI

Poi, alle 10.30, ecco formarsi due ali di giovani davanti all’ingresso principale della chiesa: spiccano le divise della Sgs Pallavolo Sangiorgese, poi altri giovani, tutti con palloncini bianchi in mano, lasciati volare in cielo all’arrivo del feretro: lo seguono a piedi i genitori di Lea, il fidanzato, i parenti più stretti.

La bara di legno chiarissimo, non laccata, esce dal carro funebre, sopra viene posto un cuscino di fiori, gerbere e girasoli, ed entra in chiesa. Il feretro viene portato all’altare, la grande chiesa si riempi anche oltre il consentito, eppure tanti restano fuori, con il portone lasciato aperto per rendere anche loro partecipi. Il celebrante, ringraziando i presenti, sancisce subito: «Siamo vicini ai genitori e a Simone, ma le parole contano poco in questi momenti».

PAROLE D’AMORE

Sì, però almeno un po’ di peso lo hanno, anzi, una spinta la danno, per risollevare cuori affranti, stomaci annodati, menti sconvolte. E durante la lunghissima cerimonia amiche e amici di Lea e della sua famiglia ne hanno offerte tante a quei poveri genitori.

Parole di cristiano dolore, che non è disperazione, quelle dell’omelia. Parole d’amore e riconoscenza per Lea, per quanto ha saputo riempire di gioia, di dolcezza, di complicità le loro giovani vite, quelle delle amiche. Parole di vicinanza e di stima per i genitori di Lea, da parte di un amico di famiglia più maturo, che ha riconosciuto a questa famiglia la capacità di mettersi in discussione, di unirsi nella lotta condivisa con la figlia. Parole drammaticamente concrete, quelle di un’altra ragazza, che aveva conosciuto Lea alla Residenza Gruber, dove si curano i disturbi del comportamento alimentare e per la quale era in atto una raccolta fondi: «Ho conosciuto Lea all’inferno, ma sorrideva, sorrideva sempre».

Con il sole alto e il caldo che avvolge e toglie il respiro dietro alle mascherine, il rito funebre, accompagnato dai canti di altri giovani ancora e il suono della chitarra, prosegue nella sua parte liturgica, fino all’ultima benedizione.

MAMMA E PAPÀ

Il feretro viene accompagnato fuori dalla chiesa, fermato al centro del sagrato. Sulla soglia del tempio si fermano Rafaela e Tommaso: una lunga, ininterrotta processione di amici, parenti, persino sconosciuti li raggiunge, ognuno aspettando il proprio momento per un abbraccio, una parola di conforto, un attimo di condivisione dell’incommensurabile peso che si è abbattuto sulle loro vite.

«È venuto un bel buio», dice papà Tommaso a un amico, racchiudendo in una piccola frase tutto lo sconforto che lo pervade, un’immagine tra oscurità e infinito che ne dà la misura. Eppure quei due genitori, messi di fronte alla prova più dura che la vita possa proporre, per un tempo che non pareva finire mai hanno stretto mani, accolto abbracci, condiviso lacrime, rincuorati e rincuorando, specie i più giovani e i più anziani, con una forza e una dignità senza eguali.

SCRITTE COLORATE

Mentre tutto questo accadeva, gli addetti delle onoranze funebri hanno messo a disposizione pennarelli colorati ai tantissimi ragazzi che ancora affollavano il sagrato. E chiunque abbia voluto ne ha preso uno, per scrivere sulla bara di Lea un ultimo pensiero. Quel legno chiarissimo (ecco perché non laccato) si è riempito così d’altro amore, unendosi a questa sfortunata ragazza per sempre. —

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