Corporeno, il terrore arriva all'alba. "Siamo fuggiti sul tetto con i nostri due bambini"

Rapina ai danni di una famiglia, i malviventi messi in fuga dai carabinieri. La testimonianza: "Ho pensato solo di salvare i miei figli di sette mesi e cinque anni"

Terrore a Corporeno: "Siamo fuggiti sul tetto con i nostri due bambini"

CORPORENO. Trovarsi sul tetto di casa alle 6.30 del mattino con in braccio un neonato e un bambino di cinque anni, minacciati da un uomo con un passamontagna che punta una pistola nella loro direzione e un altro che cerca di sfondare la porta di casa. Il terrore ha fatto irruzione sabato all’alba a casa della famiglia Lamborghini, che adesso non riesce a darsi pace.

Uno dei rapinatori, un uomo di 40 anni, è stato subito fermato e arrestato dai carabinieri di Cento mentre l’altro è riuscito a scappare e la vita dei Lamborghini, fatta di una tranquilla quotidianità in una grande casa colonica fuori dal paese di Corporeno, non sarà più la stessa.



Il giorno dopo

Ieri mattina (14 giugno) nel cortile della grande casa i giochi dei bambini, il cancello chiuso così come le finestre del piano terra. Lei 24 anni, piccola e bionda è in casa con la bambina di sette mesi e il maschio di cinque anni. Lui, Marco Lamborghini, di pochi anni più grande di lei è andato in paese a fare la spesa. «Io non ho la forza di uscire da casa – racconta la ragazza –. Ho il terrore di perdere di vista i bambini, preferisco stare qui con loro. Il fatto che ci sia ancora uno di quei due in giro mi toglie il fiato...Erano armati, urlavano, hanno tentato di buttare giù la porta e per cosa? Noi non abbiamo niente qui». A raccontare nei dettagli come sono andate le cose il compagno, rientrato a casa.

Terrore all’alba

«Erano le 6.15 di sabato mattina quando la mia compagna, che con i bimbi piccoli ha il sonno molto leggero, ha sentito dei rumori in cortile – spiega l’uomo –. Non ho ben capito subito, pensavo fosse il camion della spazzatura o qualcuno in strada...mi sono affacciato dalla finestra e ho visto il cancello aperto, un camioncino in cortile e due uomini con il viso coperto ed una pettorina gialla che stavano caricando attrezzi presi dal mio garage. Avevano già caricato il tagliaerba, delle reti per la recinzione e stavano sistemando lo scooter quando ho iniziato a urlare».

E da questo momento in poi si scatena l’imprevedibile. «Pensavo di metterli in fuga e invece ho ottenuto la reazione contraria – va avanti ancora agitato –. Uno ha iniziato ad inveire e a minacciare, con una pistola in una mano e un palanchino nell’altra. L’altro invece si è diretto verso la porta di casa e ha cercato di sfondarla. Per fortuna ci eravamo chiusi dentro, anche con la catena».

Nell’armadietto c’è una scacciacani, «l’ho comprata non so nemmeno io quando e perché, fatto sta che ho aperto il cassetto, l’ho tirata fuori e naturalmente era rotta. Forse meglio così, a mente fredda ho realizzato che sarebbe forse stato peggio vista la furia di quei due».

La richiesta d’aiuto

Marco Lamborghini è rimasto lucido, ha telefonato subito ai carabinieri e intanto ha aperto la botola, ha tirato giù la scala e ha portato tutta la famiglia sul tetto, chiudendosi su.

Dal sottotetto sono saliti fino in cima, sistemandosi sulle tegole. «Dicevo alla mia compagna ed al bambino di fare attenzione, di stare fermi perché era molto pericoloso. Quelli sotto urlavano e noi ci tenevamo stretti stretti...».

Quattro minuti con il cuore in gola e il fiato sospeso. «La nostra salvezza sono stati i carabinieri, arrivati subito. Noi eravamo ancora sul tetto, i ladri appena li hanno visti hanno cercato di scappare». I malviventi si sono messi a correre: uno è andato verso la rotatoria, l’altro invece dalla parte del campo: «Io da su l’ho visto e ho gridato ai militari la direzione. Loro sono corsi subito e lo hanno preso».

Aiutati dai militari, i quattro sono tornati in casa. Il camion era ancora in cortile, con tutta la roba su. «Non smetterò mai di ringraziare i carabinieri, mai. Se siamo sani e salvi è merito loro...sono arrivati subito e lo hanno anche preso quel maledetto. Spero arrivino anche all’altro adesso. Uno è italiano, l’altro ci è sembrato straniero o comunque non aveva l’accento del Nord. Volevano entrare in casa, forse per prendere contanti e oro come se ne avessimo poi. Secondo me hanno controllato per qualche giorno i nostri movimenti e sono arrivati quando ho comprato i rotoli di rete nuova, sei per l’esattezza per un costo di circa 600 euro».

Tutto è cambiato

Madre e padre non dormono più, «nostro figlio di cinque anni non vuole più nemmeno andare in bagno da solo. Purtroppo ha visto tutto, ha vissuto il terrore nei nostri occhi. Io ho pensato solo a loro, ho cercato di mantenere la calma e di fare la cosa giusta. Eravamo a casa nostra, qui stiamo creando la nostra vita, passo dopo passo. Non ci hanno portato via niente, ma ci hanno rubato la serenità e la tranquillità. Hanno portato via a mio figlio i sonni tranquilli ed anche se loro pagheranno, nessuno potrà mai cancellare la paura». —

Annarita Bova

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