Contenuto riservato agli abbonati

Il processo a Ferrara: «Torture in carcere? Indagine ben fatta»

Il legale del detenuto che accusa tre agenti: potremmo essere parte civile. Le difese: gli agenti furono aggrediti

FERRARA. «Antonio Colopi mi ha chiamato alcuni giorni fa e mi ha affidato l’incarico di rappresentarlo in questo procedimento. Stiamo valutando la costituzione di parte civile. Sappiamo che sarà un processo difficile, non ce lo nascondiamo ma molti processi lo sono. Il lavoro fatto fino ad ora dalla procura però ci ha convinto che il mio assistito è ritenuto una persona credibile e questo non è un dettaglio da poco».

Sarà l’avvocato Paola Benfenati, studio a Bologna, a rappresentare Colopi, attualmente in carcere a Reggio Emilia per l’omicidio dello chef ferrarese Ugo Tani, in un processo che sta già suscitando un fitto dibattito mediatico, con contrapposizioni dure e spigolose. Il 9 luglio però, nell’udienza preliminare che si svolgerà a Ferrara, sul banco degli imputati non ci sarà lui ma tre guardie penitenziarie, Geremia Casullo, 55 anni, Massimo Vertuani, 49 anni, e Pietro Licari, 51 anni, accusate del reato di tortura aggravato dal ruolo esercitato (pubblici ufficiali), compiuto nel carcere di Ferrara il 30 settembre del 2017. Una posizione, ulteriormente appesantita per due di loro (Casullo e Vertuani) da altri addebiti: in particolare, falso e la calunnia.


DIFESE ACCORATE

Assieme ai tre poliziotti l’inchiesta ha indicato un quarto imputato: l’infermiera Eva Tonini, 39 anni, che deve rispondere di falso. Nella richiesta di rinvio a giudizio la pm Isabella Cavallari descrive «un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona»: l’uomo sarebbe stato obbligato a denudarsi (mutande escluse) e a mettersi in ginocchio, poi sarebbe stato ammanettato e percosso. In seguito alla sua reazione (una testata contro Casullo) sarebbe stato colpito riportando la rottura di un dente. Le tre guardie sono rappresentate dagli avvocati Alberto Bova e Giampaolo Remondi; Denis Lovison è stato nominato da Eva Tonini.

Tutti hanno respinto le accuse: Casullo e Vertuani si sarebbero limitati a difendersi contro «l’ennesima aggressione» da parte di Colopi, ha dichiarato Bova, per Remondi in tribunale «si dimostrerà l’estraneità ai fatti di Licari». Per l’avvocato Lovison, «intanto bisogna dimostrare che gli agenti siano colpevoli, e lo ritengo arduo, e poi, se le dichiarazioni della mia assistita siano “pro reo” o se effettivamente siano in buona fede: ha riportato quello che ha visto».

L’avvocato Benfenati ne prende atto ma insiste su un particolare che «probabilmente ha dato forza alla posizione del mio assistito: il fatto che la denuncia l’abbia scritta lui di suo pugno, senza filtri. A me lo ha detto dopo che si era già rivolto alla magistratura e solo pochi giorni fa, ripeto, mi ha nominato suo legale di fiducia in questa vicenda. Gli inquirenti, in particolare la pm Isabella Cavallari, hanno attribuito un valore importante alle sue dichiarazioni, visto che il capo di imputazione ha tenuto conto, nei dettagli, della sua ricostruzione. Devo dare anche atto alla direzione del carcere di aver trattato il caso in modo trasparente, di aver voluto eliminare ogni ombra».

COLLOQUIO A REGGIO

Paola Benfenati ha incontrato Colopi in carcere pochi giorni fa: «Mi ha interpellato in vista dell’udienza preliminare: “Prendiamo una decisione sulla costituzione di parte civile”, mi ha detto. Non ha riportato conseguenze permanenti per l’aggressione (la prognosi per le lesioni fu di 15 giorni, ndr), attualmente sta bene. Dopo la detenzione a Ferrara e i fatti al centro del processo è stato per qualche tempo in carcere in Puglia, poi a Bologna e ora a Reggio Emilia, dove credo abbia trovato un suo equilibrio». –

Gi. Ca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA