Detenuto venne picchiato e spogliato in cella: «È reato di tortura»

Chiesto il rinvio a giudizio per tre agenti di Polizia carceraria. La vittima è Antonio Colopi, in carcere per l’omicidio Tani

FERRARA. Tre agenti di Polizia penitenziaria sono accusati del reato di tortura per aver agito «con crudeltà e violenza grave» nei confronti di un detenuto del carcere di via Arginone. L’udienza preliminare è stata fissata al 9 luglio, di fronte al gup Danilo Russo, dopo il rinvio di quella fissata in pieno lockdown, ci sarà anche un’infermiera accusata di false attestazioni.

La vittima è Antonio Colopi, all’epoca dei fatti, il 30 settembre 2017, detenuto in via Arginone per l’omicidio del cuoco di Migliaro, Ugo Tani (14 anni in abbreviato), e successivamente trasferito a Reggio Emilia. Gli imputati sono Geremia Casullo, 55 anni, Massimo Vertuani, 49 anni, e Pietro Licari, 51 anni, le guardie carcerarie; e Eva Tonini, 39enne, l’infermiera. Secondo la richiesta di rinvio a giudizio firmata dalla pm Isabella Cavallari, in occasione di una perquisizione nella cella d’isolamento, Colopi è stato oggetto di «trattamento inumano e degradante per la dignità della persona», essendo fatto denudare (mutante escluse) e inginocchiare, e in quella posizione percosso; infine lasciato lì in quelle condizioni sino ad essere notato dal medico del carcere durante il giro tra le sezioni.


In particolare, Casullo sarebbe stato il primo ad entrare in contatto con il detenuto, facendogli togliere prima maglia e canottiera, e poi pantaloni, scarpa e calzini; sarebbe stato lui ad inginocchiarlo, ammanettarlo e colpirlo con calci e pugni prima, e poi anche con i ferro di battuta delle cella. A quel punto Colopi avrebbe reagito colpendo il sovrintendente con una testata, rompendogli gli occhiali; Casullo avrebbe continuato a colpirlo fino a rompergli un dente. All’invocazione del Comandante di reparto del carcere, da parte del detenuto, il sovrintendente avrebbe risposto che non c’era nessun altro che lui, minacciandolo anche con un coltello rudimentale. Poi sarebbe intervenuto l’assistente capo Licari, picchiando anche lui il detenuto su tutto il corpo, oltre a ingiuriarlo in vario modo; infine Vertuani, pure lui con botte e la funzione di palo. Casullo e Vertuani sono accusati anche di falso e calunnia per i rapporti redatti sulla vicenda.

Tonini, infermiera del carcere, ha dichiarato che la mattina del 30 settembre aveva visto Colopi, nella sua cella, sbattere la testa contro la porta blindata, ma la circostanza è contraddetta dall’operatore di polizia penitenziaria che l’accompagnava.

Il legale di Casullo e Vertuani, Alberto Bova, si è detto confidente sull’esito del processo «dal momento che gli agenti si sono limitati a difendersi dall’aggressione ingiustificata del detenuto già condannato, tra l’altro, per episodi analoghi». A Colopi venne riconosciuta una prognosi di 15 giorni, refertati anche i due agenti. Convinto che si dimostrerà «l’estraneità dai fatti» di Licari è il legale Giampaolo Remondi. Tonini «ha fatto niente più che il suo dovere, verbalizzando e rilasciando dichiarazioni - dichiara l’avvocato Denis Lovison - Si trova quindi in una situazione kafkiana, che confidiamo il processo chiarirà». —

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